Categorie: Attualità

Il Caffè Florian a rischio chiusura, dopo 300 anni di storia

di - 22 Gennaio 2021

Dopo il Gambrinus di Napoli, un altro storico caffè italiano rischia la chiusura a causa dell’emergenza Covid-19: questa volta, dal Golfo si va in Laguna, dove il celeberrimo Florian di piazza San Marco ha celebrato i 300 anni dalla sua fondazione con il rischio concreto di non poter riaprire. Perché Venezia svuotata di turisti sarà certamente più vivibile ma l’economia che si fondava proprio su quelle massicce presenze non può che annaspare ed è necessario intervenire in qualche modo, per salvare la storia e i posti di lavoro.

Luxury brand in crisi

«Noi abbiamo fatto il possibile per mantenere in vita l’attività, ma lo Stato dov’è?», a parlare è Marco Paolini, amministratore delegato della società SACRA che, dal 2009, è proprietaria del marchio del Florian, diventato, nel frattempo, una multinazionale, con sedi e punti vendita tra Dubai e Taiwan, oltre che a Firenze. E dire che, fino a relativamente poco tempo fa, nell’era immediatamente antecedente il Covid, il luxury brand puntava a consolidarsi, in vista di un ampliamento programmato proprio per il 2021. Tra i progetti in cantiere, l’apertura di una piattaforma di e-commerce in Cina. E non è detto che questa strategia online – peraltro seguita proprio da quelle società maggiormente colpite dal pericolo assembramenti, come le fiere d’arte – non possa risultare una mossa vincente, per favorire una transizione che pare comunque inevitabile, per quanto dolorosa.

Nel frattempo, però, i bilanci languono. Se il 2018 si chiudeva con un giro d’affari di 8,5 milioni di euro in Italia, più 2,3 milioni dall’estero, e 160 dipendenti, nel 2020 si è arrivati solo a sei milioni e mezzo, ha spiegato Paolini, socio di maggioranza della società con Massimo Cremona e Andrea Formilli Fendi. Dallo Stato, secondo quanto dichiarato da Paolini, sono arrivate sovvenzioni pari a 160mila euro, «Mi domando se ci stanno prendendo in giro», ha commentato l’Amministratore Delegato a Repubblica: «Essendo un’azienda con un fatturato nel 2019 superiore a cinque milioni non abbiamo potuto beneficiare di di diverse agevolazioni».

Acqua alta all’interno del Caffè Florian, Venezia, 30 ottobre 2018. (ANSA/ANDREA MEROLA)

La storia del Florian, dalla Biennale al canone d’affitto

Inaugurato il 29 dicembre del 1720, dall’imprenditore Floriano Francesconi, in origine il caffè di piazza San Marco si chiamava Alla Venezia Trionfante e si sviluppava in sole due sale. L’aspetto attuale risale al 1858, su progetto dell’architetto Lodovico Cadorin. Nel corso di questi 300 anni, praticamente tutto il mondo si è seduto a quei tavolini, da Casanova a Marcel Proust, da Charles Dickens a Andy Warhol, da Ernest Hemingway a Camillo Boito. Proprio al Florian, nel 1895, si definì l’organizzare una grande manifestazione in omaggio al re Umberto e alla regina Margherita, oltre che per stimolare la produzione artistica e il mercato dell’arte: l’Esposizione Biennale di Venezia. Tanti gli artisti che si sono ispirati al Florian e lì hanno lasciato le loro opere, come Gianni Berengo Gardin, Gaetano Pesce, Qiu Zhijie, solo per citare alcuni dei contemporanei. Per non parlare dei registi che hanno ambientato i loro film, da David Lean, per Summertime, con Katharine Hepburn, nel 1955, a Anthony Minghella, per Il talento di Mr Ripley, nel 1999. E prima del cinema, il teatro, con La bottega del caffè, di Carlo Goldoni.

Dopo un 2020 terribile, il nuovo anno sembra lasciare uno spiraglio, con le Biennali confermate: la prima in calendario è quella di Architettura, dal 22 maggio al 21 novembre. Ma ci saranno da capire anche altre questioni, legate all’affitto: mentre alcuni locali sono di privati, che hanno abbassato il canone, altri sono dello Stato, che non ha fatto sconti «E ci ha chiesto di pagare il 100% che ammonta a 210 mila euro all’anno», ha spiegato Paolini.

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