Categorie: Mostre

Orizzonti lontani e densitĂ  poetica: il viaggio di Yto Barrada alla Fondazione Merz di Torino

di - 6 Marzo 2025

Il lavoro di Yto Barrada (nata a Parigi nel 1971, viva e lavora tra Tangeri e New York) si muove su piĂą piani, ricorrendo a diversi medium espressivi che vanno dai tessuti colorati con pigmenti naturali, alle installazioni, film, sculture e collages.

La mostra alla Fondazione Merz s’intitola Deadhead ed è curata da Davide Quadrio, già direttore del Museo d’Arte Orientale di Torino, con Giulia Turconi. La mostra si compone di molte diverse opere dell’artista, tra lavori che testimoniano il percorso della propria personale ricerca negli ultimi anni, ed altri realizzati per l’occasione. In particolare, alcune delle opere esposte provengono da un precedente evento che ebbe luogo lo scorso anno proprio al MAO di Torino.

Yto Barrada, A Day is Not A Day, 2022. 2-channel film installation 16mm film, color, sound; 18 min. Film still

“Deadhead” è un termine d’uso in ambito botanico e indica l’atto di togliere da una pianta i fiori ormai appassiti, in modo da ridarle l’energia necessaria per creare nuovi boccioli e tornare a crescere.

Dal punto di vista concettuale, il riferimento è da interpretarsi come un invito a cogliere l’essenziale, lasciando dietro di sé sia gli elementi che non sono più in grado di fornire la giusta linfa vitale al nostro personale percorso, quanto quelli che non sono necessari tanto alla visione creativa e alla giusta considerazione del mondo che ci circonda. Questa operazione, proprio come quella che si compie sulle piante, è volta a liberare le energie che sono utili a dare luogo e spazio a una nuova e ricca energia fiorile.

Yto Barrada, A Day is Not A Day, 2022. 2-channel film installation 16mm film, color, sound; 18 min. Film still

Dal punto di vista delle teorie artistiche e sul colore, l’ispirazione è invece, almeno in alcuni dei lavori in mostra, da riferirsi all’opera dell’artista americana Emily Noyes Vanderpoel (1842 – 1939), che, attraverso accurati studi sul tema, traduceva le immagini in griglie geometriche di colore, dando vita a una sorta di ordinata e armonica “musica della luce”.

L’influenza di Vanderpoel è ben presente in Barrada, soprattutto nei lavori tessili, realizzati con pigmenti naturali, come, tra le opere in mostra, le serie Hourglass (2023) e After Stella (2018-2019). Nell’ultimo caso il rimando è esplicitamente rivolto anche al lavoro di Frank Stella, altro punto di riferimento artistico dell’autrice. In alcuni casi, in questi lavori, è anche possibile cogliere un riferimento, forse non dichiarato o consapevole, a certe opere di Boetti.

In mostra sono però presenti anche molti altri lavori realizzati ricorrendo a tecniche diverse. Oltre ai lavori tessili e alle installazioni, il percorso espositivo si compone, infatti, anche di molte altre opere, di dimensioni diverse, che vanno dal film al collage, alla ripetizione di proverbi scritti che assumono una portata simbolica.

Yto Barrada, A Day is Not A Day, 2022. 2-channel film installation 16mm film, color, sound; 18 min. Film still

Tra questi ci sono le due installazioni di grandi dimensioni che occupano la prima e la seconda sala della Fondazione e che costituiscono un po’ il focus dell’intera esposizione.

La prima installazione/scultura che si incontra lungo il percorso espositivo s’intitola Lis- ras- d’eau (2023). Un letto di ferro battuto, di quelli di una volta, è montato con corde da marinaio su alcuni bidoni vuoti, come fosse una zattera. Già presentata alla Biennale del Québec nel 2023, l’opera possiede una profonda densità poetica, evocando insieme l’idea del naufragio e delle peripezie affrontate dai migranti nel corso dei loro viaggi alla ricerca di una vita migliore, ma anche, su un piano metaforico, la dimensione onirica e privatissima del sonno. Insieme riflessione politica e denuncia sociale, l’opera non rinuncia, così, a una profondità simbolica, acquisendo una prospettiva poetica al contempo elegante ed efficace.

Yto Barrada, A Day is Not A Day, 2022. 2-channel film installation 16mm film, color, sound; 18 min. Film still

La seconda installazione è invece una struttura creata mettendo insieme, impilate l’una sull’altra, alcune trappole per granchi fino a creare una costruzione simile a un muro o a una sorta di piramide. L’opera s’intitola The Wall of Tanger Island, è del 2022 e s’ispira a un fatto realmente accaduto. Da qualche anno una piccola isola della Virginia, negli Stati Uniti, la cui economia si fonda principalmente sulla pesca, rischia di sprofondare lentamente sotto il livello del mare a causa dei cambiamenti climatici.

Qui, sulla baia di Chesapeake, nel disperato tentativo di arginare il danno e insieme come manifestazione del proprio disagio, la popolazione dell’isola ha costruito una sorta di muro fatto di nasse, appunto le trappole per granchi, accatastate l’una sull’altra. Yto Barrada si è ispirata a questa storia, trasformandola in una scultura dove s’intessono anche altri riferimenti, legati alla propria esperienza personale a Tangeri, in Marocco, dove l’artista ha creato Mothership, una realtà che lavora sulle esperienze creative e artistiche mescolando giardinaggio, colorazioni tessili e altre sperimentazioni, coinvolgendo attivamente la popolazione.

Yto Barrada, A Day is Not A Day, 2022. 2-channel film installation 16mm film, color, sound; 18 min. Film still

Nel suo complesso, la mostra alla Fondazione Merz presenta, così, un percorso espositivo articolato, fatto di numerosi lavori molto eleganti e insieme profondi. Sono opere da cogliere nei dettagli e da leggere con attenzione, per non perdere i riferimenti poetici e simbolici nel loro intrecciarsi con aspetti storici, geografici e soprattutto di denuncia politica e sociale.

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