Alessandra Cardone, Antinoo, 2021
Inaugurata lo scorso 24 novembre, la mostra fotografica âSolve et coagulaâ di Alessandra Cardone, curata da Michele Iodice e con il coordinamento di Laura Forte, sarĂ visitabile presso il MANN â Museo Archeologico Nazionale di Napoli fino al 10 gennaio 2022. Lâesposizione ha ricevuto il matronato del Museo MADRE ed Ăš stata realizzata con il contributo della Regione Campania. Ce ne parla la stessa fotografa, che abbiamo raggiunto per questa intervista.
Come sei venuta in contatto con le diapositive conservate nellâarchivio fotografico del MANN â Museo Archeologico Nazionale di Napoli e cosa ti ha guidato nella creazione di queste tue âimmagini sulle immaginiâ?
«Prima di essere un progetto artistico, âSolve et coagulaâ Ăš un viaggio nel tempo che inizia molti anni fa. Un viaggio nel corso del quale rivive la mia personale esperienza con la fotografia dei beni culturali. Al modo degli alchimisti ho individuato, separato e isolato ogni mia riflessione ed esperienza nel campo dellâarte e della fotografia, dallâesperienza lavorativa di fotografa dei beni culturali fino alla illuminante (ri)scoperta dei loro Archivi fotografici: un vero scrigno magico. Migliaia di negativi di diverso formato, su lastra e su cellulosa, diapositive e stampe fotografiche risalenti ai vecchi laboratori museali e camere oscure oggi dismesse.
Inizia qui lâidea di un viaggio fotografico nel tempo della fotografia. Ho selezionato e scansionato ciascuna diapositiva con una sorta di zoomata, sottoponendo ognuna di esse ad una lente di ingrandimento che ne evidenziasse, oltre al soggetto, anche supporto, classificazione, numero di inventario e collocazione, senza mai edulcorare e/o tentare di nascondere la trasfigurazione dovuta al tempo trascorso. Al contrario, sono stata subito interessata dallâosservazione degli effetti che, proprio le sedimentazioni temporali (e il passaggio umano) dovute a polvere, graffi, impronte o altro, avevano provocato sullâimmagine.
Inizio cosĂŹ il lavoro di svelamento dellâimmagine: la mia ricerca fotografica diventava un viaggio alla scoperta di una vera e propria âarcheologia fotograficaâ. Ă stato naturale, pertanto, che fosse il MANN â Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con il proprio Archivio fotografico, ad offrirmi quello che cercavo: centinaia di diapositive delle favolose collezioni archeologiche ivi esposte e conservate».
Resti. Come unâarcheologia della fotografia, Collezione dâArchivio e Hic et nunc sono i titoli delle serie realizzate per la mostra. Da ognuna di queste serie, lo spettatore riceve suggestioni, punti di vista ed emozioni diverse che riflettono distinte esperienze di fruizione delle opere e delle immagini che le ritraggono. Puoi descriverci il differente approccio e la metodologia seguita per questi tre momenti sui cui si costituisce lâesposizione?
«à da molteplici riflessioni che nasce lâidea di un progetto artistico unico ma distinto in tre momenti, a cui corrispondono rispettivamente tre serie fotografiche autonome ed al contempo collegate le une alle altre.
Collezione dâArchivio: La meravigliosa moltitudine delle diapositive esaminate mi ha indotto ad assecondare la suggestione di una âapparentemente impossibileâ visione di insieme che, azzerando i tempi di ricerca e di consultazione tradizionali di un archivio fotografico, fosse in grado di restituire, in un solo momento, la stupefacente totalitĂ delle collezioni delle diapositive del MANN. Lâopera Collezione dâarchivio Ăš un photocollage digitale che propone, in una visione unica, le collezioni di diapositive del Mann relative alla statuaria in marmo, mosaici, affreschi, gemme preziose e monete.
Lâopera presenta le diapositive cosĂŹ come conservate in archivio nelle rispettive scatole (classificate e numerate per ordine cronologico e per collezione) che, adagiate su tavolo luminoso e retroilluminate sono dapprima singolarmente fotografate e successivamente assemblate in unâunica immagine digitale. âCollezione dâArchivioâ viene proposta in mostra in una stampa di grande formato (400 cm x 230,00 cm) che, nel garantire il rispetto delle reali dimensioni delle singole diapositive che la compongono (ciascuna di dimensioni 24Ă36 mm), permette allo spettatore la visione accurata e definita di ciascuna diapositiva debitamente retroilluminata in scala 1:1.
Resti. Come unâarcheologia della fotografia: costituita da 15 fotografie digitali realizzate attraverso la sovrimpressione di scansioni digitali di 15 diapositive raffiguranti la statuaria in marmo del Mann. Affascinata dallâosservazione delle sorprendenti testimonianze che lentamente ma in maniera inesorabile il tempo lascia del suo passaggio, stratificandosi sulle diapositive in modo inatteso e straordinario, ho creato immagini sulle immagini caratterizzate da atmosfere che avvolgono le figure in dimensioni irreali e quasi fantastiche. Nella serie, attraverso la tecnica della sovrimpressione di scansioni digitali, si scoprono le tracce del tempo che ha dipinto il nuovo scenario dove i capolavori della statuaria del Mann si inseriscono.
Hic et nunc: composta da sei photo-collage realizzati con gli strumenti della fotografia digitale in camera chiara. Il lavoro giunge ad un compimento quando completata lâosservazione e la sperimentazione in archivio fotografico, ho deciso di andare a rivedere âdal vivoâ negli spazi museali alcuni dei capolavori della statuaria classica ed archeologica giĂ indagati attraverso le diapositive. Spero che questo lavoro sia visto come un anello di congiunzione tra memoria analogica del nostro patrimonio storico fotografico e presente e futuro digitale, aprendo anche a nuove possibilitĂ di fruizione e valorizzazione dei materiali dâarchivio dei beni culturali».
âSolve et coagula Ăš una ricerca visiva in progressâ, puoi spiegarci meglio questo concetto? Quali nuove fasi sono in cantiere per il futuro?
«Sto giĂ lavorando da piĂč di un anno a una nuova serie fotografica in bianco e nero, che mi sta entusiasmando moltissimo. Partendo sempre dal materiale analogico dâarchivio, il lavoro fotografico adesso proporrĂ una riflessione sui negativi su lastra fotografica di grande formato a cui dedicherĂČ una sessione specifica e mi auguro a breve di presentare un nuovo progetto espositivo».
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