Quale la mission della vostra
attività?
Credo che con il tempo la nostra
collezione si sia storicizzata, e riguardi tanto l’oggi quanto il domani. Non
ha senso solo comprare e accumulare, come fanno molti. Oggi gli artisti sono
più interessati al processo che al prodotto finale, più ad appropriarsi e
rielaborare che a essere originali a tutti i costi. In fondo, siamo tutti
immersi nell’era del consumo e dell’utilizzo di immagini digitali. Noi vogliamo
esser pronti a documentare e catturare cosa succede.
privato con tanto di programmazione, biglietto d’ingresso, curatori e direttore?
Assolutamente no. Niente nome sulla facciata o
insegne, ma un billboard d’artista che cambierà nel tempo. Il primo è quello di
Felix Gonzalez-Torres, poi ruoteremo. E niente mostre: ce ne sono fin troppe in
giro! Invece stiamo pensando a un laboratorio di ricerca con una biblioteca ben
fornita che integri quella che abbiamo a casa. Così gli studenti potranno
accedere a entrambe. Ce n’è molto bisogno a Miami, dove purtroppo c’è solo una
biblioteca, quella della Rubell Collection. Qui i musei sono tutti nuovi e non
hanno queste risorse, e la biblioteca pubblica non ha nulla di contemporaneo. E
poi non mancheranno riviste d’arte contemporanea, fonte di informazioni
preziose, ma i cui abbonamenti, specie per gli studenti, risultano costosi.
Saranno circa 3mila metri quadrati, su tre piani, tutto nuovo di zecca.
Come la vostra casa, anche
questo è uno spazio creato per esser vissuto…
Sì, e sono molto ambiziosa a
riguardo. Non so quanto si materializzerà, anche perché non lavoro con tanto
personale, e cerco di sfruttare al massimo le risorse finanziarie, senza
sprecare nulla. Vogliamo soprattutto sostenere gli studenti e aiutarli a
conoscere e viaggiare. Almeno un 75% di questi ragazzi non ha mai messo il naso
fuori Miami. Anche il Moore Space aveva un residency program con cui mandavamo
giovani artisti a Berlino, Lione, Parigi, New York. Oggi se non si viaggia si è
perduti! Ad esempio, quando doniamo delle somme ai musei, chiediamo che vengano
destinate in primis ai viaggi dei curatori.
E la collezione? Com’è nata?
Come si sviluppa? Con quali criteri si fanno gli acquisti? Sono tutte
informazioni che troverete sul prossimo Exibart.onpaper. Insieme a qualche
riflessione sulla chiusura del Moore Space. Sì perché – oramai ci siete
abituati – questo è solo un assaggio d’una intervista ben più ampia. Tutta da
leggere davanti al camino, magari dopo esser tornati da Miami.
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a cura di micaela
giovannotti
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