Il collezionista Giorgio Fasol ha donato alcune delle sue opere all'Università di Verona
Che succede? La storia parte qualche tempo fa, a Santa Marta, sede dell’Università Scaligera che si trova nel quartiere di Veronetta, a due passi dalla stazione di Porta Vescovo.
«Un complesso architettonico che ricorda Oxford», racconta Fasol, che in origine fu panificio durante il regno austriaco (che a Verona durò dal 1815 al 1866), successivamente trasformato in caserma e poi abbandonato, fino al 2007, quando iniziarono i lavori per le aule.
Da oggi l’Ateneo accoglierà 80 opere della collezione AGI, che saranno messe “a disposizione” degli studenti, dei docenti e dei visitatori per almeno cinque anni, d’accordo con il rettorato e il consiglio accademico
In cambio, però, il progetto civico-educativo di Fasol richiede partecipazione: scordatevi una fruizione dell’arte passiva, il passeggio svagato di fronte alle opere. Per il prossimo lustro infatti il collezionista ha messo nelle clausole che venga realizzato un convegno l’anno, almeno tre talk dove ogni relatore dovrà essere affiancato da uno studente a sua volta chiamato a intervenire da protagonista e, last but not least, che ogni opera presente nell’edificio principale di Santa Marta e nelle due sedi adiacenti abbia un “tutor”.
Insomma, un vero e proprio progetto di curatela nel senso più esteso del termine (con il supporto del curatore Denis Isaia) che vedrà coinvolti in prima persona anche i rappresentanti degli studenti dei 14 dipartimenti dell’Ateneo.
«Qualcuno mi ha detto che non avrei dovuto prestare così tante opere in una struttura che è assente di guardiania, e che chiunque potrebbe danneggiare i pezzi. Ma io ho fiducia e voglio dare fiducia ai giovani e al domani. Voglio che si crei una formazione attraverso l’osservazione e la tutela dell’arte. Perché attraverso l’arte si conosce il presente e si può pensare il futuro», racconta Fasol con entusiasmo.
Un’iniziativa che arriva in risposta allo stop dei fondi (afferenti al piano dedicato allo sviluppo delle periferie), da parte del MIBAC, destinati al restauro del terzo edificio di Santa Marta (comprendente i giganteschi silos appartenenti all’antica funzione del caseggiato), che avrebbe potuto ospitare mostre, residenze, biblioteca, e bar/ristorante. Sotto quel punto di vista nessun gioco è stato fatto, ma la sfida che lancia Fasol è forse ancora più importante. Vedremo se gli adulti di domani, e le istituzioni di oggi, sapranno prestare la giusta attenzione. Aggiornamenti in corso!
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