Corde che vibrano, mantici che si tendono, legni, pelli e metalli sfregati o battuti, una sinfonia leggera, attraversata da sfumature ritmiche, che sembra uniformarsi ma poi si allontana, armonica e disarmonica, fatta di trasparenze e riferimenti da raccogliere. Per “Sonance Saturated Stone”, mostra a Palazzo Caracciolo di Avellino, sede napoletana della Fondazione Morra Greco, Maria Thereza Alves gioca sull’equilibrio tra la leggerezza dell’immagine in movimento e la concretezza dell’architettura, imprimendo, nella porosità di quelle pareti monumentali, una sovrascrittura diafana e, al tempo stessa, densa di riferimenti.
La successione delle sale affrescate al primo piano è scandita da una serie di video a inquadratura fissa, in cui musicisti e musiciste performano il loro strumento, ampliando il gesto del suonare con l’eredità delle loro storie di migranti o abitanti, di corpi e di storie provenienti da una parte del mondo e dall’altra. Voci, forme e materiali diversi eppure espressi intorno a un linguaggio sempre comprensibile, piacevole da fruire perché percorso dalla freschezza uditiva ma anche visiva del nuovo, dell’inatteso, come le angolazioni diverse e le diverse altezze scelte per le proiezioni, una per sala e tutte in dialogo tra loro.
Violini, fisarmoniche, arpe, tamburi riempiono il primo piano, si ascoltano, si osservano e si sovrappongono nelle fogge, nelle costruzioni e negli atteggiamenti dei musicisti, strumenti tipici, usuali oppure inattesi, ognuno chiamato con un termine molto specifico a seconda delle sonorità di provenienza, dall’Africa, dall’Europa, dall’Asia, dal popolo Rom, portavoce della cultura della diaspora e mitteleuropea, del colonialismo e dell’integrazione, della separatezza e dell’incontro. Constantin Lautaru (Costel) Ablie Saidy, Ibrahim Drabo, Lyubov Voronchak (Lyuba), J. K. Ruwani Lakshika Perera, sono i performer ripresi da Cristian Manzutto. Aperti alla visita anche gli altri piani della sede della Fondazione Morra Greco, illuminati e silenziosi, vuoti ma non immobili.
Il progetto di Maria Thereza Alves sarà completato da una serie di attività didattiche, laboratori e visite guidate, che prenderanno forma all’interno della fondazione e sul territorio, con l’intento di approfondire il lavoro dell’artista, che a Napoli vive e lavora da anni, e sviluppare nuove narrazioni da condividere. Il programma di attività rientra nell’ambito del progetto EDI Global Forum on Education and Integration, una piattaforma internazionale in cui le principali esperienze di ricerca e innovazione della didattica museale dell’arte vengono messe in rete e condivise. Il primo incontro si terrà il 25 settembre con Ibrahim Drabo, originario del Burkina Faso, che condividerà la sua esperienza di vita e musicale con la Scalzabanda, banda musicale formata dai giovanissimi del quartiere di Montesanto di Napoli, suonando lo strumento dell’arpa africana. Qui tutte le informazioni sul programma completo.
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