Leandro Erlich torna a Miami Beach: il traffico del futuro è già sommerso

di - 1 Dicembre 2025

In certi casi, l’arte sembra avere la forma di una profezia, una anticipazione tangibile degli esiti estremi di un processo già in atto. A rivelarla è Leandro Erlich, artista argentino maestro dell’inganno percettivo, che da anni interroga la nostra relazione con gli spazi urbani e i loro cortocircuiti simbolici, dagli ascensori impossibili alle case sospese. E, questa volta, si rischia concretamente di finire sotto il livello del mare.

A sei anni di distanza da Order of Importance, l’ingorgo di auto in sabbia installato nel 2019 sulla spiaggia di South Beach a Miami, lasciato dissolvere lentamente come un reperto del futuro, Erlich torna nella città della Florida con un gesto ancora più radicale. Il nuovo intervento, Concrete Coral (2025), si inserisce nell’ambito dei progetti promossi da Reefline, il parco di sculture sottomarine progettato per rigenerare il sistema corallino dell’area, devastato dal riscaldamento oceanico.

Dunque, si va in profondità: adagiate sul fondale, a circa 6,5 metri di profondità e a poco meno di 200 metri dalla riva, ci sono 22 automobili. Sagome in cemento marino, stampate in 3D, che formano un ingorgo sommerso, immobile e spettrale, sospinto dalle correnti come una processione silenziosa verso una meta che non esiste più. L’ingorgo, immagine iconica di saturazione urbana e di inquinamento, sprofonda nel mare, Atlantide non è un mito, è un futuro probabile.

Leandro Erlich, Concrete Coral, Miami, 2025, Photo: Nico Munley

Lo aveva già intuito nel 2019, quando l’opera di sabbia appariva come un ammonimento. Oggi quella profezia è diventata scultura permanente, architettura ecologica, dispositivo che la natura stessa completerà nel tempo. «Sott’acqua questo traffico colonizzato dalla vita marina sembra una civiltà perduta», ha dichiarato l’artista. È un’immagine che, nelle acque sempre più calde della Florida, non ha nulla di fantastico.

Fortunatamente, le sculture sono state pensate più come supporto che come opera e occuperanno il prezioso spazio sottomarino non come se ci si trovasse in un museo o una galleria. Ogni automobile infatti sarà ricoperta da cento coralli, coltivati nel laboratorio di Reefline da Colin Foord di Coral Morphologic. Si tratta di specie molli, le prime capaci di attecchire e filtrare l’acqua, creando riparo per i pesci e strutture vegetali in continua espansione.

L’ingorgo sottomarino diventerà così una barriera artificiale che, nell’arco di pochi anni, muterà forma e colore. È uno di quei casi in cui un’opera lavora letteralmente e fisicamente per arginare una catastrofe. E qui il gesto artistico coincide con un protocollo scientifico e civile: il progetto Reefline, guidato da Ximena Caminos con un masterplan di OMA / Shohei Shigematsu, è pensato per estendersi per ben 11 chilometri e per decenni, fino a diventare un corridoio ecologico ibrido tra scultura, biologia e architettura marina.

Leandro Erlich e Ximena Caminos, Photo: Veronica Ruiz

L’ingorgo sommerso restituisce in forma visiva il fragile equilibrio climatico e urbanistico di Miami, città che vive di traffico e convive con la minaccia dell’acqua.

Simili situazioni di precarietà ambientale sono diffuse in tutto il mondo e dalle nostre parti l’esempio più evidente è quello di Venezia, nei cui canali, proprio pochi giorni fa, Greta Thunberg, insieme agli attivisti di Extinction Rebellion, aveva versato del tracciante verde non tossico e solvibile, facendo andare su tutte le furie Luca Zaia: «Ancora un gesto che ferisce la nostra città», ha scritto il Presidente uscente  su Facebook, dimenticando però di citare un’altra ferita: la media annua di PM10 – questo sì inquinante ed estremamente dannoso per la nostra salute – di 31 mg/mc, che pone Venezia tra le città più inquinate in Italia.

Tornando a Erlich ma rimanendo sempre ai casi nostrani, quelle auto destinate a diventare reef fanno pensare anche alla grottesca protesta inscenata nelle scorse settimane a Roma da alcuni esponenti di Fratelli d’Italia: un sit-in di automobili contro Zone 30, ZTL e piste ciclabili, trasformatosi in un ingorgo surreale – fortunatamente solo sulla carta perché, come prevedibile, è andato pressoché deserto — per di più programmato nel giorno dedicato alle vittime della strada.

La coincidenza involontaria tra un gesto politico privo di visione e un’opera che immagina un futuro sommerso rivela una cruda asimmetria: ciò che per alcuni è ancora oggetto di rivendicazioni retrograde, per altri si presenta come un destino evidente.

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