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GLI ULTIMI 10 INTERVENTI IN TUTTI I BLOG
 
Matteo Montani a Caserta



"Unfolding"

Galleria Nicola Pedana



 



La scultura: Durante il processo di fusione i colori nascosti all'interno appaiono gradualmente mentre il corpo scompare progressivamente, per trasformarsi infine in un dipinto astratto. La scultura diventa un dipinto, mentre la figura entra nel mondo astratto. Ciò che di solito è impossibile vedere, forse l'essenza spirituale di un atto di preghiera, è dato dall'artista a una forma visibile. 


Video:

Matteo Montani Study for Prayer 2016

vimeo.com/186105990   durata 03:05






BIOGRAFIA DELL’ARTISTA
Matteo Montani è nato a Roma nel 1972. Le sue opere ad olio su carta abrasiva, con la recente aggiunta - oltre che del Blu Reale che lo contraddistingue - di policromie e polveri metalliche, ci rimandano a paesaggi mentali e rarefatti sempre in bilico, sospesi tra un contesto di meditativa intimità e di apparizioni che si articolano in una dimensione rivelatoria. Nel corso della sua carriera ha collaborato in maniera continuativa con la Galleria L’Attico di Fabio Sargentini (2005/2017), esponendo anche con altre gallerie quali Marilena Bonomo a Bari, Sergio Casoli a Milano, Valentina Bonomo a Roma, Otto Gallery a Bologna e Luca Tommasi Arte Contemporanea. Nel 2001 è vincitore del XL Premio Suzzara. Nel 2008 partecipa alla Quadriennale di Roma e tiene la sua prima mostra museale al MAR di Ravenna. Del 2011 è la sua prima mostra personale all’estero al MuseumAmDom di Wuerzburg in Germania, città che ospita anche una sua grande opera all’interno del Duomo. Nel 2013 è vincitore del premio speciale OrenioMichetti. Espone a New York nel 2010 e nel 2016, presso la Elkon Gallery. Nel 2015, a seguito della mostra personale Andarsene al Museo Andersen di Roma, la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea acquisisce una sua opera sperimentale: una scultura che, sciogliendosi, diventa un’opera bidimensionale.Sue opere si trovano in prestigiose collezioni quali la Collezione Artefiera di Bologna, la collezione Unicredit e la collezione Vaf, oltre che in importanti collezioni private in Europa e negli Stati Uniti.


di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
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Il Primo Novecento al Revoltella


È un continuo dialogo tra il dentro e il fuori quello che si può ammirare al quinto piano della Galleria d’Arte Moderna del Museo “Revoltella” dal 25 gennaio al 2 settembre.
Il “dentro” è rappresentato dalle fondamentali proposte di artisti triestini e giuliani. Il “fuori” è offerto dalla superba collezione di artisti italiani, e non solo, patrimonio del Museo.
Il titolo dell’esposizione - “Monaco, Vienna - Trieste - Roma” - richiama l’influenza di Monaco di Baviera e di Vienna su Trieste, negli anni in cui il capoluogo giuliano apparteneva all’Impero d'Austria-Ungheria, e l’interscambio – parallelo e successivo - tra gli artisti della città e del territorio e l’Italia.

Il percorso, ideato da Susanna Gregorat, conservatore del “Revoltella”, si sviluppa su sette sezioni, a documentare questi flussi e queste influenze, dagli anni delle Secessioni a quelli del “ritorno all’ordine”, coprendo una storia che dagli albori del Novecento si inoltra nel “secolo lungo”, sino a lambire il secondo conflitto mondiale.
L’esposizione prende il via dalle opere realizzate nei primi anni del Novecento dai più prestigiosi e noti artisti triestini e giuliani. Ricorrono i nomi di Eugenio Scomparini, Glauco Cambon, Arturo Rietti, Adolfo Levier, Argio Orell, Vito Timmel, Guido Marussig, Antonio Camaur, Alfonso Canciani, Piero Lucano, Guido Grimani, Gino Parin, e ancora Carlo Sbisà, Arturo Nathan, Leonor Fini, Giorgio Carmelich, Vittorio Bolaffio, Edgardo Sambo, Marcello Mascherini.
Sono dipinti, sculture e grafica fortemente condizionati dal clima secessionista d’Oltralpe monacense e viennese. Sperimentato, in molti casi, attraverso la formazione veneziana e il clima internazionale delle Biennali, ma soprattutto frutto della formazione alle Accademie di Belle Arti di Monaco di Baviera e di Vienna.
Una sezione monografica è riservata all’arte pittorica e grafica di Federico Pollack, più noto a Trieste come Gino Parin, contraddistinta da uno stile del tutto originale e maturata in ambito europeo e britannico.

