Categorie: Musica

decibel_talenti laterali | Il suono e l’arte di Meira Asher

di - 22 Gennaio 2003

Nel primo lavoro Dissected (1995), le esperienze della formazione di Meira Asher (dai seminari di Tablas e canto Dhrupad tenuti in india, ai corsi di percussioni e voce in Ghana, etc) si concretizzano in un disco ricco di pattern ritmici complessi, affascinanti e quasi tutti “naturali”, basati sull’uso di percussioni africane ed indiane. La parte vocale è ossessiva, i temi parlano di “cosmopolitismo mediterraneo” e sono impregnati di sofferenza e disagio. L’attenzione per gli aspetti “collaterali” dell’eterno conflitto Israele-Palestina, tuttavia, elimina subito ogni tentazione retorica.
Il successivo Spears into Hooks (1999) colpisce innanzi tutto per il deciso passaggio all’elettronica: fruscii, interferenze e continue, rovinose frane di infrasuoni al limite del disturbante sostengono da soli la sconquassante potenza della voce, qui al suo apice espressivo.
Meira Asher parla per fatti, rifiuta la metafora ed enuncia la realtà come una cronaca. La sua musica e la sua voce, di conseguenza, non hanno fini estetici o di rielaborazione, ma sono tesi a rendere ogni cosa in modo più chiaro possibile, centrifugando tutto in un mix che può rivelarsi disturbante, ma di sicuro interesse.
Fin dal tour di Spears…, Meira ha sempre elaborato complesse e particolareggiate stage performances piuttosto che semplici concerti; operazioni al limite fra musica ed arti visive , ed il climax di questo atteggiamento multidisciplinare è arrivato proprio con la sua ultima uscita, il concept-album Infantry (2002). Si tratta di un lavoro dedicato al tema degli abusi sull’infanzia in  guerra, al dramma dei bambini soldato ed alle relative ripercussioni fisico-psicologiche. L’album è il suo lavoro più intransigente. Le componenti melodiche scompaiono quasi del tutto lasciando spazio ad una ritmica povera e “cattiva”, che si autoesalta nella ripetizione ossessiva e nell’uso di sonorità al limite dell’ascoltabile. Meira alza ulteriormente il tiro, andando ad i ncidere però un disco che é quasi impossibile ascoltare “davvero”…è il prezzo da pagare per un così massiccio spostamento sul territorio della sound-art.
Il vero valore di Infantry, infatti, si rivela solo dal vivo. La performance che lo accompagna valorizza la fissità e la relativa opacità della componente musicale completandola con complesse sessions di montaggio video live e accompagnando ogni brano ad una azione.
Il dispiegamento di telecamere, microfoni e strumenti a disposizione dei due artisti (il disco e la performance sono realizzati in coppia con Guy Harries ) è impressionante: suoni e immagini prodotte in tempo reale si incrociano in un maxischermo sospeso fra i due artisti, coinvolgendo lo spettatore in un immaginario malato e ostile fatto di teste di cane impalate, boccette di farmaci, garze, orsetti e libri per l’infanzia. Come disco, quest’ultimo, è da considerarsi sicuramente “minore” rispetto a Spears into Hooks, ma l’operazione ha avuto il grande pregio di avvicinare definitivamente questa artista al territorio delle arti visuali: avvicinamento testimoniato anche dalla sua recente partecipazioneallacollettiva“rock>action” organizzata dall’ass.cult. Un’installazione fotografica studiata ad hoc per il brano “girl” le cui elaborazioni digitali di immagini provenienti dalla Liberia (radiografie e foto di materiale medico-chirurgico), raccontano dell’impossibilità di recuperare la propria privacy, del dolore e della rassegnazione di bambini e bambine costretti a “crescere” nel peggiore dei modi possibili. L’estetica è severa, misurata, il bianco e nero rigoroso e l’esposizione delle immagini sotto forma di semplici stampe A4 inchiodate direttamente al muro contribuiscono a comunicare una sensazione di disagio e malessere tutt’altro che fini a se stessi o autocommiserativi.

link correlati
meiraasher.com
miranda.it

marco antonini

discografia
Dissected, CD, 1995, Crammed Rec/Audiglobe
Sida, EP, 1997, SSR rec
Spears into hooks, CD,1999, Crammed rec/Audioglobe
Infantry, CD, (with.Guy Harries), 2002, Sub rosa rec/Audiglobe

[exibart]

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