Marinella Senatore, I contain multitudes, 2022
A 25 anni dall’ultima edizione ad Ancona, il Premio Marche ritorna finalmente nella città dove nacque nel 1957. Dal 22 novembre 2025 al 28 febbraio 2026, la Mole Vanvitelliana ospiterà Erratica, una grande mostra che celebra la rinascita della storica manifestazione biennale, oggi co-organizzata da AMIA e Comune di Ancona con il sostegno della Regione Marche. A comporre il comitato scientifico, Giacinto Di Pietrantonio, Stefano Papetti, Elena Pontiggia, Gabriele Simongini, Stefano Tonti, Arianna Trifogli, per un ritorno che è anche identitario, per mettere in opera una ricucitura simbolica tra la città e il suo passato artistico.
La storia del Premio Marche, dagli esordi vicini allo spirito dei grandi movimenti del secondo Novecento fino alle edizioni curate da figure cruciali come Maurizio Calvesi, Enrico Crispolti, Gillo Dorfles, trova così una nuova continuità. Un’eredità che ha visto passare nomi come Alberto Burri, Corrado Cagli, Piero Gilardi, Omar Galliani, Eliseo Mattiacci, Fausto Pirandello, Gino Severini, Giuliano Vangi, contribuendo a fare della rassegna una delle realtà più solide del Centro Italia.
«Erratica è il titolo scelto per accogliere ad Ancona la storica rassegna e per guidare il pubblico alla scoperta dei protagonisti dell’arte contemporanea degli ultimi decenni», nelle parole dell’Assessora alla Cultura Marta Paraventi. Il ritorno del premio si intreccia con la visione culturale delineata dal dossier per la Capitale italiana della Cultura 2028: un percorso che vede Ancona impegnata a consolidare il proprio ruolo come polo di ricerca e produzione artistica.
Curata da Elena Pontiggia, Gabriele Simongini e Giacinto Di Pietrantonio, Erratica si articola in tre capitoli che danno corpo a una narrazione ampia, stratificata, capace di tenere insieme genealogie storiche, assenze, eredità e nuove prospettive. La prima sezione ricostruisce la parabola del Premio Marche dagli anni Cinquanta alla fine degli anni Novanta, celebrando la figura di Alfredo Trifogli, fondatore e anima della rassegna, e valorizzando il patrimonio della Pinacoteca Civica Francesco Podesti, arricchitasi negli anni proprio grazie alle opere selezionate dalle varie edizioni.
La seconda parte, curata da Pontiggia e Simongini, affronta il venticinquennio 2000–2024, anni in cui la manifestazione si è spostata da Ancona verso altri territori. Qui il racconto prende la forma di un atlante critico che attraversa un quarto di secolo dell’arte italiana attraverso 25 artisti che hanno segnato il dibattito nazionale, da Vanessa Beecroft a Enzo Cucchi, da Giuseppe Penone a Maria Lai, da Marinella Senatore a Gilberto Zorio. Una ricognizione volutamente “erratica” e plurale, capace di restituire la ricchezza dei linguaggi e delle traiettorie che hanno ridisegnato il contemporaneo in Italia.
«Questi venticinque artisti rappresentano uno spaccato della ricerca artistica attiva in Italia in quest’ultimo quarto di secolo, una ricerca esemplificata anche con opere storiche, in un libero attraversamento del tempo», hanno spiegato i curatori della sezione Elena Pontiggia e Gabriele Simongini, mettendo in evidenza la particolare attenzione riservata alle donne artiste, «Alcune, attive da decenni, hanno avuto il loro pieno riconoscimento in questo nuovo millennio, altre si sono rivelate in questi stessi anni».
La terza sezione, affidata a Giacinto Di Pietrantonio, guarda invece al presente e individua una ventina di artiste e artisti rappresentativi della scena attuale, tra cui Paola Angelini, Stefano Arienti, Simone Berti, Luigi Carboni, Giuliana Cunéaz, Loredana Di Lillo, Iulia Ghita, Federica Di Pietrantonio, Silvia Mariotti, Marco Pace, Edoardo Piermattei, Alice Romano, Luca Rossi, Lorenzo Scotto Di Luzio, Vedovamazzei. È da questo gruppo che emergerà il vincitore del Premio Marche 2025 e il destinatario della targa Alfredo Trifogli.
«Una delle prime domande che mi sono posto quando sono stato invitato a curare il Premio Marche è stata certamente quali artiste e artisti invitare? Partendo da quando? Come e perché? Ho deciso che la selezione, seppur ristretta, avrebbe dovuto essere anche la mia storia con alcuni artisti con i quali ho iniziato a collaborare dalla seconda metà degli anni Ottanta fino ad oggi», ha racconta Giacinto Di Pietrantonio riguardo alla sua selezione. «Sappiamo che l’abilità tecnica è solo un aspetto dell’arte, ciò che ha altresì inciso sulla mia ricognizione son state le tematiche affrontate come la natura, l’ecologia, l’infanzia, l’educazione e, ultimo ma non ultimo, la questione dell’arte con la proposta di temi classici come il ritratto, la natura morta, il paesaggio, l’astrazione versus figurazione, tecnica versus pensiero per cui senza la loro relazione non vi è arte che può essere considerata tale».
Ad accompagnare la mostra, anche un programma di conferenze, attività didattiche e visite guidate, a segnare quello che promette di voler essere un nuovo inizio.
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