Robert Polidori, Villa dei Misteri, Pompeii, 2017
Luoghi bellissimi e dimenticati. Luoghi nascosti allo sguardo e che per anni – decine, centinaia, migliaia – hanno custodito gelosamente racconti di vite vissute mentre il resto del mondo andava avanti, distruggendo il vecchio e rimpiazzandolo con il nuovo. Robert Polidori fotografa habitat umani di un passato prossimo o remoto. Artista canadese di fama internazionale, giunge a Napoli con il suo progetto “L’enigma della conoscenza”, in mostra nei due spazi di Studio Trisorio, quello storico di Riviera di Chiaia 215 e in via Carlo Poerio 116, e a Capri, nella nuova sede di via Vittorio Emanuele 44.
A catturare l’attenzione di Polidori sono in questo caso antichi affreschi rinvenuti nei siti archeologici di Pompei e Oplontis, ritratti con una particolare meticolosità del dettaglio, attenzione per i cromatismi e in grandissimo formato. Fra le molte immagini accostate è facile riconoscere la giovane donna intenta in rituali dionisiaci della Villa dei Misteri di Pompei, a mostrare che ciò che interessa davvero il fotografo non sono gli interni e le architetture ma l’essere umano. Ed è così che una fotografia come quella di Polidori – che si avvale di grandi e complesse apparecchiature fotografiche – può solo apparentemente sembrare fotografia d’architettura.
Analogamente agli artisti che nel secolo scorso scoprivano il fascino delle rovine e il loro forte valore simbolico di detentrici di storie passate – «Rovine. Fanno sognare e donano poesia a un paesaggio», scriveva Gustave Flaubert – Robert Polidori amplifica l’eco delle voci di chi ha vissuto quei luoghi in epoche più o meno lontane. Non solo interni appartenenti al mondo classico o di interesse storico e artistico, che Polidori non disdegna, avendo precedentemente rivolto l’obiettivo fotografico agli interni di Versailles. Al fotografo interessano i pregevoli affreschi pompeiani così come gli intonaci scrostati di un hotel abbandonato di Beirut. Qualunque luogo in cui sia passata una vita ne conserva una traccia. Ed è ciò che ritrae Polidori: la memoria dei luoghi.
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