Biennale Venezia 2026: Fiona Pardington e l’identità della Nuova Zelanda

di - 6 Febbraio 2025

Dopo il trionfo del Mataaho Collective alla Biennale di Venezia 2024, con la vittoria del Leone d’Oro per l’opera Takapau, la Nuova Zelanda si prepara a tornare sulla scena internazionale dell’arte con Fiona Pardington. Portavoce di un’arte profondamente radicata nella cultura Māori ma capace di parlare al mondo intero, sarà lei a rappresentare il Paese insulare. Nella sua ricerca, la fotografia si fa archivio della memoria, sguardo antropologico e celebrazione della fragilità del mondo naturale.

Istituito nel 2001, il Padiglione della Nuova Zelanda ha ospitato artisti di rilievo come Simon Denny nel 2015 e Lisa Reihana nel 2017, quest’ultima con un’opera ispirata alla cultura Māori. Per il 2024, Creative New Zealand, ente che sovrintende alla partecipazione del Paese alla Biennale, scelse di rinunciare alla partecipazione nazionale per carenza di fondi e l’opera di Mataaho Collective fu esposta nel percorso all’Arsenale. Per il 2026,  Creative New Zealand e Arts Council of New Zealand hanno stretto una partnership con la Christchurch Art Gallery, che garantirà la sostenibilità del progetto.

Nata a Auckland, nel 1961, con radici che affondano nelle comunità Kāi Tahu, Kāti Mamoe, Ngāti Kahungunu e nel Clan scozzese Cameron, Pardington lavora da oltre quattro decenni, in particolare, sull’eredità della cultura māori, esplorando i taonga (tesori) conservati nei musei. «Tutto ciò che faccio è Tahu», ha dichiarato in un’intervista, evocando il legame profondo con la propria genealogia e tradizione.

La sua formazione all’Elam School of Fine Arts l’ha portata a confrontarsi con il linguaggio fotografico: se da un lato si nutre della grande tradizione europea e americana – Brassaï, in primis, con il suo occhio notturno e lirico -, dall’altro costruisce un lessico personale, quasi mistico, che sfida la bidimensionalità della fotografia e la avvicina all’oggetto rituale. A rendere unico il suo sguardo è la capacità di evocare presenze attraverso gli oggetti: piume, ossa, reliquie animali e manufatti museali diventano soggetti di un racconto che intreccia storie di perdita, conservazione e riscatto.

Fiona Pardington A76460, 2019. Pigment inks on Hahnemühle Photo Rag. Courtesy the artist and Starkwhite. With thanks to Wellcome Collection | Science Museum Group, (Christchurch Art Gallery Te Puna o Waiwhetu)

Vivere a stretto contatto con la natura, nella sua proprietà di 20 ettari a Waimate, ha reso il suo rapporto con il paesaggio ancora più intimo. Circondata da un concerto quotidiano di miromiro, kākā, korimako e riroriro, Pardington si lascia guidare dai ritmi del mondo vivente, integrandoli nel proprio processo creativo. «Osservare gli uccelli e ascoltare il mare mi tiene con i piedi per terra», raccontava in una intervista.

L’annuncio della sua partecipazione alla Biennale d’Arte di Venezia del 2026 è stato accolto con entusiasmo nello Stato Aotearoa e anche se i dettagli non sono stati ancora rivelati, Pardington lascia intendere che il suo progetto sarà coerente con la sua pratica. «So come portare qualcosa che parli di noi, di Aotearoa», ha dichiarato.

Fiona Pardington’s Lovers, Timaru, South Canterbury Museum, 2024. Inkjet print on Hahnemühle paper

Nella sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la borsa di studio Moët & Chandon (1990) e il Visa Gold Art Award (1991 e 1997). Ha lavorato come artista in residenza in varie istituzioni, tra cui l’Università di Otago (1996-97), l’Auckland Unitec Institute of Technology (2001) e l’Otago Polytechnic (2006).

Nel 2010 ha fotografato calchi ottocenteschi di teste Māori ed europee per un progetto con il Musée du Quai Branly di Parigi, esposto alla 17ma Biennale di Sydney e pubblicato in The Pressure of Sunlight Falling. Tra il 2015 e il 2016, la City Gallery Wellington e l’Auckland Art Gallery le hanno dedicato una grande retrospettiva, A Beautiful Hesitation. Detiene il record d’asta per la fotografia neozelandese con Quai Branly Suite of Nine Hei Tiki, venduta nel 2010 per circa 35mila euro.

Articoli recenti

  • Progetti e iniziative

Musei diffusi: l’arte alpina dell’Hotel Bellevue di Cogne

Fondato nel 1925, l'Hotel Bellevue di Cogne è una "casa" dove l'arte alpina non si guarda in teca, ma si…

26 Aprile 2026 10:30
  • Fotografia

Other Identity #201, altre forme di identità culturali e pubbliche: Lorenzo Castore

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

26 Aprile 2026 9:30
  • Mostre

The Only True Protest is Beauty: il debutto veneziano di Dries Van Noten

Fino al 4 ottobre, la mostra inaugurale di Fondazione Dries Van Noten trasforma l’opulenza in uno spazio di riflessione, dove…

25 Aprile 2026 22:27
  • Mostre

Il ciclo vitale della natura, nelle opere di Brad Downey: la mostra a Reggio Emilia

A Palazzo Brami di Reggio Emilia, SPAZIOC21 presenta gli esiti della residenza artistica di Brad Downey: nel suo lavoro esplora…

25 Aprile 2026 20:20
  • Mostre

Disegnare Roma. La città eterna nei taccuini di Heemskerck all’Istituto Centrale per la Grafica

Disegni, matrici e fotografie raccontano la formazione di un immaginario della città, dal viaggio romano di Maarten van Heemskerck alle…

25 Aprile 2026 20:00
  • Arte contemporanea

Apre a Mestre MUVEC – Casa delle Contemporaneità. Intervista alla dirigente Elisabetta Barisoni

Con una collezione che va dal 1948 ai nostri giorni, un premio dedicato alla pittura e una rete di residenze…

25 Aprile 2026 18:04