Categorie: Mostre

C’era una volta, nel cuore del Salento: Short Fairy Tales for Adults di Driant Zeneli

di - 1 Gennaio 2024

Come noi, così Driant Zeneli. Siamo cresciuti con le favole, espressioni e al contempo depositarie, di un immaginario che tanto più eravamo piccoli quanto più ci sembrava venire da lontano. Ci sono favole che portano con se’ una morale, altre che conducono a un’azione, altre ancora che fungono da strumento, nell’arte come nella vita, per togliere il velo della realtà, ora fatta di sogni, ora fatti di incubi, ora angosciante, ora propedeutica a ribaltare l’ordine, quotidiano, delle cose.

In Salento, a Castrignano de’ Greci, una lumaca e uno struzzo, una foglia, e una coccinella e uno struzzo abitano KORA – Centro del Contemporaneo per idea e azione di Driant Zeneli che, nella forma di disegni, video e sculture cinetiche in cartapesta, ha costruito le sue narrazioni per adulti lavorando su un piano evocativo, poetico ed emozionale ma sempre in contatto con il quotidiano. In occasione della mostra Short Fairy Tales for Adults, a cura di Claudio Zecchi, è proprio lui, Driant, a condurci per mano tra i finali aperti aperti delle sue favole.

Driant Zeneli, Short Fairy Tales for Adults, 2023. Installation view, KORA – Centro del Contemporaneo, Castrignano de’ Greci

Nella mostra Short Fairy Tales for Adults la favola è un riferimento chiave. Quale valore aggiunto ha in quanto strumento, se strumento di ricerca possiamo considerarla, e come si colloca all’interno del tuo percorso, artistico e personale?

«Immagino che tanti di noi siano cresciuti con storie o favole raccontate da un adulto. Crescendo comprendi che tante di esse sono storie vere, che ti vengono raccontate in forma diversa da quello che si presume sia la realtà. Ecco, oggi la società in cui viviamo ci racconta storie reali che però sembrano più favole delle favole stesse. Per questo mi chiedo sempre posso raccontare una storia. Nel corso degli anni, di ricerca e di sperimentazione, “C’era una volta… e non si sa come finisce” ricorre in deiverse opere e in diverse occasioni. Fairy Tales for Adults è nato nel 2022 nell’ambito di Waiting Room Residency, una residenza d’artista che indaga la relazione fra arte e psicoanalisi a cura di Giusi Campisi e Sara d’Alessandro Manozzo in collaborazione con il Centro di Clinica Psicoanalitica Jonas di Trento. Questo progetto può assumere forme sempre diverse, da, disegno alla virtual reality, a seconda delle tecniche e dei materiali che incontra. A Castrignano de’ Greci per esempio, dove è ora esposto nel Centro D’arte Kora con la curatela di Claudio Zecchi, ho collaborato con Mimmo Pesare, professore associato di Psicopedagogia del linguaggio all’Università del Salento, che dirige il Centro di Ricerca Dipartimentale “Laboratorio di Studi Lacaniani” e con un gruppo di artigiani, con cui abbiamo realizzato, a Gallipoli, delle sculture cinetiche in cartapesta».

Hai parlato di una sfida, «una sfida ai limiti fisici e intellettuali mettendo in scena situazioni ironiche e oniriche, a volte assurde». Quali sono le maggiori sfide che impone la contemporaneità e come rispondi nella ricerca e nella pratica?

«La grande sfida oggi è accettare la convivenza con la gravità come forma che porta a un rapporto di amore e odio con noi stessi, comprendere che lasciarsi cadere può essere la strada necessaria per uscire dal buio. Lo psicanalista, per esempio, facendo fede al metodo lacaniano deve ascoltare e far parlare il più possibile chi ha di fronte. Ecco, io ho cercato di rovesciare i ruoli, scegliendo la sfida come strumento per costruire una favola, che avesse come protagonisti due diversi animali che si incontrano, per caso, in un circostante condiviso. È così che è nato il “C’era una volta…”»

Driant Zeneli, Short Fairy Tales for Adults, 2023. Installation view, KORA – Centro del Contemporaneo, Castrignano de’ Greci

La costruzione di queste narrazioni è frutto di un processo di collaborazione e di una sapiente mediazione tra realtà, sogno e rappresentazione. Cosa c’è all’origine di queste favole, come scegli i tuoi interlocutori e cosa accade, a livello concettuale e anche formale, nel mentre la narrazione evolve?

«All’origine c’è un incontro a tu per tu, come una seduta, nel mentre del quale ognuno sceglie quale animale diventare e insieme in quale contesto calarsi. A questo punto, stabiliti questi dettagli, si inizia a costruire la favola mantenendosi fedeli alla sua struttura, quella classica dunque di Lafontaine o di Esopo, pur con delle differenze fondanti: ci sono sempre due personaggi, non uno dunque, né buono né cattivo, né vincitore né vinto, e il finale insiste e consiste sull’azione, senza essere portatore di una morale».

Driant Zeneli, Short Fairy Tales for Adults, 2023. Installation view, KORA – Centro del Contemporaneo, Castrignano de’ Greci

La lumaca, lo struzzo, la foglia, la coccinella hanno un forte potere evocativo: di chi o di cosa sono sono espressione?

«Sono tutti espressioni di pura fantasia. La lumaca e lo struzzo sono protagonisti di una storia che racconta di una lumaca che con l’inganno attira nel deserto tanti animali e li acceca e si serve dei loro corpi per salire sempre più in alto a osservare le stelle cadenti. La Coccinella e la Lumaca – che non si erano mai conosciuti prima – condividono il peso della loro quotidianità e il desiderio di oltre i propri limiti, rimanendo però mummificati in una tana buia e senza vie di fuga. Molte delle favole del tempo attuale finiscono per condurre a quale mitizzazione, moralismo o perbenismo distorsivi. Le favole invece, penso a quelle medievali per esempio, pur crudeli che fossero, hanno sempre raccontato gli usi, i costumi e le tradizioni di quelle comunità fondate sul sacrificio, sulla sopravvivenza, sulla metamorfosi anche. È il perturbante il vero fil rouge che tutto muove e tutto mantiene insieme». In The Leaf, per esempio – il primo capitolo della nuova trilogia The Valley of the Uncanny Lovers girato Block 61 di Belgrado e frutto della collaborazione con la Facoltà di drammaturgia della capitale – una foglia vive su un albero, circondata da montagne di cemento. Quando si innamora di un fiore, a terra, invoca l’aiuto del vento per cadere e avvicinarsi all’amore tanto bramato. Ed è proprio quando raggiunge la terra che il fiore rivela la sua identità: batteria al litio senza vita. Questo è un sentimento perturbante e descrive la natura perturbante di un rapporto tra natura e artificio».

Non c’è dunque una morale. C’è però una consapevolezza che, come gli incubi stessi, può assumere una connotazione positiva. Di fronte a certi finali aperti bisogna desistere: non si possono spiegare, si devono vivere. Belli, tanti, forti, pieni.

Driant Zeneli, Short Fairy Tales for Adults, 2023. Installation view, KORA – Centro del Contemporaneo, Castrignano de’ Greci

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