Il percorso introduce poi il visitatore nella duplice sezione dedicata all’arte italiana degli anni Venti e Trenta, caratterizzata dal recupero della tradizione artistica italiana (il cosiddetto 'ritorno all’ordine' di sarfattiana memoria). Qui si ammirano i capolavori patrimonio del Museo: i dipinti di Felice Casorati, Carlo Carrà, Mario Sironi, Guido Cadorin e Felice Carena, in ambito nazionale. E, a livello territoriale, le autorevoli opere di Piero Marussig, Carlo Sbisà, Edgardo Sambo, Oscar Hermann Lamb, Edmondo Passauro, Mario Lannes, Eligio Finazzer Flori, Alfonso Canciani.
La sezione successiva indaga lo stretto rapporto umano e artistico instauratosi tra i triestini Arturo Nathan, Carlo Sbisà e Leonor Fini, non disgiunto dall’interazione, pur limitata nel tempo, con un grande artista avanguardista quale fu Giorgio Carmelich, prematuramente scomparso a soli ventidue anni.
Segue la sezione dedicata alla figura del pittore goriziano Vittorio Bolaffio, artista dalla personalità tormentata, fortemente legato a Trieste e al triestino Umberto Saba, nel cui particolare lirismo si rispecchiò.

A concludere il percorso è la inedita sezione riservata alla Secessione romana, rievocata dai dipinti di alcuni protagonisti di quella stagione particolare che, sviluppatasi tra il 1913 e il 1916, vide a confronto numerosi artisti di diversa provenienza geografica e formazione artistica, in una visione moderatamente avanguardistica, ma molto ben definita. Qui, opere di artisti italiani quali Armando Spadini, Plinio Nomellini, Giovanni Romagnoli, Felice Carena, Lorenzo Viani si affiancano ad artisti territorialmente più vicini, quali Teodoro Wolf-Ferrari, Virgilio Guidi, lo scultore Ceconi di Montececon e, ancora, il triestino Edgardo Sambo che nel suo sorprendente dipinto “Macchie di sole” del 1911 riecheggiò mirabilmente quella fervida e oramai lontana esperienza del secessionismo italiano.

“Questa mostra – osserva Laura Carlini Fanfogna, Direttore dei Civici Musei di Trieste – evidenzia, ancora una volta, la ricchezza delle Collezioni d’arte del “Revoltella”, Museo fondamentale per qualsiasi indagine sul Novecento italiano. Qui troviamo, com’è opportuno che sia, una documentazione puntuale e organica dell’arte giuliana. Ma qui si conservano e ammirano anche capolavori tra i maggiori del secolo, degli artisti italiani e non solo. Come questa esposizione attentamente mette in luce”.

“Questa importante rassegna sulle nostre Collezioni – sottolinea dal canto suo l'Assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi - ben chiarisce il rilievo di Trieste come snodo nel mondo dell’arte. Un percorso di indagine che, dal prossimo giugno, sarà approfondito dalla grande retrospettiva su Leopoldo Metlicovitz, pittore, illustratore, scenografo teatrale e pubblicitario triestino che percorse interamente gli anni esaminati da questa mostra”.

Info e prenotazioni: www.museorevoltella.it


di Andrea Speziali
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scritto 12/01/2018 15.16.16 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
UN ARTISTA AL MESE / Gennaio 2018





UN  ARTISTA  AL  MESE / Gennaio 2018

Da oggi, ogni primo del mese e per 12 mesi verranno presentati  in queste pagine 12 artisti  con alcune opere significative  integrate dal video e relativa biografia sintetica. Una raccolta  immaginaria e  ideale di arte contemporanea, una raccolta dei sogni  e anche dei  desideri. Nasce, soprattutto,   dal desiderio  di far conoscere alcuni artisti nati tra gli anni 20 e 60,  ancora non del tutto conosciuti al grande pubblico che nel corso degli anni  hanno  definito in modo  poetico e originale  una propria visione personale dell’arte.  Sandro  Bongiani



Mese di Gennaio 2018 / CARLO  RAMOUS




Carlo Ramous - Scultura architettura città

Presentato alla mostra personale di Carlo Ramous alla Triennale di Milano nel 2017, in questo video si vedono i vari passaggi della vita dello scultore. Con interventi di Fulvio Irace e Luca Pietro Nicoletti, curatori della mostra. Intervengono inoltre Antonella Ranaldi (Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Milano), Francesco Tedeschi e Walter Patscheider.           


