Categorie: Mostre

Felice Levini, tentativi di progettare il caos: la mostra al Mattatoio di Roma

di - 24 Febbraio 2025

Sarà vistabile fino al 21 aprile 2025, nel Padiglione 9b del Mattatoio di Roma, Progettare il Caos, un’esposizione che raccoglie oltre 30 anni di ricerca artistica di Felice Levini. Promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, la mostra, curata da Massimo Belli, apre molteplici percorsi nel labirinto visivo e narrativo dell’artista romano, la cui pratica attraversa pittura, scultura, installazione e performance, sempre con una sottile ironia.

Felice Levini, Progettare il Caos, veduta della mostra, Mattatoio di Roma, spazio 2 C Daniele Molajoli

Risonanze

Classe 1956, Levini fin dagli esordi ha sfidato il rigore delle categorizzazioni, intrecciando il caos della storia con un tentativo utopico di organizzazione. Formatosi nella temperie culturale della Roma degli anni Settanta, è stato tra i fondatori, nel 1978, dello spazio autogestito di S. Agata de’ Goti, luogo di resistenza creativa in un decennio attraversato da tensioni sociali e politiche. Da allora, il suo lavoro ha mantenuto un’intima connessione con il contesto artistico italiano, partecipando a due edizioni della Biennale di Venezia (1988 e 1993) e della Quadriennale di Roma (1986 e 1996).

L’esposizione entra infatti in risonanza con Centuria, la mostra parallela di Giuseppe Salvatori al Padiglione 9a del Mattatoio. Levini e Salvatori condividono un sodalizio artistico nato negli anni Settanta, quando insieme ad altri autori fondarono il gruppo di S. Agata de’ Goti. La loro vicenda si intreccia con la storia della pittura italiana del secondo Novecento, dal riconoscimento critico ottenuto con la mostra Nuovi-Nuovi curata da Renato Barilli alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna nel 1980, fino agli attuali progetti espositivi. Il legame tra i due artisti testimonia una continuità di ricerca che, pur nei cambiamenti del tempo, conserva intatta la spinta verso un’arte che interroga la realtà e ne scompone le convenzioni.

Felice Levini, Progettare il Caos, veduta della mostra, Mattatoio di Roma, spazio 4.2 C Daniele Molajoli

Il Caos come sistema

Il titolo della mostra, Progettare il Caos, suggerisce un paradosso concettuale: può il disordine per eccellenza essere domato da un metodo? In questa apparente contraddizione risiede la poetica di Levini, che utilizza il linguaggio visivo per stratificare segni, simboli e figure del passato e del presente, in una continua sovrapposizione di significati. L’opera omonima, Progettare il Caos II/III (2022-2024), realizzata con minuziose tracce a pennarello su carta, diventa un punto focale dell’esposizione: un viaggio attraverso l’iconografia del XX e XXI secolo, dove le immagini si accostano per contrasti e analogie, in una danza tra il comico e il tragico.

Felice Levini, Progettare il Caos, veduta della mostra, Mattatoio di Roma, spazio 5 C Daniele Molajoli

Come in un teatro della memoria, il percorso della mostra alterna figure che emergono dal mito e dalla storia, spingendosi fino alla dimensione autobiografica. Ne sono esempio Gladiatore (1989), in cui il dramma epico si dissolve in un’ironia pungente, e Domatrice di Pulci (2003), che trasforma la narrazione eroica in grottesco. In Autoritratto feroce (1992), Levini si rappresenta nel proprio immaginario, adottando un espediente caro ai maestri del Rinascimento: celarsi nell’opera per riformulare la propria identità artistica.

La corsa a vuoto della contemporaneitĂ 

Nelle opere di Levini, il Caos, più che progettato, viene lasciato vibrare nelle sue tensioni, offrendosi allo sguardo come un mosaico frammentato, un enigma che si riscrive continuamente. Tra pittura, scultura e installazione, Progettare il Caos si dipana allora come una mappa dell’instabilità contemporanea.

Felice Levini, Progettare il Caos, veduta della mostra, Mattatoio di Roma, spazio 7 C Daniele Molajoli

Le opere in mostra, dagli anni Ottanta a oggi, costruiscono un universo in cui il reale si sgretola e si ricompone, come accade nell’opera Vittoria (1988), esposta alla Biennale di Venezia: un letto che diventa scena di lotta e rinascita. Il cielo, che potrebbe offrire una via di fuga dal caos terrestre, è invece popolato da paracadutisti che si fanno angeli, da navi e da satiri, in un universo dove tutto è sospeso in un’incertezza permanente.

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