Walker Evans (1903 -1975) e il dettaglio. Potrebbe essere questa una delle numerose chiavi di lettura della mostra. Il particolare assume per l’autore un’importanza sostanziale, quasi ossessiva, nello studio dello scatto fotografico e di conseguenza nella lettura dell’immagine. L’artista considera i negativi originali risorsa di dati da evidenziare e di caratteristiche fondamentali da mettere in luce, per proporzionarli ad una dialettica contestuale e storica. Spesso infatti Evans “elabora” le proprie immagini ritagliandole o ingrandendole, raggiungendo risultati sorprendenti. Nel raccontare la grande depressione americana degli anni Trenta l’artista ci fa vagare fra le rovine di un Paese saccheggiato dalla miseria che si esprime nella povertà delle cose dell’interno di bottega di barbiere o nelle facce sofferenti della Famiglia del mezzadro e della moglie del fittavolo. Lo stile asciutto e senza compromessi evidenzia un gap incolmabile di una società alle prese con una crisi economica spaventosa, ma incapace di rinunciare al sogno consumistico. Sopravvivono manifesti pubblicitari di prodotti cult come la Coca Cola e Silas Green Show nelle squallide periferie dell’Alabama, della Pennsylvania e del Mississipi. Dal 1935 l’artista viaggia ininterrottamente attraverso gli stati del Sud per la Farm Security Administration per monitorare come fotografo le condizioni di vita rurale e delle periferie urbane. I sui servizi fotografici dovevano essere di sostegno alla politica di rilancio economico promossa dall’allora presidente Franklin Delano Roosvelt. Ma la sua fu una narrazione impietosa. Profondamente coinvolto dalla miserevole vita dei contadini e del popolo nero americano, Evans descrive paesaggi senza speranza. Cimiteri come simboli di morte sociale in primo piano su ciminiere dalle quali non esce più nessun filo di fumo. L’industria langue e la fine sembra sempre più pressante. Non erano certo immagini che facevano il gioco della FSA, che difatti interruppe la collaborazione con l’artista appena possibile.
La mostra è un excursus attraverso più di cento fotografie che testimonia anche la trasformazione del processo di stampa di buona parte del secolo scorso. Dalla tradizionale emulsione ai sali d’argento alla fotoincisione, alla stampa litografica e rilievografia, fino alla rielaborazione digitale al nerofumo. Poche le stampe originali di Evans. Egli apportava ritocchi che andavano oltre la camera oscura, rettificava ed adottava ogni mezzo tecnologico a disposizione. Rimodella l’immagine originale e, nonostante la critica purista, crea veri e propri capolavori.
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daniela cresti
mostra visitata il 20 gennaio 2007
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