Video:  durata 23: 34



















Carlo Ramous nasce a Milano nel 1926; frequenta il Liceo Artistico presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna, per poi continuare gli studi presso l'Accademia di Brera con Marino Marini e Giacomo Manzù. All’Accademia di Brera, nel 1946 espone la sua prima opera di ispirazione antropomorfa liberamente ispirata a Boccioni, Fontana e Melotti.
Presto si impone sulla scena della scultura astratta italiana. Nelle sue opere la tensione dinamica e la presenza plastica convivono; la spazialità geometrica è parzialmente esaltata e contraddetta da un sapiente gioco di equilibri in grado di sfidare la pesantezza e la rigidità dei materiali utilizzati, quali il legno e il metallo.
Allestimenti personali vengono organizzati in tutto il mondo nei più importanti musei e gallerie. Tra tutti i luoghi si citano Milano - Galleria Il Milione (1956), Ginevra - Galleria Jolas (1971), Milano - Piazzetta Reale (1974), La Spezia - Mostra antologica presso il Centro Allende (1977), Gubbio - Antologica. Vent'anni di scultura (1987). Sue opere figurano inoltre in mostre personali e grandi rassegne internazionali: Biennale di Venezia nel 1958, 1962, 1972; Biennale di San Paolo del Brasile del 1961; Quadriennale di Roma nel 1955, 1959, 1973; Triennale di Milano nel 1954, 1960, 1964; Biennale Internazionale di Anversa nel 1965 e nel 1973; e altre importanti rassegne note a livello internazionale da Parigi a Tokio, da Roma a Londra, da Oslo a Milano, da New York da Anversa, da Alessandria d’Egitto a Teheran, da Città del Messico a Budapest, all’Aquila, a Zurigo, a Colonia , a Norimberga, da Berlino a Sidney, all’Aia, a Copenhagen, a Lisbona, a Dusseldorf a Los Angeles, a Lagos, ecc..
Tra i musei che possiedono le sue opere, vanno ricordati: Museo d'Arte Moderna Villa Giulia di Roma, Museo Cà Pesaro d'Arte Moderna di Venezia: Galleria d'Arte Moderna di Milano, Colgate Museum di New York, Middelheim Museum di Anversa, Museo Forma Viva di Portoroz, solo per citarne alcuni.
 Del suo lavoro si è occupata la critica più attenta, Trier, Dorfles, Russoli, Gassiot-Talabot, Valsecchi, Elgar, Ashbery, Ballo, Leveque, Carandente, Alvard, De Micheli, Welcher, Crispolti, Coulan, Natali, Gualdoni, Bettolini, sono solo alcuni.
Oltre alle innumerevoli esposizioni collettive e di gruppo, ha eseguito numerosi grandi lavori per l’architettura, tra questi: la chiesa di Santa Marcellina a Milano; la chiesa di Don bosco a Milano; l’Imprimerie Cino del duca a Blois (Francia); la scultura posta di fronte alla scuola di Viale Marche a Milano; e numerose sculture per le scuole in Italia e negli ospedali di Pordenone e Como.
Le sue opere diventano progressivamente più aeree, ideogrammi o segni in tre dimensioni che trovano la loro giusta collocazione in contesti urbani. “L'ambiente è importante, e solo in funzione di esso l'artista assume la propria identità.” (Alessandro G. Amoroso). Fra le sculture che hanno lasciato una traccia indelebile nella sua città natale si ricordano “Finestra nel cielo” (1968) in piazza Miani, “Gesto per la Libertà” (1972) in piazza della Conciliazione, e il “Monumento ai Caduti dell’ Isola” (1972) in piazzale Segrino, oltre alla monumentale “Ad Astra” (1992), un complesso di acciaio inossidabile alto quasi 12 metri, del peso di 7 tonnellate installato nel Chou Park a Chiba City, Giappone.

Negli anni Ottanta Ramous elabora la sua ricerca continua in numerose serie di bozzetti, realizzati in lamierino di zinco, veri studi per grandi realizzazioni.Sono piccoli elementi strutturati, dove la forma plastica si dissolve nel suo negativo spaziale e fantastico, per una nuova oscillazione dell’immagine complessiva. Muore a Milano, nel 2003.

http://www.carloramous.it/


di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
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Progetto disegni - libere energie senza controllo

Instagram Domenico Olivero

Con il nuovo anno la voglia di avviare propositi è sempre all’angolo, anche nel processo artistico questa illusione di rinnovamento porta un piacere di cambiamento che può essere stimolante.

 

Anch’io mi lascio prendere da questo gioco e tante volte ho concluso alcuni lavori che da tempo sviluppavo e ne aprivo di nuovi. Fra le novità un progetto che in parte si è già avviato sul mio profilo su Instagram, dedicato ora al disegno.

 

Da diversi anni sviluppo una ricerca sul gesto casuale, sul bisogno di “liberare” le proprie energie senza specifici controlli, poggiare la matita su l’immacolato foglio e iniziare a liberare il movimento, tempo senza pensieri, godendosi il percorso che si genera attimo per attimo.





di d;o)
visita il blog doattime

scritto 02/01/2018 9.26.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: domenico olivero disegno instagram
 
UN GRANDE CAPOLAVORO CONSERVATO DAI FARNESE



AUGURI
DI

FELICE  ANNO  NUOVO
2018

EXIBART.COM


 

"Atalanta e Ippomene" un'opera che segue le orme dei Carracci votata al dinamismo e alla provvisorietà. Due scene in una che si presta benissimo a questo primo giorno dell'anno, tra un ritornare indietro a percorrere i mesi trascorsi dell'anno (Atalanta), e procedere avanti, convinti, verso il nuovo anno (Ippomene).  Sandro  Bongiani

