Marilù Manzini, Super Eroi Contaminati – Basilica di San Celso

L’arte pittorica è tra i mezzi espressivi più amati da Marilù Manzini. “Posso dire che l’arte mi ha salvato la vita. Solo dipingendo sono riuscita ad andare oltre situazioni critiche. Quando dipingo mi sento veramente bene”, racconta l’artista modenese, milanese di adozione. Da poliedrica incontenibile Marilù non si ferma però solo ai pennelli. Pittrice, scultrice, fotografa, scrittrice e regista segue molteplici filoni di ricerca artistica. “Anche nella veste di regista mi sento perfettamente a mio agio. È stata una scoperta e spero di trarre presto un film dal mio nuovo romanzo Obbligo e verità, in uscita la prossima primavera. Una storia erotica forte, di cui ho già la sceneggiatura”. Manzini ha al suo attivo quattro romanzi pubblicati e un racconto. La sua arte trae spesso ispirazione dalle cose di tutti i giorni rielaborate con l’occhio di un’inesausta creatività, votata alla sperimentazione. Nasce così la serie dei Super Eroi Contaminati, al centro della mostra curata da Alessandra Bertolé Viale, in corso nella suggestiva Basilica di San Celso, a Milano.

Marilù Manzini, Supereroi contaminati, 2021, 50 x 80 cm

Fotografie in cui i ben noti super eroi appaiono intenti in attività di tutti i giorni, “contaminati” dalla normalità. Un Superman di colore (in omaggio ai diritti civili) al supermercato mentre fa la spesa, una Wonder Woman che si destreggia nella scelta di detersivi, a sottolineare come siamo tutti supereroici nel nostro quotidiano. Un “come siamo” traslato nel progetto Facce di Bronzo, in cui i ritratti di personaggi famosi, nel corso di una metamorfosi, assumono le fattezze di sculture greche. Delle maschere a simbolizzare che spesso i personaggi pubblici sono ben diversi da quello che sembrano. “Con un riferimento specifico a uno di loro, cui ho inviato il ritratto senza avere da parte sua nessun riscontro”, ironizza l’artista. Proprio tra ironia e spunti di riflessione (si è anche occupata di violenza contro le donne) l’artista spiazza lo spettatore con vere e proprie provocazioni, mediante un linguaggio onirico e trasgressivo. Premonitrice del periodo pandemico la fotografia dal titolo Quarantine in cui è ritratta una giovane donna incinta e The Kiss. “Nella prima ho fotografato una cugina in dolce attesa (ha partorito pochi giorni dopo lo scatto); il nastro con la scritta ‘quarantine’ sul suo ventre, riferito alla forma di quarantena che il bimbo vive prima di nascere, assume in tempi pandemici un doppio significato. Mentre nella foto in cui un uomo e una donna cercano di baciarsi impediti ognuno da una gabbia, c’è tutto il senso dell’amarsi molto, divisi da qualcosa che si frappone, come durante il lockdown, anche se è stato realizzato molto prima”, spiega l’artista. Il senso della fatica di vivere e, di nuovo, dell’eroismo quotidiano si ritrova invece nell’omaggio a Lucio Fontana.

Marilù Manzini, Supereroi contaminati, 2021, 50 x 80 cm

I tagli nelle tele squarciate dall’artista, alla ricerca dell’infinito, vengono ricuciti da Manzini: ferite rimarginate, perché la vita continua nonostante le cicatrici. “Ho voluto portare in mostra opere cui tengo molto, specialmente il quadro che ritengo il più importante e che rappresenta la creazione dell’universo nella ciclicità della vita, con i simboli delle diverse religioni, lo ying e lo yang, l’inferno, l’olimpo, Atlante e un bambino che dorme, sogna e crea l’universo stesso”. Come consiglia la curatrice Alessandra Bertolé Viale, che conosce l’artista da 13 anni: “Osservate il lavoro della Manzini senza pregiudizi, senza occhiali che distorcono la realtà, guardate la bellezza statuaria del Superman e la saggezza di Wonder Woman, giocate con i colori degli scaffali e scoprirete che sono i colori della vostra vita, delle vostre battaglie. Siamo tutti supereroi”.

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