Banksy è tornato, come è nel suo stile: senza preavviso, senza coordinate. Dopo sei mesi di silenzio, l’artista più sfuggente e ipermediatizzato della Street art ha rotto il suo – ennesimo – digiuno pubblicando su Instagram una nuova opera. Nessuna didascalia, nessuna geolocalizzazione. Solo un’immagine: un paletto stradale, anonimo arredo urbano dai toni ostativi, proietta un’ombra – o meglio, l’ombra è il faro – disegnata a stencil su una parete. Sopra, una scritta: «I want to be what you saw in me».
Un invito, un lamento, una confessione? I fan si interrogano. I critici si spaccano. Alcuni scommettono sulla Francia, forse Marsiglia, come luogo dell’intervento. Ma più che il posizionamento, è l’ambiguità semantica del gesto a catalizzare l’attenzione.
Rispetto alle consuete invettive socio-politiche sempre piuttosto esplicite dell’artista di Bristol, dai bambini che respirano plastica bruciata ai topi che giocano con i simboli del potere, qui il tono si fa intimo. Eppure, l’estetica rimane fedele al repertorio banksyano: uso sapiente dello stencil, dialogo con l’ambiente urbano, rivoluzione poetica del banale. Ma il messaggio sembra suonare come una massima da diario adolescenziale.
Questa ambiguità alimenta le interpretazioni. È un’allegoria dell’isolamento contemporaneo, in una società dove anche la segnaletica stradale sembra più umana degli umani? O un commento sul desiderio di essere visti, riconosciuti, riflessi nello sguardo dell’altro? Oppure, ancora, un monito sulla fragilità della nostra capacità di interpretare la realtà e sul rischio di confondere ciò che vediamo con ciò che vogliamo vedere? Alcuni hanno interpretato l’opera come una riflessione proprio sul controllo: dell’immagine, del messaggio, del pubblico.
Il faro, nel suo simbolismo archetipico, ci parla di guida, speranza ma anche di solitudine e soggettività. La sua ombra, fusa a un oggetto quotidiano, incarna una poetica già nota in Banksy: tutto può diventare significativo, se guardato con uno sguardo laterale.
Il nuovo murale arriva cinque mesi dopo Mother and Child, un’opera del dicembre 2024 che reinterpretava la classica Madonna col Bambino in chiave contemporanea, e segue la campagna Beastly London, nove giorni di murales a tema “bestiale” sparsi per la capitale inglese, con elefanti a Chelsea e rinoceronti a Walthamstow. Interventi ironici, teatrali, caricaturali. Qui, invece, tutto si ritira in un silenzio meditativo.
Nel frattempo, il mercato dell’arte non ha smesso di battere cassa: quest’anno il frontman dei Blink-182, Mark Hoppus, ha venduto un Banksy per 5,2 milioni di euro. E resta imbattuto il record stabilito nel 2021 da Love is in the Bin, l’opera semi-distrutta durante l’asta da Sotheby’s, che ha raggiunto 18,6 milioni di sterline (27 milioni di euro odierni).
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