L’architetto giapponese Arata Isozaki ha vinto nel 1998 il concorso per la realizzazione della nuova uscita sul lato Sud-Est degli Uffizi a Firenze, superando con l’unanimità della giuria i progetti proposti da architetti quali Gae Aulenti, Mario Botta, Norman Foster, Vittorio Gregotti e Hans Hollein. Chiaro riconoscimento per un architetto di fama mondiale, già insignito con laurea ad honorem de La Sapienza di Roma, nonché ampiamente premiato in Europa e America (Riba, Fad, Legion d’onore, Chicago Award …).
Delle tante ricerche condotte in oltre 40 anni di carriera, nella proposta per Firenze traspare soprattutto il filone postmodern e la notevole ironia. Molto lontano sembra invece l’influsso del maestro Kenzo Tange, e le ricerche Metabolist sulla città megastrutturale.
Il progetto originario prevedeva un maxi colonnato con 16 longarine su cui poggiavano lucernari trasparenti, rivestito di pietra serena e abbellita da copie di statue conservate agli Uffizi.
Opere accessorie inoltre la ripavimentazione, l’illuminazione e la pedonalizzazione della piazza; il tutto per un costo complessivo di 13 miliardi di lire equamente ripartiti tra Stato e Comune.
La prima violenta obiezione è stata mossa dall’ex sottosegretario ai Beni Culturali Vittorio Sgarbi che ha definito il progetto un orrore . La mediazione del Ministro Urbani ha poi indotto Isozaki a una rivisitazione degli elaborati, il cui esito è stato l’arretramento e l’abbassamento (da 24 a 13 metri) del colonnato e l’adozione di materiali trasparenti. Modifiche insufficienti: all’orrore di Sgarbi fa eco l’appello di Franco Zeffirelli che recita: ”Chi ama Firenze insorga contro la tettoia giapponese ”. Segue sulle pagine del Corriere della Sera, l’intervento dell’autorevole professore Leonardo Benevolo che propone una “depurazione” dell’idea di Isozaki, a favore di una struttura che si armonizzi con gli edifici esistenti, pur distinguendosi dagli stessi attraverso i materiali moderni.
Il Soprintendente generale ai Beni artistici e storici della Toscana Antonio Paolucci, cerca di arginare il fronte negativo con una lettera aperta che elenca tre buone ragioni a favore della pensilina dell’architetto giapponese. Prima tra tutte è la vincita del Concorso e la titolarità di un regolare contratto firmato nel febbraio
Recentemente un nuovo colpo di scena: il rinvenimento di reperti medievali, cinquecenteschi e ottocenteschi in Piazza Castellani, dove si doveva realizzare la pensilina, sembra chiudere definitivamente la polemica e il cantiere Isozaki. Si attende la parola del Ministro. Intanto l’Assessore all’Urbanistica sottolinea la stravaganza di questa decisione: gli stessi reperti rinvenuti precedentemente su un lato della “nuova” pensilina non hanno bloccato i lavori, questi sul lato opposto si.
Lo studio Isozaki ha già comunicato al soprintendente Domenico Antonio Valentino , e per conoscenza al ministro Giuliano Urbani, all’assessore comunale all’urbanistica Gianni Biagi e ai soprintendenti Antonio Paolucci e Mario Lolli Ghetti, la sua disponibilità a rivedere il progetto, presa visione dei rilievi dei ritrovamenti, in modo tale da realizzarlo con una nuova soluzione di fondazione.
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daniela bruni
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