Daniel González, Golden Gate, Ph M. Albergati
Lo spazio del lutto individuale come luogo di bellezza condivisa: questo il processo di trasformazione e di connessione messo in atto da Contemporary Locus per il nuovo intervento di rigenerazione urbana e arte pubblica pensato per il Cimitero Monumentale di Bergamo che, attraverso le opere di Daniel Gonzalez e del duo Antonello Ghezzi, diventa il teatro di un esperimento poetico e civile. Il progetto, inaugurato in concomitanza con le giornate della Commemorazione dei Santi e dei Defunti, nasce «Dal bisogno di cura e connessione, particolarmente sentito a Bergamo dopo le ferite del Covid», come ha spiegato la curatrice Paola Tognon.
In questa occasione, dunque, l’artista argentino Daniel González ha presentato Golden Gate, installazione che ridefinisce l’immagine stessa del cimitero progettato da Ernesto Pirovano tra il 1896 e il 1913, interpretandone la facciata come un portale di luce vibrante tra materia e trascendenza. Monumentale eppure fragile, Golden Gate ha le sembianze di una scenografia barocca in mylar, il materiale dorato e argentato delle coperte isotermiche, già usato dall’artista in vari suoi interventi, occupa i dieci grandi porticati laterali al famedio centrale. 1.280 metri lineari di tessuto cuciti, intrecciati e annodati a mano dall’artista insieme a un gruppo di giovani, in un lungo processo corale che unisce gesto artigianale, dimensione comunitaria e riflessione sulla cura.
La superficie, riflettente e mutevole, si anima con la luce del giorno e con il vento che scende dalle Prealpi Orobie: oro sul lato della città dei vivi, argento su quello della città dei morti. È il vento, scrive González, a decidere «Quale sarà l’ingresso o l’uscita da una città all’altra», dissolvendo i limiti tra mondi e restituendo fluidità a un luogo che spesso si percepisce come chiuso.
L’artista, che da anni indaga la dimensione antropologica della celebrazione come pratica collettiva e spazio di libertà, porta al Cimitero Monumentale un rito di passaggio: una soglia simbolica che celebra la continuità tra visibile e invisibile, memoria e presente.
«Golden Gate è un portale di celebrazione e di cura, un’opera che si trova nei city limits tra due città: la pietra della memoria e la spiritualità. Il materiale stesso parla di protezione e di rinascita», afferma González.
In dialogo con l’intervento di González, il duo Antonello Ghezzi (Nadia Antonello e Paolo Ghezzi) presenta Shooting Stars, un’installazione luminosa che collega la facciata del cimitero al cielo, grazie ai segnali in tempo reale provenienti dal radiotelescopio Croce del Nord dell’Istituto Italiano di Astrofisica. Ogni meteora rilevata accende una linea di luce, permettendo a chi passa di “vedere” una stella cadente e di esprimere un desiderio: un gesto semplice, ma capace di restituire al luogo una dimensione di speranza.
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