Quello che colpisce di più, nel lavoro di Nobukazu Takemura (1968, Osaka), è la capacità di comporre elementi d’origine diversa in un quadro dai contorni confusi e spesso contrastanti. A Roma, nello spazio dell’Init, Takemura si è esibito in un live set difficilmente definibile, ma proprio per questo indicativo dei suoi lavori più recenti. Da qualche tempo, infatti, la sua musica mette insieme ritmiche elettroniche spigolose a melodie semplici e rotonde, così da restare a metà strada fra le atmosfere più sperimentali e quelle tipiche dell’elettronica pop.
Il live, legato essenzialmente a 10th (CD, Thrill Jokey 2003), il suo ultimo album, si è aperto con una serie di pezzi cantati da Aki Tsuyuko (cantante e videoperformer) su una musica dai picchi melodici leggermente dissonanti che, pur mantenendo un sapore modernista, si richiamava in qualche modo alla musica tradizionale giapponese. Nella seconda parte del concerto Takemura ha proposto una miscela tagliente di suoni
Takemura è da qualche tempo impegnato a curare anche l’aspetto visivo delle sue performance, cercando un’interazione fra immagini e musica più diretta e coinvolgente possibile . Se all’inizio sullo schermo ci sono state immagini che si susseguivano senza
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thrilljockey.com
valerio mannucci
concerto visto l’8 maggio 2003
Decibel – Sound Art & Musica Elettronica è un progetto editoriale a cura di Marco Altavilla
[exibart]
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