Lunga vita al marmo!

di - 18 Luglio 2014

Ideata dagli architetti Paolo Armenise e Silvia Nerbi (quest’anno con la direzione artistica di Luciano Massari), Carrara Marble Weeks (fino al 3 agosto) sceglie come protagonista la città. Soggetto d’arte, di architettura, di design, Carrara mostra nella sua naturale multidisciplinarietà il senso fluido e permeabile delle pratiche artistiche e delle arti applicate innanzi tutto a se stessa. Esempio di ciò che la cultura del marmo ha saputo fare nel corso dei secoli, è prevalentemente della città ottocentesca che Marble Weeks si nutre invadendone gli spazi, i laboratori, i palazzi signorili, le sedi istituzionali, gli atelier prestigiosi. A Carrara quasi ogni cosa è fatta di marmo, poiché tutto qui trae da esso la sua origine.
La non facile vita contemporanea del marmo, tra ere postmonumentali e globalizzazione, da una decina d’anni ha cambiato rotta. Grazie alle nuove tecniche di modellazione digitale e taglio, il marmo è riapparso nella progettazione artistica, in particolare nel design. «Il design è design se comunica conoscenza», diceva Enzo Mari, la conoscenza delle cose e quella delle idee. Con queste premesse Paolo Ulian, noto per i suoi lavori di design “etico”, in collaborazione con Moreno Ratti, giovane designer carrarese, partendo dalla forma base della mattonella o marmetta, trasformano un materiale di seconda mano, povero e di basso costo, in curiosi oggetti quotidiani. 40×40 l’allestimento presentato nei Laboratori Corsi, è dedicato a questa scoperta: come trarre da un piano bidimensionale un oggetto tridimensionale. Gioco, invenzione, curiosità. La marmetta tagliata (con tecnica waterjet) e combinata, dà vita ad un oggetto di utilizzo comune come una lampada, una fruttiera, uno sgabello. Incidendo sulla forma si incide anche sulla materia, così il marmo si trasforma in un materiale semplice e funzionale. Luoghi di marmo senza marmo.

Nello spazio accanto, al Garage Corsi, l’allestimento di Eliana Lorena, designer di fama internazionale, propone una riflessione sulle trasformazioni dei materiali utilizzati nel proprio lavoro. Eliana Lorena si è da sempre occupata di colore e superfici, combinazioni tra luce e materia inventando processi creativi in cui i concetti di porosità e inclusione diventano un metodo. Con Osmosi, ci racconta una storia vista attraverso il proprio archivio, steso su una lunga tavola dove sono intessute complesse vicende cromatiche e formali. Eliana Lorena studia la chimica, le polveri, i metalli, il suo lavoro è entrare dentro i materiali, modificarne la percezione: il colore, tra cangianza e pigmentazioni. Trasforma gli oggetti, stimola il desiderio, crea un immaginario.

Dalla materia intesa come chimica, alla materia intesa come scienza. Nel lavoro di Loris Cecchini presentato al Centro Arti Plastiche, la materia non è più solo una condizione, diventa progettazione e architettura: Bushwalking è un trekking spaziale nel giardino delle forme infinite. Ipotizzando un’arte che interpreti la scienza, la materia che Cecchini trasforma ha origine dalla tecnologia e dal mondo organico, una trappola mimetica in cui i sensi sono catturati in strutture matematiche e frattali. Le sculture diventano membrane ed escrescenze, fluide o ramificate, funghi di feltro escono dalla parete come dal tronco di un albero. L’allestimento è la messa in scena di un paesaggio digitale riprodotto secondo le formule della natura stessa, attraverso materiali che sognano l’organico simulandone degli effetti, come la “gomma”di marmo (primo lavoro dell’artista con questo materiale), dono informe della storia alla materia.

Pochi metri accanto, Massimo Siragusa espone la sua prima serie fotografica su Carrara e le sue cave. Lo spazio del marmo. Viaggio nei luoghi di Michelangelo è un lavoro di documentazione e confronto con il territorio guardando il marmo come materia architettonica e geologica. Nella ripresa della città e dei bacini, Siragusa fa esperienza dei luoghi come rapporti di distanze e di dimensioni; il centro storico stretto nelle sue vie e le cave, gigantesche nelle grandezze, emergono in immagini piene in cui l’architettura diventa decoro e grafica e il marmo una trama della materia. Michelangelo è la guida immaginaria di una geografia della storia e della cultura del luogo che Siragusa osserva come uno spettatore che giudica gli attori dal vuoto lasciato sul palco. Il lascito è la scena sgombra del quotidiano, dove non c’è paesaggio ma solo un territorio in continua trasformazione. È questa l’eccezionalità antropica che l’attività estrattiva produce, cambiamenti costanti delle forme e delle dimensioni dei luoghi e della materia, ogni immagine è solo un frammento di una sequenza la cui storia è sempre a venire.

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