13 ottobre 2009

fino al 10.I.2010 Fuori Centro Milano, Hangar Bicocca

 
Dieci video di artisti italiani tagliano gli spazi dell'Hangar. Dieci autori si misurano tra visioni e vulnerabilità. Fra proiezioni d’ampio respiro e colonne sonore protette, la mostra brilla per concisione e omogeneità...

di

Viale Sarca. L’aria fuori è
bianca, umida e spessa, a causa del cambio di stagione. L’Hangar Bicocca, a
qualche passo di distanza, è scuro. All’interno, nel suo buio idiomatico, è allestita
Fuori Centro. Come ribadisce Chiara
Bertola, introducendo la conferenza stampa da curatrice della breve rassegna
video, questa è una mostra che
appare lentamente, arrivando addosso pian piano, mentre si cammina, tra un
video e l’altro
”.
L’allestimento dei lavori,
essenziale e di pianta architettonica, dà ragione a Bertola. Il percorso, infatti,
unisce e dà autonomia ai dieci lavori esposti. I video dei vari artisti
comprendono girati di (nell’ordine di presentazione): Gianluca e Massimiliano
de Serio
, Michael Fliri, Maria Teresa Sartori, Luca Trevisani, Rossella
Biscotti
, Armin Linke e Amedeo Martegani,
Adrian Paci, Debora Ligorio, Elisabetta Benassi e, infine, della seconda curatrice,
di Martino.

Ogni supporto destinato alla
proiezione, grazie ad ampiezza e proporzioni, fa respirare tanto i contenuti
filmici quanto i ritmi narrativi. La mostra, osservata per intero, assomiglia a
una sorta di arena sconnessa che accoglie, sulla superficie di dieci
parallelepipedi (di grandi dimensioni), lavori già visti e alcuni, preziosi
video inediti.
Al di là dell’impatto
complessivo, Fuori Centro mira a
suscitare nello spettatore uno sguardo che annulli le muraglie imposte a
intimità e frontalità, spettacolarità e vulnerabilità, frizionando le
differenze tra limiti e distanze.
Luca Trevisani - Vodorosli - 2009 - still da film - 24’ - courtesy l'artista & Galleria Giò Marconi, Milano & Galerie Mehdi Chouakri, Berlino & Pinksummer, Genova
Ecco dunque tre lavori esemplari
sui quali è bene soffermarsi. Il primo s’intitola Qwerty, O così va il mondo. È un girato in
bianco e nero, curato da Maria Teresa Sartori. Il lavoro fa emergere un profondo legame ritmico fra
registro etimologico e livello scopico, creando un supporto linguistico ideale
per una breve dissertazione sul significato del verbo ‘battere’. Un vero e proprio esempio di metonimia della visione.
Il secondo video sul quale
sarebbe bene meditare è firmato da Luca Trevisani. Sotto il titolo di Vodorosli, l’opera riverbera lente intuizioni formali che,
coinvolgendo materiale organico e geometrico, arrivano a esprimere il dominio
sulla natura come metodo d’indagine sulla grandezza dell’occhio umano.
Elisabetta Benassi - The Dark Horse Of The Festival Year - 2006 - still da video - 3’10’’ - courtesy l’artista e Magazzino d'Arte Moderna, Roma
Infine, è consigliato indugiare
sulla testimonianza della performance tenuta da Elisabetta Benassi. Il video, nella sola durata di tre minuti e dieci
secondi, riprende l’artista che una notte, d’inverno, a Palermo, tra Casa
Professa e Villa Pantelleria, corre in bicicletta, al buio, tra vicoli e
stradine. È possibile vedere il contenuto di The dark horse of the festival
year
, questo il titolo dell’opera, solo
grazie a un razzo pirotecnico che prende fuoco, installato appositamente sul
retro del mezzo, tracciando nella luce tanto il percorso quanto la fretta, la
velocità intensa dell’artista.
Rapido, scostante e poetico, è
un buon saggio di visione e vulnerabilità.

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un multisala

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mostra visitata il 30 settembre 2009


dal 30 settembre 2009 al 10 gennaio 2010
Fuori Centro
a cura di Chiara
Bertola
Hangar Bicocca
Viale Chiese, 2 (zona Bicocca) – 20126 Milano
Orario: da martedì a domenica ore 11.30-19.30; giovedì ore 14.30-22.30
Ingresso: intero € 6; ridotto € 4
Info: tel. +39 0285354364; info@
hangabicocca.it
; www.hangabicocca.it

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3 Commenti

  1. caro andrea, la mia frase era ironica. Soliti nomi per lavorare poco e guadagnare. Nessun reale approfondimento. Poi si nascondono dietro l’alibi che in italia ci si lamenta e quindi sono sempre i soliti artisti frustrati che si sentono esclusi. La verità è che, col tempo, questa aridità curatoriale mortifica veramente ogni alternativa e finisce che i soliti nomi invitati sono realmente i “migliori”. In italia c’è la presunzione che l’arte sia una faccenda poco importante e che quindi possa avvenire ogni nefandezza.

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