Con l’antologica “Alla ricerca del segno perduto” allestita nelle sale della Galleria Giraldi di Livorno, il curatore Sandro Barbagallo porta in primo piano il tema della ricerca pittorica di Simona Weller con risvolti singolari. Innanzitutto la presenza dei vasi di ceramica, collocati all’ingresso e nella sezione conclusiva della esposizione, introduce la personalità multiforme dell’artista, mentre il felice accenno al mondo surreale e naturalistico riassume efficacemente, nei primi lavori maturi, gli esordi accreditati dalla critica.
Negli anni ’70 l’artista riparte da zero riscoprendo la possibilità di gremire un quadro di segni e parole oltre che di colori. Ben presto le lavagne ed i quaderni per bambini divengono i suoi trompe l’oeil, come nel caso di “Torna un campo di grano” (1972) esposto alla X Quadriennale, un omaggio indiretto alla morte di Van Gogh rivelato dall’emblematica data “Auvers, 9 luglio 1890”. A queste opere si alternano grandi tele colorate in cui una parola tracciata all’infinito si stratifica per formare una trama o una tessitura ottenendo, su una struttura piatta, uno straordinario effetto di profondità se si osserva il quadro da lontano.
Silvia Fierabracci
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