Uno è l’artefice della creatura aliena per antonomasia che ha turbato per sempre la nostra percezione dei corridoi oscuri. L’altro è lo scultore di corpi grottescamente maciullati, tipo reparto cannibalismo di un supermercato post-vegano. Stiamo parlando di Hans Ruedi Giger, vincitore di un Oscar agli effetti speciali per lo xenomorfo di Alien (non cliccate qui), e di Mark Prent, famoso per le sue teste mozzate di bambini morse da tarantole ma ha fatto anche di peggio, davvero. E chi mai potrebbe essere talmente nichilista da resistere a tale terrore e, addirittura, curare una doppia personale alla Park & 75 di Gagosian, New York, se non Harmony Korine?
La mostra al Kunsthistorisches Museum di Vienna e alla Fondazione Prada curata da Wes Anderson e Juman Malouf vi sembrava troppo raffinata, educata, simmetrica, ordinata, precisa? Questa volta si cambia decisamente ambientazione ma i visitatori sono avvisati: si potrebbe superare anche l’ansia dei dipinti di David Lynch al Bonnefantenmuseum di Maastricht, sempre a proposito di registi che si divertono a fare altre cose. E Korine è una persona che di interessi ne ha tanti, per esempio ha recentemente firmato la nuova Campagna Gucci Cruise 2020.
Per “Birth Machine Baby”, la mostra da Gagosian in apertura il 5 novembre, Harmony Korine, il regista indipendente più alla moda degli anni 2000, autore di film cult come Gummo, Julien Donkey-Boy e Spring Breakers, ha riunito una serie di opere di Giger e Prent, ed è inutile dire che c’è una certa aspettativa. Nonostante i due protagonisti siano considerati degli outsider nel mondo dell’arte, a causa – o forse grazie al – del loro stile decisamente sui generis. Ricordiamo che nella stessa sede di 821 Park Avenue, Gagosian ha appena chiuso un altro progetto espositivo dal titolo programmatico, “Domestic Horror”, una collettiva incentrata sugli impulsi umani più irrazionali che, comunque, sarà stata una passeggiata della salute a confronto della mostra di Harmony Korine.
Dal cupo simbolismo mitteleuropeo, da Hieronymus Bosch a William Blake, attingeva H.R. Giger, nato in Svizzera nel 1940 e scomparso nel 2014. Il suo approccio all’arte è sempre stato legato al cinema, raggiungendo l’apice nel 1979, per quel capolavoro di suspense che è il primo Alien, di Ridley Scott. In effetti, Giger espose in molte occasioni le sue opere, tra le quali anche in Italia, a Palazzo Bagatti Valsecchi di Milano, nel 1996, e alla Città della Scienza di Napoli, nel 2003.
La prima denuncia, Mark Prent la prese già alla sua prima mostra, nel 1972. L’artista nato in Polonia nel 1947 espose parti di corpo umano – in resina e materiali polimerici, ovviamente – sezionate su un banco da macelleria. E visto che a molti piace il weird, è stato coniato addirittura un termine specifico, per identificare questo genere di opere: Extended Realism, realismo esteso, che suona bene, bisogna ammetterlo.
Appuntamento da Gagosian ma un consiglio: mai separarsi dal gruppo. Mai.
È ufficiale la nomina di Vincenzo Trione alla presidenza della Triennale Milano: lo storico dell’arte e docente universitario succede a…
Così un'anonima bocca dell'inferno, a New York, è volata da un pronostico di 30.000-50.000 dollari a un'aggiudicazione finale che supera…
Fino al 15 settembre prende forma una mostra esperienziale concepita come ambiente immersivo, in cui la natura si manifesta nella…
Italian Female Filmmakers in the Sixties and Seventies: un nuovo volume ricostruisce opere e percorsi delle registe attive in Italia…
La donazione al Polo Biblio-Museale di Lecce di una parte dell’archivio dell’artista belga condannato per violenza non è stata accolta…
Nasce la Hamburg Art Week, che a settembre 2026 trasformerà la città portuale tedesca in una vetrina internazionale per i…