Categorie: Musica

decibel_ascoltàti | Dieb13PureSiewert | Just in case you are bored – So are we (CD, Doc)

di - 21 Maggio 2003

Just in case you are bored è il risultato di una collaborazione di tre musicisti che danno il nome all’album, Dieb 13, Pure e Siewert. L’album esce per l’etichetta dello stesso Pure, la Doc- e contiene due lunghe performance live registrate, rispettivamente, al JazzGallerie Nickelsdorf e al Rhiz, a Vienna, in Austria. Pur facendo uso di piatti, computer e chitarra, il risultato della performance è decisamente sperimentale, essendo il tutto anche determinato dal background tipicamente avant-garde dei tre musicisti coinvolti. La prima performance, Just in case you are bored, si protrae per ben 38 minuti, partendo come una massa sonica informe, per poi, lentamente, delinearsi verso traiettorie più precise, il suono diviene sempre più stratificato, i glitch aumentano, così come i feedback della chitarra, mentre il tutto sembra essere attraversato dal suono drammatico di una sorta di archi digitali; improvvisamente il rumore torna a farla da padrone e sembra nuovamente sprofondare nel caos iniziale, finché un lunghissimo drone non porta a termine il pezzo. Il secondo brano, So are we, decisamente più stringato – dura “solo” 10 minuti- risulta essere di gran lunga più focalizzato, riuscendo a far emergere una linea melodica decisamente evocativa, complice anche la chitarra di Martin Siewert, mentre questa volta il consueto tappeto di “interferenze digitali” rimane più in sottofondo rispetto al brano iniziale. Disco decisamente interessante, non facile, ne consigliamo in ogni caso l’ascolto: è abbastanza facile rimanerne affascinati.

Freeform
Condensed (CD, Nonplace)
Simon Pyke –in arte Freeform – è uno dei musicisti più sottovalutati della scena che risponde al nome di IDM. Sebbene il nostro abbia realizzato diversi album (ricordiamo che ha soli 24 anni) per diverse e prestigiose etichette (Skam, Quatermass, etc.) il successo che avrebbe giustamente meritato non gli ha mai veramente arriso. Probabilmente uno dei motivi potrebbe ricondursi al fatto che Freeform ha tentato più volte di andare oltre certi preconcetti di tale genere, mescolando sonorità prettamente elettroniche con intuizioni ed atmosfere extraoccidentali. A rendergli giustizia ci ha  pensato però un altro musicista “alieno” come Burnt Friedmann il quale, per la sua etichetta Nonplace, ha dato alle stampe questo disco, Condensed: una raccolta di brani già editi da Freeform e mixati, per l’occasione, da Friedmann. La prima traccia che apre questo lavoro, Ect, è permeata da un’atmosfera ambient misticheggiante, una miriade di micro-pulsazioni si fanno strada tra bassi profondissimi ed una ritmica breakbeat mai intrusiva, a tratti quasi jazzata, in poche parole un piccolo capolavoro. Il brano a seguire, Craving for Grey, non è da meno: ritmiche sghembe, suoni melliflui combinati con tutta una serie di frequenze che giocano a rimpiattino tra le casse dello stereo mentre una voce pesantemente processata diviene a sua volta ritmo. In altri brani si possono invece sentire le prima citate influenze di altre culture estranee alla nostra: capita così che in Cautious Persuit le percussioni ricordino tanto il sudamerica , o che Phu Qouc assuma connotati arabeggianti…

link correlati
doc.test.at
nonplace.de

francesco brunotti

decibel – sound art & musica elettronica è un progetto editoriale a cura di marco altavilla

[exibart]

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