Categorie: Mostre

Michele Spanghero alla Galleria Alberta Pane di Venezia: un gioco di tensioni

di - 17 Dicembre 2023

Una serie di riflessioni. Alcune passate, altre molto recenti, raccolte in opere scultoreo-installative, fotografie e disegni, danno vita alla mostra L’Esprit de l’Escalier alla Galleria Alberta Pane di Venezia. In un processo che tende a smascherare il proprio lavoro, Spanghero ci presenta opere stratificate nel tempo, unite da due concetti chiave, l’assenza e l’impossibilità della memoria. Ecco che abbiamo l’impressione che le opere rappresentino un punto di incontro tra il pensiero e una forma definita. Un’unione che si regge su una miracolosa tensione ideale e strutturale che vediamo tradotta nelle sue opere.

Questa rassegnazione che si prova davanti all’impossibilità di far sentire la propria voce o di cogliere quell’inafferrabile processo che lega l’idea e la forma, viene descritta da Diderot proprio con l’espressione L’Esprit de l’Escalier. «Egli mi disse ironicamente: “Vedrete che quando Voltaire si rattrista alla semplice recitazione di un brano patetico e Sedaine mantiene la calma alla vista di un amico che scoppia in lacrime, Voltaire è l’uomo comune e Sedaine l’uomo di genio!”. Quest’apostrofe mi sconcerta e mi riduce al silenzio, perché l’uomo sensibile, come me, tutto concentrato su ciò che gli si dice, perde la testa e non si ritrova che in fondo alle scale.»

Study for Zero Sum (Tetrahedron), Ph. Michele SPanghero

Michele Spanghero per la sua prima esposizione negli spazi della Galleria Alberta Pane di Venezia si ferma a ragionare proprio su questa sensazione. Quella che proviamo quando la perfetta risposta ad una provocazione non arriva al momento giusto, ma arriva quando è troppo tardi per essere utilizzata.

Un concetto che Spanghero adatta alle sue opere in una mostra dedicata al ripensamento. Da un lato quello tipico del fare artistico, quello che porta l’autore a rimaneggiare le proprie opere per seguire un pensiero che evolve continuamente e dall’altro, ad un livello più profondo e introspettivo, sulla stessa identità dell’artista. La sensazione che si ha entrando negli spazi della Galleria è proprio quella di immergersi in questo pensiero in fieri, che si adatta ai continui ripensamenti propri dello “spirito della scala” e che rende la mostra un terreno permeabile ed in continua evoluzione.

Nothing to Say, Ph. Michele Spanghero

Un dialogo che mette insieme alcuni dei principali soggetti della poetica di Spanghero, il rapporto tra suono e spazio, ma anche il suo interesse per il tempo, l’approccio scultoreo, il ruolo del senso e dell’astrazione nelle opere. Una versatilità che viene messa in luce in una delle prime opre che si incontrano in mostra, l’installazione sonora inedita e site specific, realizzata in collaborazione con Cinemazero, che ha messo a disposizione un’intervista a Federico Fellini in cui il regista elenca una serie di mestieri. Insieme al video è esposta una fotografia, un autoritratto di Spanghero realizzato con un’istantanea scaduta in cui vediamo solo una piccola macchia, come ad identificarsi in un essere indefinito che ha ancora la possibilità di essere tutto.

Good Old Times (Portrait), Ph. Michele Spanghero

Le installazioni sonore si alternano ad altre minimali ma molto potenti come Nothing To Say, un megafono “afono” incastrato nel muro. Un megafono senza voce. «Una contraddizione in termini che rispecchia l’afasia contemporanea a dispetto delle tante parole vacue spese dai canali mediatici… quando in realtà̀ si è spenta la nostra voce. Ogni commento a questo punto diventa superfluo. L’aspetto scultoreo del megafono di cemento che diventa tutt’uno con il muro dove è incastrato è spoglio di qualsiasi elemento superfluo.»

Questa sintesi tra diversi linguaggi si tradurrà poi in una performance, che verrà presentata sabato 27 gennaio 2024, alle ore 17, in occasione del Gallery Weekend organizzato dalla rete di gallerie della città.

Nothing to Say-See, Ph. Michele Spanghero
Halo, Ph Michele Spanghero
Zero Sum (Tetrahedron), Ph. Michele SPanghero

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