Imago Ars

di - 5 Novembre 2013

Un’operazione complessa, frutto di un accurato lavoro di selezione tra le circa 60mila opere provenienti della collezione Unicredit (la più grande collezione corporate d’Europa), che ha visto la collaborazione congiunta di Gianfranco Maraniello e Walter Guadagnini insieme con Bärber Kopplin. Ma non solo. A questo corpus centrale si legano i prestiti delle collezioni museali bolognesi (in mostra libri esoterici provenienti dalla Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio in netta linea di rimando con l’opera di Candida Höfer e tre pellicole d’epoca provenienti dalla Fondazione Cineteca di Bologna), accanto ad altrettante “alleanze virtuose” con altri musei italiani. Così le opere di Giulio Paolini, Hans Op de Beeck e Gilberto Zorio sono in prestito dal MAXXI di Roma, mentre dall’Albertina di Vienna arrivano Silberfische (Nixen) di Gustav Klimt e la serie Fotografies, in comodato dal MdM di Salisburgo.
La magia come scelta tematica intelligente e vaga a un tempo così da permettere l’ingresso ad opere (frutto di acquisizioni successive, dal nucleo originario di 25mila pezzi, con la fusione della collezione di Bank of Austria e l’accorpamento della tedesca HypoVereinsbank) anche molto distanti tra loro per temi, simbologie, temporalità e stilemi letterari di riferimento. Una mostra, questa del MAMbo,  davvero coraggiosa e contemporanea, anche se proprio per questo opaca e di non facile interpretazione in alcuni passaggi e accostamenti.

L’ordito che s’intesse nella processione sintattica delle sale mette in luce come all’interno del profilo artistico e sotto la materia densa o spugnosa (Yves Klein, SEE 244), Minimal o Poverista, Avanguardistica o Pop, si celi la magia come noumeno originario. La divisione tematica resta affascinante e colta: La magia dei libri (con opere del moderno e insieme rari e preziosi testi alchemici che hanno nella cabala, nelle metamorfosi e nei quadrati magici i tre cardini di trattazione), La magia del cinema (con le pellicole di Louis Lumière, Arrivée d’un train à la Ciotat, 1897, George Mèliés Voyage dans la lune, 1902 e La belle et la bête di Jean Cocteau, 1946), Il mago moderno e la pittura antica (opere di Dosso Dossi, Antonio Carneo, Marco Ricci e Jean Babtiste Greuze), Qualunque incanto è magia (L’Incantesimo) (con Via Lewandowsky, Jepp Hein a scardinare lo spazio e il tempo, ma anche Giorgio De Chirico e Gustav Klimt, Elina Brotherus, Claire Sand e Bernhard Schulze), La vertebra della balena (L’artista demiurgo) (con eccellenti pezzi delle avanguardie storiche: Giacomo Balla, Fernand Léger, Kurt Schwitters, Jean Tinguely, Enrico Castellani e Günter Uecker), Ricettari corpi e crogiuoli 1 (L’artista alchimista) (con Gilberto Zorio, Stephan Balkenhol e Giuseppe Penone), Ricettari corpi e crogiuoli 2 (L’artista sciamano) (centrata sull’aspetto performativo e sulla Body Art del secondo Novecento), Il linguaggio e le regole del gioco (George Baselitz, Gerhard Richter, Grazia Toderi, Giulio Paolini, Matthias Bitzer, Vladimir Kupriyanov), L’officina di Pigmalione (con Candida Höfer, Goran Trbuljak, Stefano Arienti, Marco Tirelli, Luca Caccioni Thomas Demand e Beate Gutschow, Luca Pancrazzi e Luigi Ghirri), Dodici lavatrici e la rottura dell’ordine (La magia del punto di vista) con Marco di Giovanni, Barbara Probst, Steven Pippin, Arthur Duff, Shirin Neshat), L’illusione della negromanzia (La magia della fotografia)  con una selezione di opere provenienti dalla collezione Fotografis di Unicredit Bank of Austria AG ed esposte a Salisburgo.

La scansione delle sale, genera un percorso che è fiaba e storia, che è illusione e disagio, concretezza e illuminazione, auspicio dell’altrove e volontà di potenza. Un certo gusto trasversale di matrice mitteleuropea congiunge i passaggi più significativi dell’esposizione rendendo questa mostra di alto livello, anche per qualità dell’esposizione in un percorso aperto e opzionale ma non caotico, con l’ingresso di elementi cromatici e luminarie esatte, grazie al dialogo tra le opere che è sì serrato, ma armonioso e arioso.
Una molatura culturale che permette di interpretare la mostra attraverso il suggerimento di Cocteau stesso, laddove invita lo spettatore ad una naïveté originaria, ad un criterio di giudizio che sia spoglio da condizionamenti e stereotipi, che abbia nella danza il suo motore di ricerca come primario dinamismo dell’inconscio. Così, dentro questa poliedrica e conturbante mostra, lo spettatore potrà formare le proprie immaginarie collezioni, dalla Superficie Bianca di Enrico Castellani a Weisser Schrei di Günther Uecker, dall’Abstract Composition di Florence Henri all’opera As Time goes by di Via Lewandowsky, dai 360° Illusion II di Jepp Hein al Negometrischer Karneval di Gunter Brus e al Der Tanz mit den goldenen Scheiben di Arthur Benda. Giungendo al mito di uno specchio che non mostra ma riflette non su chi sia la bellezza, ma su cosa essa sia, in un’oggettività percettiva che alla magia delega il risvolto.

Professionista multidisciplinare vive a Bologna dove si interessa di progetti d’eccellenza in ambito culturale, collezionismo, editing, curatela dell’arte contemporanea, crowdfounding, giornalismo e design ltd. Laureata in Scienze della Comunicazione e in Storia dell’Arte Contemporanea ha perfezionato i suoi studi a Venezia con un Master in Art Management in collaborazione con La Biennale. Ha lavorato al riordino del fondo Stefano Tumidei presso la Fondazione Federico Zeri di Bologna e come ufficio stampa per il Festival di Storia dell’Arte Artelibro - Bologna per cui ha curato l’editing del catalogo dei collezionisti antiquari A.L.A.I. A Treviso è stata professoressa in Citizen Journalism. Conclusa l’esperienza durata due anni come direttore editoriale della rivista di ricerca The Artship | Bulletin of Visual Culture specializzata su future e talenti emergenti – con il patrocinio dell’Università degli Studi di Bologna - ha iniziato la sua collaborazione con T.E.C.A periodico del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università degli Studi di Bologna. Ha curato il profilo di ricerca e sviluppo nell’ambito lusso per Archivio delle Opere del Maestro Roberto Paolini e per i tirocini attivati con l’Accademia delle Belle Arti di Bologna. È corrispondente per il periodico d’arte contemporanea Exibart. Gli articoli di Paola su Exibart.com

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