Fra i molti propositi espressi quando si preparava il grande Giubileo del 2000, ci fu anche quello –fortemente caldeggiato dall’allora Cardinale vicario Camillo Ruini– di costruire 50 nuove chiese per le periferie romane. Alcuni di questi progetti, pur con qualche annetto di ritardo, sono giunti a termine. E si tratta spesso di opere di grande interesse architettonico, come la chiesa di San Francesco di Sales, al rione Alessandrino, dell’architetto Lucrezio Carbonara, o la famosa chiesa ormai ribattezzata “delle Tre Vele” di Tor Tre Teste, dell’americano Richard Meyer. Ora si presenta un’altra di queste opere capitali, stavolta realizzata in una zona spesso al centro della cronaca per ben altri motivi, la Magliana. Si tratta della chiesa del Santo Volto di Gesù, degli architetti Piero Sartogo e Nathalie Grenon. Ma in questo caso c’è un valore aggiunto che i progettisti hanno voluto affiancare alla loro opera: l’intervento di otto grandi artisti, con dei lavori concepiti appositamente in concerto con i volumi architettonici, e che rendono speciale tutto l’edificio.
Gli architetti propongono -anche in questa opera- una delle proprie specificità: la sovrapposizione delle matrici lineari con quelle curvilinee, cilindriche e sferiche.
Queste ultime connotano gli spazi più aggregativi del complesso, come l’aula liturgica a ventaglio -sormontata dalla semicupola- e, nel corpo contrapposto, il semicerchio dell’auditorium e delle aule per la catechesi. “L’ampio sagrato è il luogo significativo dell’invito e dell’accoglienza”, spiega Sartogo, suggerendo una chiave di lettura di tutto il progetto. “Il sagrato come una grande ‘V’ si apre simulando due braccia tese verso la città e suggerisce l’idea della città–comunitas che penetra lo spazio sacro.”
Riprendendo la prassi secolare di concepire il tempio come un’opera corale, gli architetti hanno interagito con gli artisti, integrando pittura, scultura ed architettura in un unicum irripetibile. Si va dalla trama astratta di Carla Accardi agli elementi scultorei luminosi di Chiara Dynys, che riportano una frase di Sant’Agostino. Jannis Kounellis incide il viso di Cristo in ghisa, mentre Eliseo Mattiacci crea una croce che galleggia ai riflessi del sole, e Mimmo Paladino ha realizzato la Via Crucis in terracotta.
Il volto di Gesù cui è intitolata la chiesa– caratterizza anche l’opera di Pietro Ruffo, mentre l’ambulacro dell’aula ospita una pittura murale di Marco Tirelli. Giuseppe Uncini, infine, scandisce il perimetro con l’intricata, appassionata plasticità dei suoi tondini in ferro, liberati per una volta dalla presa del cemento.
massimo mattioli
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