Categorie: roma

fino al 30.I.2010 | Alban Hajdinaj | Roma, Galleria Traghetto

di - 22 Gennaio 2010
Probabilmente
Alban Hajdinaj (Tirana,
1974) non sarebbe mai stato sfiorato dall’idea di voltare i quadri della Galleria
Nazionale delle Arti di Tirana – pratica evidentemente interdetta al pubblico –
se non vi avesse trascorso alcuni mesi, nel corso del 2008, occupandosi di un
progetto di ricerca all’interno dell’archivio. Si sa, fonti preziose – gli
archivi – di materiali sorprendenti e, spesso, del tutto inesplorati.
Per
lui si è trattato di metter mano anche a vecchie schedature di opere d’arte,
corredate da fotografie fronte/retro: una raccolta riservata ad artisti locali,
concentrata prevalentemente tra fine Ottocento e prima metà del Novecento. “È stato allora che ho capito che l’immagine aveva
una sua autonomia, da entrambe le parti
”, spiega Hajdinaj.
Sta allo spettatore scegliere quale delle due preferire”.
Back
Side Collection
è il titolo della
serie che dà il nome a questo lavoro fotografico, ma anche alla sua prima
personale romana alla Galleria
Traghetto, una selezione della mostra organizzata la scorsa
estate dalla Galleria Contemporaneo di Mestre e inserita fra gli eventi collaterali
della 53. Biennale di Venezia.
A
diventare soggetto, quindi, è il retro delle opere, che reca tracce di
ripensamenti, ritagli di giornale, numeri d’inventario, ceralacca dei sigilli,
frammenti di spago. E, naturalmente, le etichette rettangolari della Galleria
di Tirana, in cui sono meticolosamente riportate misure, autore, titolo
dell’opera, ma mai l’anno!
Per
Hajdinaj la cosa più
affascinante è stata scoprire momenti creativi in cui i pittori – spesso accademici
– hanno rivelato maggior libertà espressiva, spaziando in visioni puramente
astratte e minimaliste, addirittura più interessanti dei soggetti raffigurati
sul lato anteriore dei loro quadri.

Non
manca certo l’ironia, nel lavoro dell’albanese, anche quando si tratta di
progetti completamente differenti, come la serie di disegni dei loghi
commerciali su supporti preesistenti (esemplificativa la scatola di cartone
delle scarpe con il felino che salta), in cui il ribaltamento sta nella
riappropriazione dell’icona diventata marchio. Che, in questo modo, viene
liberata dalla valenza comunicativo-pubblicitaria.
In
mostra anche l’opera video concepita come dittico, Alisa
and Sarah
(2007) e Alisa and Sarah,
Garden
(2006), in cui Hajdinaj
si pone come osservatore di due scene che coinvolgono le stesse bambine: una
all’interno delle mura domestiche, l’altra sull’altalena in giardino. Nel primo
video, Alisa e Sarah sfogliano una rivista di culturisti e “wonder woman”
internazionali. “Ti piace?”, “No. Lo
so che lo odi
”, “Chi è il tuo
preferito?
”… Domande nel gioco che, alla
fine, porteranno le stesse protagoniste a immedesimarsi nei soggetti ritratti.

Analogamente, nell’altro video sono recitate le prime strofe del
Corano, ma potrebbero essere una preghiera rivolta a un qualsiasi dio, uno
scioglilingua o, comunque, una filastrocca. Una ripetizione mnemonica che,
mettendo in secondo piano il contenuto, focalizza la sonorità infantile.

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Hajdinaj a Mestre

manuela
de leonardis

mostra
visitata il 9 dicembre 2009


dal
10 dicembre 2009 al 30 gennaio 2010
Alban
Hajdinaj –
Back Side
Collection

a cura di Riccardo Caldura e Daniele Capra
Galleria Traghetto
Via Reggio Emilia, 25 (zona Porta Pia) – 00198 Roma
Orario: da martedì a sabato ore 14.30-19.30 o su appuntamento
Ingresso libero
Catalogo disponibile
Info: tel./fax +39 0644291074; roma@galleriatraghetto.it;
www.galleriatraghetto.it

[exibart]


Nata a Roma nel 1966, è storica e critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Con Postcart ha pubblicato A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011), A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (2013); A tu per tu – Fotografi a confronto – Vol. IV (2017); Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (2013), progetto a sostegno di Bait al Karama Women Center, Nablus (Palestina). E’ autrice anche Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (ali&no, 2015) e Isernia. L’altra memoria – Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano” (Volturnia, 2017).

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