Francesco Petrone, Se queste parole potessero parlare
Il respiro, prima e ultima manifestazione della vita. E, tra questi due estremi, infinite storie da raccontare. Questa la traccia seguita da Se queste parole potessero parlare, progetto di Francesco Petrone che sarà presentato al Piccolo Museo del Diario di Pieve Santo Stefano, il 20 settembre. Sostenuto dal PAC2024 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla DG – Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, il progetto è a cura di Chiara Guidoni, in collaborazione con l’Archivio Diaristico Nazionale, e si sviluppa intrecciando ricerca storica e scavo interiore, il soggettivo e il condiviso, memorie intime e vicende di altre persone, a partire da un momento privato, drammatico e intenso, attraversato dall’artista stesso: l’osservazione degli ultimi istanti di vita della madre, in grado di respirare attraverso una maschera CPAP.
«Fin quando il vetro si appanna, lei è viva», è stata la riflessione di Petrone, la cui ricerca spesso ha affrontato i temi della conservazione e della narrazione delle storie delle persone. Da lì la volontà di “fermare” quel respiro su vetro, quasi fosse una prova di immortalità.
Delle oltre 10mila testimonianze conservate presso l’Archivio, Francesco Petrone ne ha selezionate 41, dal Settecento ai giorni nostri, tante quante gli anni di attività dell’istituzione: queste parole andranno a imprimersi indelebilmente su una scultura che richiama una porta in vetro dell’altezza di tre metri, simbolo di apertura ma anche di un varco con il quale interagire, per immedesimarsi in una posizione di ascolto e comprensione delle testimonianze delle persone comuni che hanno scelto di raccontare la propria vita.
Una struttura in legno costituisce l’ossatura della porta leggera, i cui contorni puliti ed eleganti sono disegnati dal vetro. Una forma slanciata che culmina con un’ogiva, a ricordare sia i portali, sia le finestre delle grandi cattedrali, suggerendo la sacralità accostata al quotidiano e alla memoria.
Tra i grandi vetri dell’opera – sei nell’altezza della porta, tre su ciascuna anta, oltre ai quattro gradini che a coppie delimitano l’opera sui due fronti – si scandirà una mappa ideale dell’esperienza umana attraverso le testimonianze conservate. Ad aprire il percorso, la testimonianza del fondatore dell’Archivio, Saverio Tutino, mentre la chiusura è affidata alle parole della madre dell’artista, provenienti da diario degli ultimi mesi della sua malattia, da cui l’artista ha tratto ispirazione per la sua indagine sulla memoria e sulle vite degli altri.
«Frasi, disegni, annotazioni, un campionario di emozioni, ma anche racconti oggettivi di esistenze che per la loro normalità diventano straordinarie: un lavoro al cesello di costruzione e decostruzione, fatto a partire da una residenza in Archivio, attraverso la quale è stato possibile per l’artista entrare in empatia profonda con l’universo di voci», spiegano gli organizzatori. «Da lì nasce la consapevolezza che la vita di uno è importante come la vita di tutti, che le storie si possono mescolare negli anni e nei continenti. L’artista ha deciso di unirle con un gesto semplice e universale, quasi infantile e perciò potente, quello dello scrivere sul vetro appannato, reso dall’artista indelebile, andando a costituire un diario dei diari, trasparente e leggero, aperto a tutti».
Durante l’inaugurazione verranno presentati al pubblico un documentario sul progetto, per la regia di Roberto Orazi, e un libro sulla genesi del progetto e sulla sua realizzazione, edito da Aguaplano Libri.
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