Categorie: Personaggi

L’equilibrio ordinato della pittura: un ricordo di Guglielmo Aschieri

di - 3 Gennaio 2026

Non posso non esprimere il dolore per la scomparsa di Guglielmo Aschieri. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di condividere con lui momenti molti significativi, onorato dalla sua amicizia fraterna, sempre accompagnata dal calore della sua pittura.

Ricordo la sua prima fase, che lo ha visto protagonista di una pittura colta, oltre che concettualmente limpida. Partendo dalle cosiddette “forme ordinarie” di frutta e ortaggi o, se si vuole, da ciò che scolasticamente si definisce natura morta, Guglielmo ha sviluppato la sua particolare visione mostrandoci sin dall’inizio quanto fosse addentro alle dinamiche della pittura: il suo rapporto con il passato, i suoi aspetti costruttivi e compositivi.

Guglielmo Aschieri

Parafrasando Paul Cèzanne, potrei dire che Aschieri era lontano dalla “letteratura”. L’opera – affermava il pittore della Saint Victoire – deve reggersi sulle sue gambe: nessuna stampella, chiacchiera o racconto extra a sostegno, bensì – come quella di Aschieri – basata su un sottile e sapiente equilibrio formale e cromatico. Una investigazione sul linguaggio, sì, ma mai fine a se stessa, sempre al servizio della creazione dell’armonia, non diversamente dalla musica. In questo senso Guglielmo era un classico.

Corrado Levi ne aveva intuito le grandi potenzialità invitandolo nel 1986 alla mostra Il Cangiante svoltasi al PAC di Milano. Lo stesso Edoardo Di Mauro, ancor prima, presentò i suoi lavori ai tempi della mitica galleria VSV, in via Po a Torino e successivamente in altre esposizioni. Pasquale Leccese e poi Monika Sprüth nella galleria di Colonia ne sottolinearono la dimensione internazionale. Un curriculum importante quello di Aschieri, artista dalla personalità schiva, appartata, lontano dalle ribalte. Persona concreta, generosa, aperta.

Guglielmo Aschieri., Pittura a olio su lamiera

Un mio ricordo va al 1993, in viaggio verso Ancona per partecipare a Rentrèe curata da Renato Barilli. Discutendo con Clara Bonfiglio e Maurizio Arcangeli – anch’essi invitati – proposi di creare un’associazione di artisti interessati alla richiesta, nella forma del comodato gratuito di immobili dismessi, da proporre al Comune di Milano. Sapevo che tutti avevamo necessità di spazi adeguati per la nostra attività artistica. Così nacque ZEROMETRIQUADRI, nome coniato da Paolo Sandano. Guglielmo Aschieri ne fu un valido sostenitore, insieme agli stessi Arcangeli e Bonfiglio, Alessandro Traina, Paolo Sandano, Umberto Cavenago, Lorenzo Gatti, Nazareno Guglielmi. Appoggiarono l’iniziativa moltissimi altri artisti, tra cui anche Luciano Fabro, Paolo Rosa. Innumerevoli incontri in via Savona 59 a Milano, nello studio di Clara, e anche negli spazi noprofit di Viafarini di Patrizia Brusarosco.

Fu un momento di forte coesione. L’idea ispiratrice, sostenuta poi da un elaboratissimo statuto, consisteva non soltanto nel soddisfare le singole esigenze personali (studio-stoccaggio ecc.) quanto quello di creare sinergie, mettendo a disposizione volontà, proprie forze, in vista della costruzione di un tessuto culturale sul modello aggregativo di molte città europee.

Per mancanza di volontà politica, il Comune di Milano – perdendo una grande occasione – non accolse le richieste di Zerometriquadri, di cui Guglielmo e io ci facemmo portavoce nell’incontro con i responsabili del Comune.

Con Guglielmo Aschieri continuai a vedermi con assiduità nei nostri incontri seminariali di Milano e Riva del Garda, incentrati sui testi di Carla Benedetti e il suo Pasolini contro Calvino, Petrolio dello stesso Pasolini e altri testi che aprivano animate discussioni.

Sensibile lettore di autori, sia essi scrittori o artisti, è stato altresì attento osservatore degli eventi sociali; in particolare nei confronti delle condizioni degli extracomunitari, divenuti poi soggetti delle sue ultime opere che hanno aperto un nuovo ciclo nella sua ricerca. Eugenio Mangano, gallerista di Cremona, ne custodisce molte opere.

Guglielmo Aschieri, Progetto generico

«Guglielmo aveva questa vocazione artistica molto alta, ha fatto lavori molto belli, per i quali aveva guadagnato la visibilità e il rispetto dovuti proprio alla sua competenza e al suo talento; all’impegno di fare apprendere gli altri univa la bravura di eseguire quadri originali, frutto della sua fantasia e di tanta abilità. Per tutti noi è una perdita molto grave», ha dichiarato, al quotidiano La Provincia di Cremona, Sergio Cofferati, ex segretario nazionale della Cgil ed ex sindaco di Bologna, nonché cugino di Aschieri.

Come era sua consuetudine, Guglielmo non amava parlare di sé. Si è spento a 70 anni, dopo una dura ma breve malattia.

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