Titolare e animatore della storica galleria attiva a Lucca dal 1973 al 2018, protagonista della scena dell’arte italiana, Claudio Poleschi è morto oggi, a causa di una malattia. A confermare la notizia, fonti vicine al gallerista. Nel 2021, Poleschi aveva aperto un nuovo spazio a San Marino.
Nato in Toscana, il 17 novembre 1948, tante le mostre realizzate nel corso di una lunga e prolifica carriera, tante le collaborazioni con artisti di diverse generazioni e linguaggi, da Adrian Paci a Santiago Sierra, da Osvaldo Licini a Wael Shawky, da Jannis Kounellis a Gilberto Zorio, da Gian Marco Montesano a Bertozzi & Casoni, che avevano inaugurato la sede di San Marino. E tanti ancora i progetti in corso. Ultimamente Poleschi stava lavorando a un articolato ciclo di mostre dal taglio storiografico, “SM-Art. Sensibilità artistiche dagli anni Novanta”, con il coinvolgimento di spazi istituzionali e con il supporto di un comitato scientifico composto da Fabio Cavallucci, Giacinto Di Pietrantonio e Angela Vettese.
La prossima mostra in programma, a fine settembre, è dedicata a Stefano Arienti, diffusa in tre interventi site specific realizzati alla Galleria Nazionale di San Marino, alle Cisterne di Palazzo Pubblico e alla Ex Galleria Ferroviaria Il Montale. Nella sede della galleria, invece, saranno esposte varie serie di lavori per raccontare gran parte del suo percorso artistico.
Oltre all’attività espositiva, Claudio Poleschi era un attento osservatore dei tempi e, insieme a Maurizio Fontanini e con la collaborazione di Fabio Cavallucci, nel 2019, aveva fondato e lanciato Art Share, piattaforma online per vendere opere d’arte in quota che, negli ultimi anni, si è affermata come una solida realtà in un settore ancora in espansione.
Durante il lockdown, con le gallerie chiuse, non si era perso d’animo. «Non si possono realizzare mostre invitando il collezionista a vedere e scegliere le opere in galleria? E allora si torna alla formula in cui l’opera viene realizzata espressamente per lui e gli arriva bella e pronta direttamente a casa», ci spiegava Poleschi. “Gatta ci cova” era il titolo del progetto di Gian Marco Montesano che la Galleria Poleschi aveva lanciato in quella occasione. L’artista ripartiva da un momento famigliare e si offriva di realizzare un ritratto del padrone con il proprio gatto, a partire da una foto inviata via mail.
«Instancabile, sempre attento a ogni esigenza, quando c’era da sistemare un’opera, lui si ingegnava e lo faceva da solo, era straordinario», ci racconta una fonte a lui vicina, ricordando anche la capacità di intessere rapporti di amicizia sincera e di fiducia con i collezionisti e con gli artisti, che riusciva a far esprimere in tutto il proprio talento. «Chiunque avesse una domanda, lui aveva la risposta». Marito della gallerista Ida Pisani, titolare della Prometeo Gallery, erano molto uniti, compagni – “complici ” – di vita e di lavoro. Strettissimo anche il rapporto, ben oltre l’ambito strettamente professionale, che lo legava a Umberto Bianchi, compagni di tanti viaggi, esperienze, progetti.
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