Dario Trento: lo sguardo aperto di uno storico dell’arte, da Pontormo a Blade Runner

di - 19 Novembre 2020

«Qualche anno fa, in uno dei miei pomeriggi incoscienti a Milano, credo in via Vigevano, mi trovai a fare un aperitivo con Dario, eravamo in quattro o cinque persone. Quando mi alzai per andare al bagno, Dario venne con me e dalla ringhiera retrostante e sopraelevata del locale mi disse: “Ecco perché vi ho portato qui, perché dal bagno di questo locale si possono vedere le sculture del giardino dell’atelier di Arnaldo Pomodoro. Questo episodio riassume, per me, un uomo nel quale cultura, arte, ricerca, umanità e un amore fervido per la vita si fondevano in una cosa sola, un uomo che con delicatezza e cortesia non mi ha mai fatto pesare la sua cultura, la sua erudizione, la sua passione, ma la ha condivisa». Si potrebbe partire da queste parole di Marco De Sanctis per restituire al lettore i tratti salienti di una personalità di spicco, quale fu quella di Dario Trento, purtroppo precocemente scomparso nel 2015.

Parole, queste di De Sanctis, che insieme a tante altre testimonianze, cariche di riconoscenza e affetto, formano un vero e proprio coro che, grazie alla curatela di Elisabetta Longari, ha preso forma nel bellissimo libro appena uscito per i tipi di Postmedia Books: Dario Trento. Una storia aperta.

E dunque nello scorrere le pagine di questa raccolta, ci si imbatte nella figura di un grande ricercatore in cui la personalità, il metodo di lavoro, gli interessi specifici, la dimensione relazionale, costituiscono la figura unica dello storico dell’arte, del docente appassionato, del curatore e filologo scrupoloso.

Biografia di una passione: Dario Trento

Nato a Sommacampagna nel 1953 Dario Trento si laurea nel 1979 all’Università di Bologna con una tesi sul Diario di Pontormo, affinando le sue ricerche su quest’ultimo dopo aver ottenuto una borsa di studio – caldeggiata dalla lungimiranza dello storico dell’arte Giovanni Romano – presso la Fondazione Longhi di Firenze nell’anno accademico 1980-1981. Frequenta il corso di Perfezionamento in storia della critica d’arte alla Scuola Normale di Pisa, avviando una ricerca sui libri di ricordi e i documenti attinenti a Benvenuto Cellini. Insegna Storia dell’arte all’Accademia di Bologna, all’Accademia di Belle Arti di Brera e all’Albertina di Torino. Dal 1999 si trasferisce all’Accademia di Brera di Milano, scelta come città elettiva, in un percorso durato fino all’anno della sua scomparsa.

Tra i molteplici impegni va ricordata l’attività svolta all’interno della Scuola di Restauro Camillo Boito di Brera e il suo interesse alla conservazione e valorizzazione del patrimonio dell’Accademia. Tutti ricordano con quale passione e rigore egli abbia portato avanti l’inventario della fototeca Morelli-Frizzoni che costituisce – come sottolinea Claudio La Pesa – «uno dei primi e più autorevoli laboratori attributivi della moderna storia dell’arte europea».

Nel 2019 la sua sterminata produzione teorica (costituita da libri, appunti, faldoni, raccolti in 173 scatoloni contenenti 4829 libri, saggi e monografie, 23 scatole e 18 gruppi di tre/quattro raccoglitori contenenti quaderni, articoli di giornale, appunti manoscritti e a stampa, cartelle), è stata donata dalla famiglia all’Accademia di Brera come Fondo Trento.

«Dario Trento aveva la peculiarità di rallentare il tempo», scrive l’artista Lorenzo Gatti, mentre l’attuale Direttore dell’Accademia di Brera, Giovanni Iovane, in apertura del libro evidenzia la capacità del docente di saper coniugare la conoscenza della tradizione figurativa con quella del linguaggio contemporaneo. «Uno dei grandi pregi dell’intelligenza versatile di Dario e della sua sensibilità accesa – puntualizza Elisabetta Longari – era proprio quella di cercare e cogliere la vita attraverso i processi artistici, letterari, politici, cognitivi».

Da Pontormo a Blade Runner

Dario Trento, con il suo metodo aperto a trecentosessanta gradi, era costantemente pronto a cogliere le connessioni e le omologie tra diversi campi disciplinari, oltre che interrogarsi sull’impatto che le protesi tecnologiche hanno e continueranno ad avere sulla vita dell’uomo e sulla cultura. Nei suoi scritti di natura mista, in questa «specie di laboratorio mentale», sottolinea la curatrice, emergono continui riferimenti alle invenzioni scientifiche correlate ai cambiamenti della percezione umana. Inoltre, e con una certa insistente regolarità, affiorano i riferimenti al cinema e alla sua influenza sui costumi: da La ricotta di Pier Paolo Pasolini a Saranno famosi di Alan Parker; da L’Odio di Mathieu Kassovitz a The Rocky Picture Show di Jim Sharman; dalla serie televisiva Dallas alla Febbre del sabato sera, a Rambo, a Guerre Stellari, Star Trek IV, Matrix, a Johnny Mnemonic di Robert Longo, Blade Runner, Fino alla fine del mondo di Wenders.

È obbligatorio ricordare l’impegno profuso da Dario Trento nello studio del Diario di Pontormo (Il diario alla prova della filologia, L’Inchiostroblu, Bologna 1984) che rappresenta per lo studioso uno dei temi a lui cari sin dagli anni universitari. Questo diario, che nel tempo ha creato una vera e propria pontormomania, come nel caso della «profonda immedesimazione» con l’artista da parte dello storico francese Jean-Claude-Lebensztejn (che il nostro segue con attenzione), diventa una eccezionale lente per penetrare e riflettere su tutta l’arte del Cinquecento, in particolare quella lombarda e piemontese (vedi Sacro Monte di Varallo e la figura di Gaudenzio Ferrari oggetto di un approfonditissimo corso all’Accademia).

L’analisi dettagliata degli scritti dell’«eccentrico fiorentino» lo portano ad aprire lo sguardo sull’arte contemporanea, nell’individuare omologie e punti di contatto: un genuino interesse per i suoi contemporanei che include arte e letteratura, lungo linee di ricerca che vanno da Sandro Penna, De Pisis, Pasolini, all’arte di Pompilio Mandelli, Giuseppe Ferrari, Pirro Cuniberti, Vasco Bendini, Vincenzo Satta, Maurizio Bottarelli.

A conclusione di queste poche righe potremmo citare una esclamazione di Dario Trento riportata da Chiara Nenci quando entrava nella biblioteca di Brera; una locuzione che ben si addice alla sua straordinaria personalità: «Mais, il y a du monde ici!».

Dario Trento. Una storia aperta, a cura di Elisabetta Longari, Postmedia Books, novembre 2020. Euro 19, ISBN 9788874902859

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