Guido ReniAtalanta e Ippomene, 1625 olio su tela, cm 192 x 264 - Museo di Capodimonte.  
... si racconta che Atalanta, figlia del re Iaso, per sfuggire alle nozze dichiarò che avrebbe sposato solo colui che sarebbe riuscito a batterla in una gara di corsa. Essendo ella molto veloce, vinceva e uccideva tutti i pretendenti alla sua mano. Ippòmene riuscì a batterla con uno stratagemma: durante la corsa lasciò cadere tre mele d’oro dategli d’Afrodite; la fanciulla si attardò a raccoglierle e perse la gara.




di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
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CHIARA ALBERTINI. UNA SCRITTRICE CERVESE EMERGENTE

Chiara Albertini, scrittrice cervese emergente, si è fatta conoscere nel mondo letterario con due romanzi. Il romanzo d’esordio è intitolato “Nel cuore di una donna” (StreetLib, 2014); il secondo romanzo è “Vento dall’Est” (Rizzoli, 2016).

Chiara Albertini ha intrapreso l’attività di scrittrice partendo da un forte interesse per le tematiche letterarie. Si è laureata in Lingue e Letterature Straniere con una tesi in Lingua e letteratura inglese convolata nel saggio intitolato “Il Medioevo in giallo nella narrativa di Ellis Peters” (Kimerik, 2011), incentrato sulla scrittrice inglese del XX secolo. Il saggio rimane il primo lavoro in ambito italiano sull’argomento. L’interesse per questo periodo storico, su cui ha condotto approfonditi studi, l’ha portata a conseguire il primo posto al “Premio Carver” nel 2012 e un secondo posto al “Premio Franz Kafka Italia” nello stesso anno. Chiara Albertini si occupa nella vita di turismo immobiliare e ha conseguito un diploma in campo editoriale, “Tecniche di redazione: editing e correzione di bozze. Dalla carta al web”.

La familiarità con il mondo del web ha facilitato l’uscita del primo romanzo in modalità Ebook, che corrisponde a un cartaceo di 294 pagine, diffuso da Amazon e da altre note librerie digitali nazionali. Sul web si scoprono lusinghiere recensioni sul primo romanzo di Chiara Albertini.

   “Nel cuore di una donna” è un romanzo che ci propone un viaggio all’interno di quelle che sono le emozioni che popolano il cuore della protagonista Susan, con una molteplicità di riflessioni e considerazioni su quella che è la vita della donna, che durante il corso della storia riflette sulle decisioni che ha preso e sulle scelte di vita che ha compiuto. Susan si mette a nudo, apre il suo cuore e la sua anima rivelando le parti più nascoste di sé, e lo fa in particolar modo attraverso i dialoghi con la sorella Beth, che si rivelerà essere la sua maggiore confidente. A Beth, Susan parlerà senza timore, le parlerà dei suoi demoni e del suo delicato e difficile passato, alle prese con una madre distaccata e poco presente e con un padre violento. Chiara Albertini ci guida sapientemente attraverso questi ragionamenti e lo fa servendosi di una prosa estremamente dolce, ricca di sentimento e di partecipazione che renderà impossibile al lettore rimanere distaccato dagli eventi.

 

Il libro è disponibile presso le Officine del Sale a Cervia, ex-Cral, ed è comunque acquistabile in cartaceo anche sul noto portale online Amazon. Per questo libro Chiara Albertini ha ricevuto a fine settembre, alla VII Edizione del “Premio Letterario Montefiore” un attestato "Menzione d'onore".

 

https://3.bp.blogspot.com/-A0BzEXqXP2M/WJGlp_4jQKI/AAAAAAAAA0E/vl5Af4aPIboDULPcO11xMmYK9xKUjDySACLcB/s200/images.jpg       

Il secondo romanzo di Chiara Albertini “Vento dall'Est” (Rizzoli, 2016) ha ricevuto la targa di pregio "4^ classificata" alla I Edizione del “Premio Letterario Milano International” (su 822 iscritti) durante la serata di gala tenuta sabato 25 novembre 2017 a Milano, nella sala Barozzi; Chiara aveva già conseguito un riconoscimento importante alla IX Edizione del “Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica”, ricevendo una targa di pregio "Premio Speciale Emotion" (su 1621 iscritti) il 22 aprile scorso.

   Il romanzo è ambientato nel 1972 quando un forte vento soffia sulla costa occidentale della contea irlandese del Clare. A guardare l’infrangersi impetuoso delle onde dell’oceano Atlantico contro l’imponente scogliera delle Cliffs of Moher c’è la giovane Tracy. Un vento oscuro, subdolo l’ha condotta fino a lì, al bordo di quell’alto precipizio a strapiombo sul mare, lontano da tutti e da tutto; lì dove non avrebbe mai pensato di poter arrivare. Sarà una voce rassicurante e sconosciuta a parlarle da vicino, facendola desistere dal suo fermo proposito, sarà una giovane e umile mano a stringere forte la sua, portandola in salvo. “Vento dall’Est” è la storia di un incontro inaspettato, predestinato, che percorrendo le verdi contee irlandesi del Clare e di Limerick per poi giungere alla Londra dei giorni nostri, dovrà sottostare alle imprevedibili logiche di quella voce interiore che come un vento forte soffia consapevolmente dentro ognuno di noi.

