Categorie: Fotografia

Other Identity #172, altre forme di identità culturali e pubbliche: Cristian Martinelli

di - 21 Settembre 2025

Tratta dall’omonima rassegna ideata dall’artista e curatore indipendente Francesco Arena, la rubrica “OTHER IDENTITY – Altre forme di identità culturali e pubbliche” vuole essere una cartina al tornasole capace di misurare lo stato di una nuova e più attuale grammatica visiva, presentando il lavoro di autori e artisti che operano con i linguaggi della fotografia, del video e della performance, per indagare i temi dell’identità e dell’autorappresentazione. Questa settimana intervistiamo Cristian Martinelli.

RITRATTO, Courtesy of Egidio Sterpa

Other Identity: Cristian Martinelli

Il nostro privato è pubblico e la rappresentazione di noi stessi si modifica e si spettacolarizza continuamente in ogni nostro agire. Qual è la tua rappresentazione di arte?

«Non riesco ad interessarmi alla spettacolarizzazione del mio agire né alla rappresentazione di me stesso. È più che altro una perdita di tempo: il nostro agire si spettacolarizza in modo totalmente indipendente da noi quindi tanto vale dedicarsi ad altro. E, per quanto possa sembrare folle, non mi interessa nemmeno la rappresentazione dell’arte. Mi interessa solo la carne, la vita e il suo accadere. Mi piacciono i visi, i capelli, i vestiti e quello che raccontano. Mi piace guardare dentro il rettangolo dell’obiettivo, guidare quello che vi avviene dentro e vedere la magia accadere. Una magia che ha richiesto tempo e l’energia coesa di molte figure professionali che mi accompagnano nel lavoro e che hanno una sensibilità vicina alla mia».

Cristian Martinelli, Angels, 2024, Kodak 35mm, formato 5×7

Creiamo delle vere e proprie identità di genere che ognuno di noi sceglie in corrispondenza delle caratteristiche che vuole evidenziare, così forniamo tracce. Qual è la tua “identità” nell’arte contemporanea?

«L’identità è una cosa che si scopre seguendo le cose che ci affascinano. Sono uno che arriva dalle sub culture, a partire dalle letture di riviste come Frigidaire rubate dalla libreria di mio fratello maggiore, fino ad arrivare all’India, lunghi viaggi fisici e psichedelici…è cosi che ho scoperto che mi affascina un po’ il “contro” (quello di Freak Antony) quel contro che mi ha portato anche a scelte radicali, come tornare a utilizzare la pellicole e scegliere modelli che non corrispondessero completamente ad un cliché della moda».

Cristian Martinelli, Tony, 2019, Kodak 35mm, formato 3×2

Quanto conta per te l’importanza dell’apparenza sociale e pubblica?

«Nulla. Mi rendo conto dell’importanza che potrebbe avere ma ho scelto di non curarmene. Sono un uomo riservato. Mi interessa solo un ristretto gruppo di persone e che queste percepiscano il mio affetto e la mia stima. L’unica cosa che ho di pubblico sono le foto, che sono fatte con il massimo della cura e dell’intransigenza e questo è tutto quello che posso dare agli altri: un lavoro ben fatto».

Il richiamo, il plagio, la riedizione, il ready made dell’iconografia di un’identità legata al passato, al presente e al contemporaneo sono messi costantemente in discussione in una ricerca affannosa di una nuova identificazione del sé, di un nuovo valore di rappresentazione. Qual è il tuo valore di rappresentazione oggi?

«La mia è una fotografia che fugge la spettacolarizzazione, la patina, l’immagine sentimentale, le sgrandangolate, il glamour e tutte quelle mode. Paradossalmente io e le persone con cui lavoro puntiamo a costruire un’apparenza di ordinarietà ed è il fatto stesso di “costruirla” che crea una dimensione estraniante, qualcosa che sfugge alla comprensione.

C’è l’ordinario, quello che ci si aspetta e poi c’è una crepa. Questo è la mia fotografia: vederle la realtà e immaginare “ma se invece dì così fosse cosà?” Il valore di ciò che fotografo sta nel dare voce a un mondo nuovo, attraverso l’esplorazione di tutti gli stati dell’essere, il divertimento, la solitudine, la giovinezza, il sesso, la vecchiaia, l’eleganza, l’originalità, la durezza, la dolcezza, e tutto il resto. Spesso questi stati si manifestando insieme.

Tony mangia i cetrioli è una foto che sembra surreale, i tratti duri di Tony (mi ricorda Iggie Pop), i capelli così perfetti, eleganti e un gesto quotidiano, un’intimità sfatta. Ovviamente parliamo di una intimità costruita. Era una storia di moda, ed è stata pubblicata su una rivista. Stessa cosa per Chiara, un viso duro quasi da campagna dell’est europa, con una giacca mimetica di un noto brand da un lato e dall’altro l’abbraccio con l’animale e una luce quasi di Madonna. C’è tanto studio dietro eppure sono foto che sembrano leggere, casuali, sembrano prive di sforzo».

Cristian Martinelli, Sirens, 2024, Kodak 35mm, formato 2×3

ll nostro “agire” pubblico, anche con un’opera d’arte, travolge il nostro quotidiano, la nostra vita intima, i nostri sentimenti o, meglio, la riproduzione di tutto ciò che siamo e proviamo ad apparire nei confronti del mondo. Tu ti definisci un’artista agli occhi del mondo?

«Che cosa cambierebbe? Siamo tutti fatti di polvere. Puoi chiamare la polvere artista o panettiere ma che differenza fa. Io delle persone valuto solo le azioni e non sento il bisogno di dare loro un’etichetta. Lo faccio con gli altri e quindi anche con me stesso».

Quale “identità culturale e pubblica” avresti voluto essere oltre a quella che ti appartiene?

«Normalmente preferisco ispirarmi a quello che fa il genere femminile, ci sono molte figure che stimo, nella fotografia, nella musica, nella moda, nel giornalismo, nel cinema…».

Cristian Martinelli, Angels n2, 2024, Kodak 35mm, formato 5×7

Biografia

Cristian Martinelli è un artista e un fotografo di moda che lavora principalmente a Milano e Parigi dove è attualmente rappresentato. Ha collaborato con marchi come Alexander McQueen, Givenchy e Chanel le sue pubblicazioni includono i-D Italia, l’Officiel, Numerò e molte altre.

Cristian Martinelli, Chiara, 2019, kodak35mm, formato3x2

Negli anni ha costruito un lavoro fedele a sé stesso con una fotografia ed opere incentrate su una rappresentazione di donna forte, indipendente e sensuale unendo la sensibilità italiana con un gusto fotografico tipicamente londinese.

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