Categorie: Musei

Il nuovo cinema del Museo Reina Sofía a Madrid è un gioiello del design

di - 10 Novembre 2025

Succede a Madrid, dove il Museo Reina Sofía, il secondo museo più visitato di Spagna dopo il Prado, ha scelto di trasformare il suo vecchio auditorium in un cinema tanto moderno negli accorgimenti tecnologici quanto scenografico nelle forme. Il progetto porta la firma dello studio BACH, fondato da Jaume Bach, oggi affiancato dal figlio Eugeni e da Anna Bach, che si era già occupato del design della sala originaria nel 1987, quando il museo era ancora in fase di definizione.

L’intervento si inserisce nell’edificio Sabatini, cuore settecentesco del complesso, originariamente ospedale madrileno progettato da José de Hermosilla e Francisco Sabatini. Tra le volte e i corridoi dell’antico edificio, il nuovo cinema rivela un equilibrio sorprendente tra memoria e invenzione: gli elementi storici sono stati conservati e reinterpretati con un linguaggio visivo fatto di contrasti e ombre, come in un’inquadratura costruita con la luce.

@ Cortesía de Bach

Lo spazio, lungo e raccolto, è dominato da una volta dipinta in un blu profondo, quasi notturno, che avvolge lo spettatore come un cielo in cui immergersi. A contrasto, il rosso carminio delle poltrone, dei tendaggi e dei dettagli architettonici accende la sala di una tensione cromatica che richiama il linguaggio del cinema stesso e che ci proietta nei colori e nelle atmosfere di David Lynch.

Il risultato è dunque un ambiente denso e teatrale, che dichiara esplicitamente i propri riferimenti: lo Skandia di Erik Gunnar Asplund a Stoccolma e il madrileno Cine Doré, entrambi esempi di un cinema inteso come architettura dell’esperienza. Lo stesso ingresso, una hall rosso fuoco con pavimento in marmo bianco e un grande tendaggio di velluto a chiudere la serliana, accompagna il visitatore in un percorso di progressiva sospensione: dal reale al visionario.

Anche la struttura della sala è stata ripensata nei dettagli. Le 144 sedute hanno ora un’inclinazione diversa, studiata per migliorare la visibilità e rendere l’immersione più naturale, mentre lo scenografico elemento triangolare sospeso — un tempo utilizzato per il riverbero del suono — è stato mantenuto come omaggio al progetto originale, trasformato oggi in un raffinato pannello acustico che nasconde gli altoparlanti.

@ Cortesía de Bach

L’atmosfera, dichiarano gli architetti, vuole evocare i mondi surreali di Luis Buñuel, David Lynch, Pedro Almodóvar e Aki Kaurismäki: un cinema che è spazio mentale prima ancora che fisico, dove l’attesa e l’oscurità diventano parte integrante della visione.

La trasformazione si inserisce nel più ampio programma voluto dal direttore Manuel Segade, alla guida del Reina Sofía dal 2023. Tra le linee del suo mandato, infatti, vi è anche la volontà di ampliare l’orizzonte del museo verso le arti performative, la musica e il cinema, per creare un’istituzione «polifonica, capace di generare un ecosistema e non un’egemonia».

Il ciclo inaugurale, intitolato Cine, año cero. Imágenes de nuestro tiempo e curato da Chema González, direttrice del Dipartimento di Cinema e Nuovi Media, inaugura il nuovo spazio con un programma che va da Goodbye, Dragon Inn di Tsai Ming-Liang a lavori più sperimentali e contaminati.

@ Cortesía de Bach

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