ÂŤFu Pasquale a comprare i biglietti per permettere a Lucio di invitare a Napoli per la prima volta Joseph Beuys e la sua famigliaÂť. CosĂŹ comincia il racconto di Lucia Trisorio, moglie di Pasquale, fondatore dello Studio Trisorio, storica galleria napoletana che festeggia i suoi 45 anni di attivitĂ con il ponderoso volume intitolato Studio Trisorio una storia dâarte 1974-2019, edito da Electa e presentato alcune settimane fa al museo Madre, nel corso di una sentita e partecipata conferenza. Ponderoso ma non noioso, visto che la chiave scelta è un racconto in tono colloquiale a due voci: Lucia per la storia della galleria e sua figlia Laura per Artecinema, il festival da lei fondato nel 1996 e arrivato alla ventesima edizione. A conclusione del volume, corredato da un imponente apparato fotografico, alcune testimonianze degli illustri âcompagni di stradaâ: da Michele Bonuomo a Bruno CorĂ , da Angela Tecce ad Andrea Viliani.
E la prima immagine è quella, tenerissima, di Lucia nel 1972, seduta su una poltrona di Mario Ceroli, il primo artista acquistato dalla giovane coppia nel 1970. Pochi anni dopo, Pasquale gestĂŹ la sezione di grafica della Modern Art Agency di Lucio Amelio, dove incontrò una serie di artisti come Fabio Mauri, Joseph Beuys, Jim Dine e Alberto Burri. Dopo la breve esperienza con Amelio, Pasquale e Lucia aprirono il loro primo spazio il 16 ottobre 1974, con una mostra di sculture di neon di Dan Flavin, in collaborazione con la Galleria Sonnabend. ÂŤNel cortile dello spazio affacciato su Riviera di Chiaia, câera un meccanico che partecipava molto alla nostra impresa. Il giorno prima dellâinaugurazione entrò in galleria e disse: le luci sono bellissime ma quando appendete i quadri?Âť, racconta Lucia.
Pasquale e Lucia erano tenaci, giovani e coraggiosi e non si fermarono davanti a nulla: negli anni Settanta ospitarono le mostre-performance di Giuseppe Chiari e Luca Patella, oltre a Donât Step on Me (1974), celebre intervento dellâamericano Vincent DâArista, inaugurato il 7 maggio 1975, con una performance dove Pasquale veniva legato in diretta da Vincent. Unâazione molto audace in quei tempi, che ha anticipato A Perfect Day (1999) di Maurizio Cattelan, che attaccò con lo scotch il suo gallerista Massimo De Carlo a una parete della sua galleria a Milano.
Molti artisti sono passati per lo Studio Trisorio nei quattro decenni di attività : da Emilio Isgrò a Alighiero Boetti, da Jannis Kounellis a Rebecca Horn, da Lucia Romualdi a Gregorio Botta. Lo Studio Trisorio presentò anche la fotografia fin da tempi non sospetti: nel 1976 arrivarono i ritratti di grandi artisti contemporanei scattati da Gianfranco Gorgoni, che aprÏ la strada a Mimmo Jodice, Gabriele Basilio, Helmut Newton, William Eggleston, Raffaella Mariniello, Martin Parr e altri.
Molte le mostre memorabili, come la rassegna âDifferenza Videoâ, curata da Mario Costa nel 1982, âThe Dog from Pompeiâ di Allan Mc Collum (1993), aperta pochi mesi dopo la scomparsa di Pasquale, âA casa diâ (2001) di Ettore Spalletti, âOggi quiâ (2008) di Daniel Buren.
Il volume documenta anche le attivitĂ dello studio a Roma, dal 2004 al 2011, ma soprattutto la storia di Villa Orlandi ad Anacapri, dal 1970 al 1989. Concessa ai Trisorio dalla Fondazione Cerio, la villa settecentesca in abbandono divenne un punto dâincontro di artisti. Tra i primi arrivò Joseph Beuys: la sua celebre opera La Rivoluzione siamo noi (1971) lo ritrae nel viale dâingresso della villa.
Anche altri grandi artisti dedicarono opere a Villa Orlandi: Mario Merz installò i numeri di Fibonacci sulla terrazza, Calzolari ricoprÏ di muschio le vecchie panchine mentre Spalletti spedÏ un cuscino di polvere di cemento per la panchina circolare del giardino.
ÂŤLa villa Orlandi di Anacapri è stata il nostro luogo del cuore, unâoasi felice, un posto incantato che catalizzava energie e intelligenze da ogni parte del mondoÂť, racconta Laura Trisorio, fondatrice del festival Artecinema e motore della galleria negli ultimi anni, che hanno visto lo Studio Trisorio promuovere grandi mostre pubbliche, come âOro Rossoâ di Jan Fabre al Museo di Capodimonte nel 2019. Iniziative portate avanti da quella che Bruno CorĂ ha definito ÂŤpunta qualificata e coraggiosa nella storia culturale di Napoli e in EuropaÂť.
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