 

 vento dell est libro

Chiara Albertini ha recentemente terminato il suo terzo romanzo che è oggetto, assieme al primo romanzo, di valutazione cartacea presso alcune case editrici nazionali. A breve potrebbero esserci quindi novità importanti per la scrittrice cervese.

 

Comunicato a cura di Renato Lombardi

di Andrea Speziali
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scritto 29/12/2017 14.20.01 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
ARTE RIBELLE. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto

A quasi cinquant’anni dalla data-simbolo del “Sessantotto”, una grande mostra si propone di indagare tutte quelle espressioni artistiche che in Italia si sono chiaramente ispirate alla protesta politica, alla speranza rivoluzionaria, alle spinte libertarie, e che si sono sviluppate a partire dal 1965, con le prime proteste per la guerra del Vietnam, per proseguire poi almeno sino alla metà degli anni settanta.

Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, direttori artistici delle Gallerie del Credito Valtellinese, hanno accolto il progetto ideato da Marco Meneguzzo che, dietro al titolo emblematico di “Arte ribelle. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto”, ha inteso analizzare il tentativo di costruire un linguaggio artistico “politico” e “popolare” insieme. La mostra proposta presenta così un gruppo abbastanza ristretto di artisti, essenzialmente operanti tra Milano e Roma, mettendo a confronto linguaggi cosiddetti “alti” (pittura da un lato e arte “concettuale” e comportamentale dall’altro) e “bassi” (l’illustrazione di riviste e di fanzine, come “Re Nudo” e altre), che in quegli anni hanno cercato di costruire un vero e proprio linguaggio espressivo al contempo innovativo e accettato dalle grandi masse , dove il confronto tra arte e illustrazione, tra arte e ciò che un tempo si definiva “propaganda”, pur essendo entrambi schierati ideologicamente dalla stessa parte, costituisce uno dei motivi più interessanti.

“Se la Francia – affermano i due direttori – ha celebrato la sua “Figuration Narrative” con una mostra al Centre Pompidou (maggio 2008), ci pare opportuno che Milano – cuore della protesta studentesca e operaia italiana – faccia altrettanto con gli artisti e anche coi semplici illustratori, che furono testimoni attivi di quella stagione, e che costituirono un esempio importante, duraturo e linguisticamente non secondo a nessuno nell’Europa di quell’epoca”.

Di qui, appunto, il Progetto “Arte ribelle” che dall’11 ottobre, proprio a Milano, presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Corso Magenta, approderà in una grande e selezionatissima retrospettiva sui protagonisti, sul fronte dell’arte di quel momento storico e sociale. Il curatore ha selezionato per questa rassegna un’ottantina di opere – alcune di grande dimensione – e una nutrita serie di documenti illustrati, oltre alle testimonianze fotografiche, centrate non tanto sugli avvenimenti, ma sul costume dell’epoca.

Il catalogo che accompagna l’esposizione si pone come strumento fondamentale per la comprensione dell’arte e dell’immaginario figurativo del periodo: un approfondito saggio del curatore, una serie di interviste inedite ai protagonisti, saggi dedicati a singoli aspetti del periodo, – stilati da Alberto Saibene, Enrico Morteo, Francesca Caputo, Matteo Guarnaccia, un forte apparato iconografico farà di questo volume un punto di vista aggiornato sull’argomento.

Tra i protagonisti della mostra troviamo Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Fernando De Filippi, Nanni Balestrini, Age, Paolo Baratella, Gianfranco Baruchello, Fabio Mauri, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Pablo Echaurren, Mario Schifano, Ugo La Pietra, Umberto Mariani, Franco Vaccari, Gianni Pettena, Gianni Emilio Simonetti, Giangiacomo Spadari, Franco Mazzucchelli. A questi artisti si affiancano coloro – Matteo Guarnaccia tra i molti – che in quel periodo, magari anonimamente, hanno operato nel campo dell’illustrazione, del muralismo e nelle diverse altre forme di comunicazione visiva, a comporre un affresco ragionato di uno dei momenti più magmaticamente creativi della cultura italiana del Novecento.

