Categorie: Architettura

Il restauro di Notre Dame in versione Disney fa già discutere

di - 7 Dicembre 2021

Sono passati più di due anni dall’incendio che ha causato il crollo della grande guglia centrale e di due terzi del tetto di Notre Dame ma manca ancora molto tempo per la conclusione dei lavori, stimata per l’aprile del 2024. Già all’indomani dell’incidente la questione del restauro aveva acceso la discussione, vedendo il contrapporsi di posizioni conservatrici e innovatrici. Se finora i lavori hanno interessato solo la parte esterna, con la rimozione dei ponteggi che si trovavano intorno alla cattedrale al momento dell’incendio, negli ultimi tempi si è tornati a parlare del restauro vero e proprio. I lavori interesseranno diverse parti della cattedrale: cappelle, vetrate, organo e naturalmente la guglia ottocentesca, proprio da quest’ultima nascono le argomentazioni di quanti vorrebbero una modernizzazione di Notre Dame.

Dopo la messa in sicurezza e con l’avvicinarsi dell’avvio effettivo dei lavori è ricominciato il confronto sulla natura del restauro della cattedrale, soprattutto per quanto riguarda alcune proposte “a misura di turista”. Se nel maggio del 2019 il presidente Emmanuel Macron aveva chiuso la discussione affermando che la nuova guglia sarebbe stata ricostruita nelle stesse identiche forme della vecchia, alla fine del mese scorso sono emersi nuovi progetti per gli interni, scatenando la polemica. Maurice Culot, architetto e critico con sede a Parigi, afferma che «Quello che stanno proponendo di fare a Notre-Dame non sarebbe mai fatto all’Abbazia di Westminster o a San Pietro a Roma. È una specie di parco a tema e molto infantile e banale data la grandiosità del luogo».

Dai pochi dettagli finora emersi in un rapporto del Daily Telegraph, i piani per il restauro degli interni restituiscono una sorta di percorso dispiegato attraverso cappelle a tema (tra le quali ci sarà un focus particolare su Asia e Africa e un altro sul tema ecologista), proiezioni in varie lingue, murales ed effetti luminosi e sonori che varieranno a seconda della forma liturgica al fine di creare “spazi emotivi”. Una Notre Dame più inclusiva, accessibile e politicamente corretta.

Una “disneyficazione” il cui obiettivo sarebbe, stando a padre Drouin, quello di evangelizzare i turisti di fede non cattolica ma che agli occhi di chi ha potuto vedere i bozzetti appare come un tentativo di svuotare il monumento della sua connotazione e forza spirituale in favore di un turismo spettacolarizzato ed effimero, soggetto a costanti cambiamenti per assecondare le mode del momento. In generale le prime reazioni si allineano su uno stesso parere negativo: «è la follia del politicamente corretto. Vogliono fare di Notre Dame una sala di esposizione liturgica sperimentale che non esiste da nessun’altra parte. Dovrebbe essere invece un punto di riferimento, dove il minimo cambiamento va trattato con la massima prudenza».

Bisognerà aspettare per conoscere gli esiti di questa proposta, che sarà presentata insieme alle altre alla Commissione nazionale per il patrimonio e l’architettura della Francia nei prossimi giorni.

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