Gormley e Fontana: lanci “spaziali” a Venezia

di - 23 Agosto 2022

A Venezia, tra le imperdibili mostre collaterali alla Biennale 2022, è sorprendente un inedito e serrato, minimale, confronto tra il padre dello Spazialismo Lucio Fontana (1899-1968) e lo scultore inglese Antony Gormley (1950), ospitata nel Negozio Olivetti, gestito dal FAI –Fondo Ambiente Italiano- in piazza San Marco 101, gioiello architettonico progettato nel 1958 da Carlo Scarpa, già opera d’arte di per sé. L’idea di un dialogo possibile tra artisti così diversi è del curatore Luca Massimo Barbero, consulente della Fondazione Fontana, rivela come visionarietà e rigore possono coesistere in un ambiente che va oltre l’architettura, “scolpito” com’è nello spazio da aperture vetrate, con il marmo di Aurisina, teak africano, stucchi, acqua e metalli; materiali capaci di catturare la luce.
La mostra “Lucio Fontana /Antony Gormley”, promossa da Associazione Arte Continua APS in collaborazione con Fondazione Lucio Fontana, FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano-B17 e Galleria Continua in questo spazio assume significati rigenerativi; infatti basta uno sguardo attento per cogliere tra i preziosi studi su carta e le sculture dei due artisti un non so che di vibrante e vitale.

LUVeduta dell’installazione. Lucio Fontana / Antony Gormley, Negozio Olivetti, Venezia, 2022. Foto: Ela Bialkowska, OKNO STUDIO

Di Fontana, tra i protagonisti dell’arte contemporanea abbiamo visto tutto, nel negozio Olivetti si espongono una selezione di disegni realizzati tra il 1947 e il 1968 a fianco di opere grafiche e sculture di Gormley dagli anni ’80 al 2022, ma in questo scrigno di luce naturale e artificiale tutto sembra diverso; qui la linea si fa disegno progettuale di nuove visioni, dove tutto è leggero, equilibrato tra presenze e assenze di segni che abitano lo spazio in cui le idee si trasformano in forme concrete, suggerendo tridimensionalità sottese.
Di Gormley nel 2010 Barbero curò una mostra al Macro di Roma, e, probabilmente non ha più scordato l’incanto dei suoi carboncini su carta di mais e i blocchi da disegno in cui si individuano forme che poi sono diventate le sculture che hanno reso famoso lo scultore britannico. La mostra indaga “corpo, vuoto, cosmo”, come indica Barbero, nelle opere dei due artisti, uniti da una sottesa tensione segnica che sembrano in linea con i contrappunti formali tra spazi vuoti e pieni del luogo. In particolare di Gormley Model Model II (2022) ci appare un prolungamento dell’architettura scarpiana, e invitano l’osservatore a ripensare, oltre la materia i suoi lavori.

LUVeduta dell’installazione. Lucio Fontana / Antony Gormley, Negozio Olivetti, Venezia, 2022. Foto: Ela Bialkowska, OKNO STUDIO

Il disegno è la base del processo creativo di artisti di ieri e di oggi, questi in mostra non sono solo schizzi preparatori per sculture, ma parte integrante dello spazio. I due artisti nelle reciproche differenze, partono da segni minimali, riconoscibili e inscenano la genesi dell’opera che in scultura parte dalla ricerca sulla massa e sul volume per librarsi dalla materia nello spazio, attraverso il disegno. Spontaneità e immediatezza di Gormley “parlano” con i concetti spaziali di Fontana, nel silenzio dell’architettura di Scapa. Il disegno va oltre il “corpo” della materia, sgorga fluido sulla carta come l’acqua per definire movimenti, gesti , grafismi belli di per sé a prescindere dalle sculture. Lo scultore inglese incentra la sua ricerca sul copro umano, inteso esso stesso come spazio, con gli altri esseri umani e il cosmo, come processo d’indagine in contrapposizione tra presenza e assenza, massa e vuoto, stasi e movimento, fra spazio immaginato e reale.

LUVeduta dell’installazione. Lucio Fontana / Antony Gormley, Negozio Olivetti, Venezia, 2022. Foto: Ela Bialkowska, OKNO STUDIO

Cosa si vede qui? Processi mentali e fisici di due scultori che hanno superato i limiti tra linguaggi diversi e rivelano pensieri impliciti intorno alla libertà espressiva degli artisti. Si chiede Gormley e noi con lui “Che cosa è uno spazio umano nello spazio, che cosa è un corpo nello spazio umano nello spazio e-se pensiamo a noi stessi come un corpo nello spazio-quale è il nostro contesto?”. Provoca un piacere estetico profondissimo, notare come il disegno Ambiente spaziale (1952) di Lucio Fontana, un inchiostro su carta a confronto con FIELD (1984) di Gormley, pigmento nero, olio e carboncino su carta, riescano a indagare una dimensione spazio temporali, volta a configurare “slanci” spaziali altrimenti invisibili e commistioni tra segno e corpo.

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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