Enrico Antonello, POINTS OF VIEW, 2024, arduino, cablaggi vari, led, plexiglass, pla 10 elementi, 21,5 cm x 13 cm x 6 cm
Nel complesso dell’ex Birrificio Dreher, collocato a pochi passi dal Molino Stucky alla Giudecca, si dipanano le tre bianche sale dello spazio SPUMA – Venice Art Factory, dove fino al prossimo 10 febbraio si sussegue tutta una serie di dipinti, installazioni, fotografie, sculture e opere video in occasione dell’esposizione finale del concorso We Art Open.
Il progetto, a cura di No Title Gallery, si propone come mezzo di promozione dell’arte contemporanea, offrendo ai giovani creativi la possibilità di esporre in una vetrina privilegiata nella laguna veneziana. Per quest’occasione, in particolare, sono venti gli artisti selezionati dalla giuria, composta dal curatore Domenico de Chirico, Albert Wrotnowski —vincitore dell’edizione 2024–, Silvia Previti, Manuela Lietti e Vincenzo Alessandria.
Di ciò è un esempio evidente l’opera Corpus Hominis di Federica Sutti: un’ostia punteggiata da colori sgargianti —metafora del corpo umano contaminato dalla plastica— e posizionata a dividere lo spazio di SPUMA, come un vero e proprio tabernacolo. Il rimando all’antico e ad epoche lontane si rintraccia poi in lavori come Jet Icho di Carmine Bellucci e nell’olio su tela I would let sweetness kill me di Eleonora Rinaldi.
Proprio la Rinaldi si è aggiudicata il primo premio di quest’edizione, con un dipinto in cui un azzurro acceso si fonde con tinte aranciate per dar vita ad una donna dai tratti classicheggianti, accompagnata da una piccola chimera. Il risultato è un soggetto che sembra insieme estremamente dolce ed estremamente fragile, come spesso accade nelle opere dell’artista friulana.
Vincitore della sezione HDEMIA, rivolta agli studenti di Belle Arti, è stata invece la giovane Rebecca Zan, con l’ampia tela The wild orchestra, punteggiata di castori assorti nel loro frenetico lavoro collettivo. Una volpe, nel frattempo, li osserva in agguato. La composizione suggerisce una situazione di imminente pericolo, un’anticipazione della catastrofe che da lì a poco andrà a sconvelgere la vita dei grossi roditori. Ma questa costante attesa della tragedia appartiene forse più al mondo degli uomini che a quello animale.
Ad ampliare la lista degli artisti premiati è poi Simone Rutigliano, originario della provincia di Lecce, ma attualmente studente presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. La sua opera Santu è una stratificazione di colore, in cui le pennellate si sovrappongono in una pasta densa e corpo e spazio diventano indistinguibili.
Infine, ad essere riconosciuto dalla giuria è anche Jacopo Zambello con il suo nudo Questione di poco, in cui il corpo e le sue urgenze si fanno protagonisti di una rappresentazione dalla tecnica precisissima.
Se è la pittura ad essere stata premiata in questo contesto, è importante sottolineare però come le tecniche rappresentate in mostra siano molteplici: dal marmo galala di Marco Chiazzolino all’installazione di Enrico Antonello —che gioca con le ambiguità della parola— passando per le fotografie di Elia Brignoli, che immortalano complicati processi chimici ed organici.
Ognuna di queste ricerche costituisce dunque un tassello nel mosaico che è We Art Open, delineando un panorama sfaccettato in cui linguaggi e sensibilità diverse convivono e si completano. L’esposizione non si limita a celebrare il talento emergente, ma invita a riflettere su come i giovani artisti interpretano il presente e immaginano il futuro.
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