Michel Oz, Fighting Roosters
A Roma, negli spazi di ContArt Gallery, aprirà il 20 dicembre Tracce di futuro: la resistenza silenziosa della materia, mostra bipersonale di Titti Faranda e Michel Oz, visitabile fino al 31 dicembre 2025. Un progetto che mette in dialogo due pratiche artistiche differenti ma accomunate dall’urgenza di interrogare il presente a partire da ciò che esso tende a rimuovere. Il punto di contatto tra i due percorsi è la materia, intesa come deposito di storie. In mostra, materiali industriali dismessi, frammenti urbani, superfici segnate dal tempo diventano veicolo di una riflessione più ampia sulla memoria collettiva e sulle forme di resistenza che si annidano negli interstizi della quotidianità.
Nel lavoro di Titti Faranda, l’attenzione al sociale passa attraverso una relazione ravvicinata e quasi empatica con i materiali. Plastica, metallo, tessuti e residui industriali conservano le tracce di una funzione passata, di un ciclo produttivo concluso. L’intervento dell’artista è misurato, improntato alla cura e alla ricomposizione: lo scarto viene trasformato in organismo sensibile, le superfici diventano luoghi di cicatrici e fragilità ma anche di resistenza.
Michel Oz, al contrario, rivolge lo sguardo verso l’esterno, alla pelle della città e alla sua comunicazione visiva. Le sue opere nascono dal prelievo diretto di manifesti urbani, slogan politici e messaggi pubblicitari consumati dal tempo. Attraverso collage e sovrapposizioni, questi frammenti effimeri vengono sottratti al flusso incessante dello spazio pubblico e restituiti come immagini dense, cariche di tensioni e contraddizioni.
Nel dialogo tra le due pratiche, la mostra costruisce un racconto a più voci sulla resistenza della materia. Da un lato, una resistenza silenziosa, intima, dall’altro, una resistenza visiva e urbana, che trattiene e riorganizza le voci di una società sovraesposta e rapidamente consumata. In entrambi i casi, ciò che resta è una traccia di futuro, un indizio, una possibilità di rilettura critica del presente.
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