Gerhard Richter, Fondation Louis Vuitton, exhibition view
È uno degli artisti contemporanei più acclamati e conosciuti, con una carriera di più di cinque decenni, noto per il suo linguaggio eclettico che spazia tra tecniche, stili e soggetti rappresentati. Gerhard Richter e la sua arte sono protagonisti della retrospettiva ospitata alla Fondation Louis Vuitton di Parigi, curata da Dieter Schwarz e Nicholas Serota e visitabile fino al 2 marzo 2026. Nato a Dresda nel 1932, Richter comincia ad avvicinarsi al mondo dell’arte a soli quindici anni. Studia all’Accademia di Belle Arti di Dresda e, laureatosi, lavora come pittore murale per lo stato della Germania Est. Nel 2017, dopo quasi cinquant’anni, prende la decisione di smettere di dipingere, pur continuando a disegnare. La sua è stata una carriera incredibilmente prolifica; non a caso, la mostra riunisce 275 opere, realizzate tra il 1962 e il 2024, e include sperimentazioni con materiali di ogni tipo: pittura ad olio, a disegni in matita e acquarello, fotografie e sculture. Dopo le grandi retrospettive newyorchesi degli scorsi anni al MoMA e al MET, quella in corso a Parigi è finora la più completa.
Ognuna delle 10 sezioni di cui si compone la mostra copre circa un decennio della sua produzione, tracciando così l’evoluzione della sua visione pittorica. Nei primi decenni la pittura di Gerard Richter è principalmente figurativa, e la sperimentazione risiede soprattutto nella tecnica: i contorni sfocati con pennelli asciutti, che rendono intenzionale quello che normalmente viene considerato un errore, diventano il suo tratto distintivo. «Il fatto di sbavare le linee dunque può servire a rendere il quadro invincibile, surreale, più misterioso», afferma l’artista. Sono frequenti in questo periodo le rappresentazioni legate alla Seconda Guerra Mondiale e alla successiva separazione della Germania, avvenimenti che vive in prima persona e che lo segnano profondamente. Negli anni Settanta comincia a sperimentare con l’astrattismo, ponendo le fondamenta per quello che diventerà poi uno dei suoi stili predominanti. Inizia anche a creare le sue Color Charts, griglie di colori che rispecchiano la sua ricerca di ordine.
Gli anni Ottanta segnano una svolta nella sua carriera, e lo rendono internazionalmente riconosciuto. In questi anni si concentrano anche le sperimentazioni tecniche con diversi strumenti pittorici: grandi spatole e lame con cui trascina il colore sulla tela, creando tensione tra controllo e casualità, tra istinto e premeditazione. Il risultato sono tele colorate e vibranti, in un gioco di raschiature e coperture entusiasmante.
Una costante della sua produzione lo accompagna in tutte le epoche: non dipinge mai direttamente ciò che vede, ma ogni sua opera è filtrata da un intermediario. Una foto, un disegno, un altro dipinto. La varietà di stili e tecniche stupisce e ammalia, e porta ogni volta a chiedersi quale sia il processo creativo che sta alla base. «Ogni passo avanti è sempre più difficile, e sempre meno libero, finché non realizzo che non c’è più nulla da fare». Così Richter descrive la sua tecnica pittorica, tecnica che non segue regole precise, ma semplicemente il proprio istinto.
Ciò che più colpisce della grande retrospettiva è l’incredibile eterogeneità dei soggetti, delle tecniche e degli stili, che cambiano radicalmente anche solo nel corso di un decennio. Questo, di fatto, è ciò che rende Gerhard Richter uno degli artisti più acclamati di sempre. La volontaria elusione da ogni possibile categorizzazione è il marchio distintivo di un genio pittorico e artistico che prescinde dal tempo e dalle mode, e che lascia il segno in modo marcato nella scena artistica del suo tempo.
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In fila sotto la pioggia ma ne è valsa la pena. Un artista eclettico, una grande mostra!