La grande mostra milanese avrà una corrispondenza a Fano (non in perfetta sincronia temporale, ma certamente una coincidenza tematica) alla Galleria Carifano in Palazzo Corbelli, dove quell’importante progetto nazionale vivrà una declinazione monografica. Ad essere proposta alla Galleria Carifano è una originale indagine su Cesare Marraccini, “il profeta sorridente”, protagonista, nella sua veste di collezionista e amico di molti artisti, di quell’Italia dell’arte tra gli anni Sessanta e Ottanta che è oggetto della grande esposizione milanese.
Per la prima volta, 50 opere, il meglio della sua fondamentale collezione, viene proposto in una mostra. Ad essere “svelate” in Palazzo Corbelli sono opere di artisti come Paolo Baratella, Giuseppe Guerreschi, Sergio Sarri, Ercole Pignatelli, Luca Alinari, Titina Maselli, James McGarrell, Gerard Tisserand, Rod Dudley, Carlos Mensa, Sergio Fergola, Augusto Perez, Renzo Vespignani, Valeriano Trubbiani, Antonio Recalcati, Giacomo Spadari, Umberto Mariani, Guido Biasi, Sergio Vacchi.
A dimostrare come l’Arte Ribelle non sia stato un movimento circoscritto alle grandi città ma abbia affascinato anche la provincia, naturalmente la più vivace e curiosa.

Coordinate mostra

Titolo
ARTE RIBELLE
1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto

Sedi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta n. 59 – Milano

Durata
12 ottobre – 20 gennaio 2018



di Andrea Speziali
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scritto 28/12/2017 14.29.08 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
EXIBART / AUGURI DI BUONE FESTE




A
R
TE
AUGURI
DI
BUON NATALE
E
FELICE  ANNO  NUOVO
2018

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di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
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Salerno / CAVELLINI ARTISTAMP, Mostra a domicilio




GUGLIELMO ACHILLE CAVELLINI 


SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY
“CAVELLINI ARTISTAMP 
MOSTRA    A  DOMICILIO”
a cura di Sandro  Bongiani

Presentazione critica di Piero Cavellini
(In collaborazione con l’Archivio Cavellini di Brescia)

Dal 22 dicembre 2017  al  31 marzo 2018

 




S’inaugura  venerdì  22  dicembre 2017,  alle ore 18.00,  la mostra  Personale dal titolo “CAVELLINI ARTISTAMP / MOSTRA  A  DOMICILIO” a cura di Sandro  Bongiani  che lo Spazio  Ophen Virtual Art Gallery di Salerno dedica all’artista italiano Guglielmo Achille Cavellini, presentando,  in collaborazione con l’Archivio Cavellini di Brescia  la serie di 77  francobolli, alcuni ancora inediti,  in una mostra  volutamente  “virtuale”,  come logico sviluppo delle mostre  realizzate dall’artista a domicilio,  tra opere ad acrilico, intarsio, carbone, legno, collage,  pennarello, serigrafia, fotografia e studi grafici preparatori creati nel corso degli anni 70’ e 80’ sotto forma di Artistamp, con il fine d’indagare  una parte  significativa del lavoro  di Cavellini ancora non  del tutto conosciuto. 





GAC E L’EPICA DEL FRANCOBOLLO

Nella sua navigazione ininterrotta nel territorio dell’arte GAC esprime un giudizio sul sistema che la sottende.
Lo ha fatto da artista abbandonando la sua produzione per raccogliere attorno a sé una nuova generazione senza altra speranza di trovare luce per uscire da una diatriba sterile e passatista.
Continua poi producendo opere come artista attivo ricercando senza sosta segnali che rendessero esplicito il suo argomento: la condizione dell’artista e le sue ambizioni molto spesso frustrate dal conflitto con la dinamica sociale.
Dapprima agendo sul suo stesso lavoro, incassettando le proprie opere precedenti distrutte o proponendole come opere bruciate, in seguito iniziando a ragionare sul consenso riservato alle opere degne di celebrazione.
In questo contesto nascono i primi francobolli, nella seconda metà degli anni Sessanta, essenzialmente riproduzioni in legno ad intarsi di opere degne di essere eternizzate con il mezzo più semplice ed immediato che la comunicazione sociale ha per dare lustro ad un’attività umana: quello di inserirla nella iconografia postale.
Sorge così un suo codice estetico speciale che lo accompagnerà in seguito in gran parte del suo lavoro.
E’ nei primi anni Settanta che, appropiandosi di una dilagante espressione concettuale, questi suoi giudizi in qualche modo esplodono.
Nel 1971 conia il termine “autostoricizzazione” ed inizia un lavoro espanso ed insistito ponendosi in prima persona come paladino della condizione dell’artista portando su se stesso il compito di fornirgli le modalità per superare lo stato dell’esclusione.
Lo fa essenzialmente col concetto di “Centenario” come strategia anticipatoria della propria celebrazione e con le “Mostre a domicilio”, veicolo espositivo postale che gli permette di esporre il proprio lavoro in diecimila luoghi in tutto il mondo.
Queste attività lo inseriscono in un circuito di arte postale internazionale che già si stava diffondendo da qualche anno nelle dinamiche espressive del periodo.
E’ all’interno di questa fuga in avanti che rientra in gioco il “Francobollo” come elemento essenziale di questo tipo di circolazione artistica.
Nella parte finale del suo lavoro, gli anni Ottanta, quando la sua presenza nel mondo dell’arte diventa estesa e partecipata, questo espediente sintattico della comunicazione diviene sempre più “opera dipinta” esso stesso dando sfogo ad una creatività senza freni, un produrre con soggetti svariati ed eclettici una grande quantità di opere come “Progetto di Francobollo per il mio Centenario”.
E’ in questo periodo quindi che usa un suo particolare “stile” per dare sostanza al corpus di lavori che avrebbero dovuto supportare le esposizioni museali del 2014.
Osservandone la varietà si trovano riassunte gran parte delle sue tensioni dove compaiono la raffigurazione geografica dell’Italia ricomposta attraverso elementi naturali come foglie, pigne, segmenti di tronchi d’albero, oppure sociali come la sua minuziosa scrittura o gli stessi elementi comunicativi che usava negli invii mailartistici. Non manca la sua riflessione sulla pittura del recente passato tra cui appare Andy Warhol con le sue iconografie popolari a cui si sente particolarmente vicino.
Ne risulta quindi la composizione di un universo sia intimo che sociale con cui da corpo ad una visione di se stesso rapportato agli altri in cui il francobollo diviene il territorio privilegiato con cui tenta di eternizzare il proprio stato.

