Categorie: Attualità

Graphic design e Intelligenza Artificiale: evoluzione, non sostituzione

di - 23 Maggio 2025

«L’Intelligenza Artificiale ci aiuterà o sostituirà nel lavoro grafico?», è la domanda che mi hanno rivolto degli studenti giovanissimi, attualmente in piena formazione e già proiettati nel futuro. Rispondere a questa domanda così complessa è difficile in un testo ma provo a sintetizzare alcuni passaggi di letture appena fatte, tra cui Civiltà dello Sguardo, di Francesco Dondina, recentemente pubblicato dall’editore Lazy Dog, ampliandole attraverso riflessioni personali sull’IA.

Per affrontare il presente e il futuro, bisogna prima guardarsi indietro. Perché abbiamo disegnato scene di caccia sulle pareti di caverne? Studiare il passato, riflettere su cosa sia un’immagine e perché sentiamo il bisogno di produrla. Il grafico, in fondo, si nutre di immagini ogni giorno. Perché oggi davanti a un tramonto estivo distogliamo lo sguardo per fotografarlo? Perché scegliamo di vivere quel momento attraverso uno schermo? Così è la memoria che vince sull’esperienza e l’immagine sul tempo. Forse cerchiamo di catturare e riprodurre ciò che viviamo perché non sopportiamo l’idea che il tempo fugga, che la vita scorra via. Attraverso l’immagine, ci illudiamo di rendere eterno un frammento.

È un’esigenza antica quanto l’uomo: raccontare. Il racconto ha la funzione di formare la memoria, la rappresentazione fissa identità e ruoli nel contesto sociale. E tutto questo passa dal corpo, dai sensi. Non può esistere una rappresentazione senza l’esperienza sensoriale. Alcune immagini nascono da un suono, da un sapore, da un tocco.

La memoria dell’IA non è memoria ma archivio. Attinge dalla nostra, di memoria, dalle immagini che abbiamo prodotto, indicizzato, condiviso ma non ne ha una propria. La sua memoria non è esperienziale né narrativa: è un gigantesco pattern statistico. Sa che la parola “tramonto” è spesso associata a un certo tipo di luce, a certi colori, a certe forme. Ma non ha mai visto un tramonto. Né lo ha atteso, né lo ha condiviso, né ne ha sentito il suo calore sulla pelle.

Alla luce di tutto questo, provo a rispondere alla domanda iniziale.

Nell’industria grafica, come in molti altri settori, l’avvento di nuove tecnologie ha progressivamente sostituito diverse figure professionali all’interno del ciclo produttivo, soprattutto in quelle mansioni a carattere tecnico e operativo. Tuttavia, ha anche dato origine a nuove professionalità, richiedendo competenze diverse e più orientate al digitale. Basti pensare alla macchina continua nella produzione della carta, al CtP (computer to plate) nella realizzazione delle lastre da stampa, fino ad arrivare oggi alle stampanti offset digitali, che non mandano “in pensione” solo tecnici specializzati ma anche tecnologie precedenti come lo stesso CtP. È il progresso. È sempre stato così.

Eppure, ancora oggi c’è chi produce carta a mano, chi stampa con i caratteri mobili, chi incide a mano una xilografia. Non per nostalgia ma per una diversa idea di valore, di tempo, di relazione con la materia. La figura che ritengo non possa essere sostituita, alla luce anche del ragionamento iniziale, è quella del graphic designer: perché non è solo un tecnico dell’immagine ma un intellettuale visivo, un portatore di memoria, di esperienza, di emozioni.

L’IA ci sta già aiutando. È uno strumento potente, che può semplificare molte operazioni e rendere più agile il processo di produzione di un artefatto. Alla vostra domanda, rilancio con un’altra: volete essere sostituiti o aiutati?

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