Categorie: Mostre

Arte Fiera 50: la performance è (sempre stata) di casa

di - 1 Febbraio 2024

La performance è, ed è sempre stata, di casa ad Arte Fiera, che taglia quest’anno il traguardo della sua 50^ edizione celebrando un legame con le azioni dal vivo fin dalle sue origini e nel tempo presente, rispettivamente con la mostra Praticamente nulla da vendere. La performance ad Arte Fiera nel 1976, curata da Uliana Zanetti e realizzata in collaborazione con il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, e rinnovando la collaborazione con Fondazione Furla che ha invitato Daniela Ortiz a realizzare un’installazione inedita, Tiro al Blanco, che verrà attivata da una performance di natura partecipativa.

Dopo l’edizione pilota del ’74, dove comunque seppur non dal vivo la performance era presente, nel 1976 ad Arte Fiera la Galleria Pari&Dispari insieme allo Studio Morra e la Galleria del Cavallino con la Ronald Feldman Fine Arts diedero vita a due programmi di performance, che si svolgevano quotidianamente per l’intera durata della fiera.

Urs Lüthi nello stand della Pari editori & Dispar metre passa Takako Saito, Arte Fiera 1976, courtesy Archivio Fotografico Antonio Masotti

Vincenzo Agnetti, Giuseppe Desiato, Geoffrey Hendricks, Sanja Iveković, Urs Lüthi, Giovanni Mundula, Hermann Nitsch e Franco Vaccari portavano le loro azioni in un simil contesto di mercato contribuendo a cambiare irreversibilmente gli scenari dell’arte visiva con una serie di posizioni radicali – contatto diretto, vulnerabilità estesa, esposizione al caso e reazioni primarie, per esempio – che anche Marina Abramovic fissava in un manifesto insieme a Ulay. E proprio loro, Marina e Ulay, solo un anno dopo, in occasione della prima Settimana internazionale della performance, completamente nudi e stretti l’uno di fronte all’altro, si posero all’ingresso della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, costringendo il pubblico a oltrepassarli e affrontarli fisicamente e visivamente per entrare nel museo (Impoderabilia).

Performance di Us Lüthi, Album 40_044, courtesy Archivio Rosanna Chiessi / Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia
Performance di Takako Saito, Album 40_031, courtesy Archivio Rosanna Chiessi / Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

È dunque un rapporto, quello tra la performance e Arte Fiera, che esiste fin dalle origini. E la città di Bologna fu terreno fertile: già nel 1970 infatti, presso il Museo Civico Archeologico, in occasione della III Biennale Internazionale d’arte, intitolata Gennaio 70, comportamenti, progetti, mediazioni a cura di Renato Barilli, con contributi critici di Maurizio Calvesi e Tommaso Trini, furono presentate azioni e video performance. E, ancora, nel 1975 – il 31 maggio – nell’allora nuova Galleria d’arte moderna Fabio Mauri proiettò il film Il Vangelo secondo Matteo (Pier Paolo Pasolini, 1964), senza sonoro, sul corpo-schermo di Pasolini stesso con camicia bianca seduto su una sedia al centro della sala (Intellettuale).

Performance di Vincenzo Agnetti, Arte Fiera, 1976, courtesy Archivio Fotografico Antonio Masotti

Di questo legame, coltivato e rafforzato fino a essere oggi un tratto identitario, Arte Fiera celebra gli esordi con la mostra Praticamente nulla da vendere. La performance ad Arte Fiera nel 1976, che riprende il titolo proprio dalla dichiarazione che Rosanna Chiessi, fondatrice della galleria Pari&Dispari, esternò a proposito della partecipazione alla fiera nel 1976: «Praticamente, non avevamo nulla da vendere». Oltre a stimolare un nuovo sguardo su una storia poco nota, fatta di determinazione, di sfide ai canoni consolidati e di ricerca che le gallerie dimostrarono e intrapresero con audacia e lungimiranza in un periodo storico in cui i musei di arte contemporanea erano rari e privi di condizioni adatte a ospitare manifestazioni radicalmente innovative – Franco Solmi parlò di «assoluta impossibilità per un museo italiano di ospitare simili manifestazioni senza violare l’intera legislazione vigente» – l’esposizione porta anche in primo piano alcuni interrogativi circa la dimensione temporale della performance.

Stand Galleria Pari&Dispari, Arte Fiera 1976, Album_40_021, courtesy Archivio Rosanna Chiessi / Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

Molte performance degli anni ‘70 infatti non erano documentate né con fotografie né con video, perché nascevano ontologicamente come hic et nunc – dunque significavano in quanto agite in un determinato tempo e in un determinato luogo – e anche perché gli stessi artisti non credevano possibile che la documentazione potesse restituire l’esperienza reale del vedere dal vivo e/o compartecipare attivamente all’azione. A lungo l’effimero è stato a tutti gli effetti inteso come un elemento intrinseco dell’identità mediale della performance, che si traduceva con la sua inevitabile evanescenza, eppure sono proprio delle fotografie inedite conservate nell’archivio della fiera ad aver garantito la sopravvivenza di queste azioni senza tradirne il fondamento ontologico.

Performance Heinz Cibulka, Album 40_054, courtesy Archivio Rosanna Chiessi / Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

Tale fondamento, che Barilli spiegava in termini di «esserci dentro per intero» artista e fruitore – rafforzato parallelamente oggi, nel contesto fieristico, dall’azione partecipativa di Ortiz, a cura di Bruna Roccasalva – rivive adesso nel suo contenuto, determinato dall’occasione a cui deve servire. E l’occasione è proprio Arte Fiera, che si offre come strumento gnoseologico che permette di capire la struttura di quelle azioni e che garantisce a a loro che si sono esaurite nella loro essenza di perdurare nel tempo.

Performance Franco Vaccari, Album 40_050, courtesy Archivio Rosanna Chiessi / Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

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