Piero Cavellini,   Dicembre 2017






BIOGRAFIA / GUGLIELMO ACHILLE CAVELLINI
 Brescia 1914-1990
 Guglielmo Achille Cavellini (o GAC, come si firmava) è stato un personaggio multiforme e geniale che per circa un cinquantennio ha vissuto, come fosse un arbitro speciale, l’arte contemporanea, dal secondo dopoguerra fino al 1990, anno della sua morte.
 Sta forse qui il cardine per capirlo. Non è stato un artista come tanti altri, con la sua piccola o grande innovazione. Non è stata una questione di stile la sua, ma una specie di giudizio illuminato che ha ricondotto giustamente all’individuo ed al suo pensiero i balbettii di un sistema che si stava sbriciolando in mille rivoli di potere dove l’arte e l’artista rischiavano di rimanere nell’ombra. Non è poco si dirà, eppure sembra che tutto ciò ancora ai più non sia chiaro.
 La storia ha inizio sul finire degli anni quaranta quando GAC, messi da parte i suoi primi tentativi espressivi, scopre una nuova arte europea che, chiamandosi astratta, coniuga un fronte nuovo della pittura. Ne diviene uno dei maggiori collezionisti, se ne innamora come pittore e offre il suo primo giudizio all’arte. Per molti sembra che il suo valore termini qui, invece quella non fu altro che la scintilla iniziale, un modo per mettere in piedi un’idea dell’arte come scelta individuale che è stata l’elemento conduttore della sua esistenza d’artista.
 Nel 1960 ha ripreso il lavoro con forza, dapprima sul versante dell’astrattismo pittorico che tanta parte aveva avuto nei suoi interessi del decennio precedente, ma con un gesto, un segno nuovi che appaiono ora come anticipatori del suo lavoro sulla scrittura che prenderà corpo più tardi.
 La sperimentazione continua e nel 1965 sforna un gruppo di lavori che sono un’ulteriore tappa verso un uso diversificato dei materiali. Recupera dal quotidiano oggetti, soprattutto giocattoli, soldatini, lamette da barba ecc. che uniti a materiali di discarica vanno a formare una sorta di teatrino carico di memoria e anche di denuncia sociale.
 E’ quindi la volta delle cassette che contengono opere distrutte (1966-1968) in cui ingabbia i suoi tentativi di lavoro precedente ed anche, e qui appare per la prima volta l’elemento citazione-appropriazione, opere di artisti di cui stima maggiormente il lavoro.
Citazione-appropriazione che prende corpo più chiaramente (1967-1968) con opere formate da intarsi in legno dipinto in cui gioca con i personaggi della storia dell’arte, ed anche con i primi francobolli, dando il via ad una ricognizione sulla celebrazione che sarà poi sempre presente nel suo lavoro.
Nei carboni (1968-1971), che per un certo periodo sono stati un vero e proprio simbolo del suo lavoro, dove bruciare significa creare il nuovo purificandosi, coniuga più apertamente i concetti appena accennati nei lavori precedenti, dalla pittura all’oggetto, dalla citazione all’appropriazione fino a far assumere a certe icone la valenza di opera propria, usando opere di altri autori oppure l’immagine dell’Italia  in innumerevoli situazioni e contesti.
 Nel 1970 produce una serie di opere, intitolate Proposte, in cui l’azzardo di appropriazione iconoclasta lo porta a sezionare tele di altri autori di importante valore storico ed artistico. Il gioco e l’ironia prendono ancora più spazio lasciando posto anche al dubbio che ci si trovi di fronte ad un gesto estremo e lesionista (era sì o no Cavellini in tempi passati un famoso collezionista?).
Nel 1971 c’è una svolta cruciale nel suo lavoro: decide di rivolgere attenzione unicamente a se stesso per segnalare la deformazione di un sistema permeato da invidie e chiusure invalicabili. Conia il termine Autostoricizzazione, che fu una vera e propria puntualizzazione, un modo per mettere in pratica il suo giudizio. Il termine può sembrare a prima vista un escamotage brillante e narcisista per mettersi in mostra, ma è tanto forte l’idea da intrufolarsi nel sistema dell’arte e straripare nei suoi gangli più vitali mettendone in luce ogni contraddizione.
Le sue Mostre a domicilio furono una specie di vessillo per tanti giovani artisti con cui ebbe un fitto scambio di arte postale, tanto da creare uno degli archivi-museo tra i più cospicui ed interessanti di questo tipo di opere provenienti da ogni parte del mondo. Museo che egli, a più riprese, disse di considerare “la sua opera più importante”.
Produce quindi i manifesti che innumerevoli musei di tutto il mondo dovranno usare per celebrare il suo centenario, abbinando al suo nome la sigla 1914-2014.
A questo punto la fantasia dell’artista, liberata da ogni pudore verso l’autocelebrazione, si scatena. Nei francobolli entra lui con la sua mimica votata allo sberleffo.
Scrive una Pagina dell’Enciclopedia partendo da una semplice cronaca autobiografica fino a sfociare in una vera e propria iperbole del culto della personalità. La sua scrittura diviene quindi una cifra pittorica usata con maniacale insistenza su tutti i supporti possibili: colonne, manichini, tele e drappi di dimensioni enormi.
E’ questa la realtà che vede Cavellini come autentico innovatore, ed anticipatore anche negli aspetti di una nuova comunicazione nell’arte, scavalcando i canonici rapporti che sembrano una base inscalfibile del sistema, dando una risposta concreta e carica di vitalità al suo messaggio di provocante giudice del territorio dell’arte.   (Archivio Cavellini di  Brescia).





di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
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Mostra "Lucente Spirito" - Galleria di Arti Visive dell'Università del Melo a Gallarate






VENERDI' 22 DICEMBRE dalle 16 alle 19 ultimo giorno della mostra"Lucente Spirito" a cura di Ruggero Maggi presso Officina Open il nuovo progetto culturale ed espositivo condiviso dall'Assessorato alla Cultura, dal Melo e dal Museo MAGA, con sede presso la Galleria di Arti Visive dell'Università del Melo a Gallarate in via Magenta 3.




Secondo appuntamento di questo stimolante e particolare percorso espositivo ed emozionale il progetto "Lucente Spirito" a cura di Ruggero Maggi costituito da una selezione di opere dal profondo contenuto spirituale e concettuale come "The Quest" vero e proprio work in progress di due artisti: Carla Bertola e Alberto Vitacchio protagonisti congelati nell'atto fotografico insieme con le pietre megalitiche, divenendo anch'essi elementi immobili e silenziosi del paesaggio e sottolineandone i mutamenti della luce, dell'oscurità e dello scorrere del tempo. Silenti performances che hanno costituito il tema centrale del loro progetto.
Il percorso di "Lucente Spirito" si articola in modo giocoso e fluttuante con le opere verbo-visive titolate "Fiabe al vento" di Marcello Diotallevi che traggono ispirazione direttamente dal vento della poesia e dalla naturale inclinazione dell'artista verso un'ironica interpretazione della realtà e della vita. Elementi leggeri che potrebbero (il condizionale è d'obbligo) a tutti gli effetti fluttuare al vento ma che, per loro stessa natura, rappresentano veicoli poetici, strutture con una propria chiave di lettura cromatica, articolata ed affascinante.
Le evocative immagini fotografiche dal potente impatto emozionale di Anna Maria Di Ciommo che coniugano tecnica e lirico afflato spirituale che si crea nel momento in cui i Lama Tibetani realizzano in modo sapiente splendidi mandala di polvere dalla inevitabile impermanenza. Immagini che vengono sintetizzate in una frase di S.S. il Dalai Lama : "Ero intelligente e volevo cambiare il mondo. Ora sono saggio e sto cambiando me stesso".
Le opere-oggetto di Roberto Testori che nel loro biancore riflettono soluzioni concettuali ricche di significati spirituali e poetici. Poesia visiva che si alterna ad una sedimentata descrizione di tracce, di piccoli oggetti che ritrovano il loro spazio in una decontestualizzazione intelligente e raffinata, immersi in un risplendente mare bianco. Elementi il cui significato viene garbatamente ma senza indugi rimosso per lasciare il posto ad una nuova e più espressiva chiave dì lettura.  
Video di Rovena Bocci.




Lucente spirito 
a cura di Ruggero Maggi 
Università del Melo – Galleria di Arti Visive 
1 dicembre - 22 dicembre 2017 
Orari: da lunedì a domenica 16.00|19.00 


Università del Melo
Via Magenta 3 
21013 Gallarate (VA)



di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
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