10 aprile 2002

Fino al 10.VI.2002 Continuità – Arte in Toscana 1968-1989 Pistoia, Palazzo Fabroni

 
Sono gli anni della “fantasia al potere”, del “vogliamo tutto e subito” e delle grandi battaglie ideologiche, gli anni utopici delle grandi sperimentazioni su media e linguaggi...

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E’ di scena a Pistoia l’atto secondo della saga dell’arte toscana del dopoguerra. A delimitare il periodo due date storiche della contemporaneità: quel 1968 che ha segnato un inizio, o una fine stante le teorie citate da Daniel Soutif nell’introduzione al catalogo, e il 1989, anno della caduta del muro di Berlino. Un ventennio ricco di creatività, ideologia, idealismi e grande inventiva; un ventennio in realtà iniziato in campo artistico col sancirsi della supremazia americana in quel 1964 che ha premiato Robert Rauschenberg col Leone d’oro della Biennale veneziana. Il curatore della rassegna non riesce a reprimere un piccolo sospiro rammaricante per come l’arte di Oltralpe passi all’epoca il testimone e si occulti dalla scena internazionale, ancor più di una realtà italiana che, quanto meno con la cosiddetta “arte povera”, riesce comunque a conoscere una notorietà internazionale. Ma per il resto buio totale, come ammette lo stesso Soutif, non nascondendo la sorpresa per la vitalità trovata in quest’ambiente toscano ben sensibile agli stimoli internazionali congiunti a una conoscenza spesso amorosa dell’arte quattro-cinquecentesca. E’ solo di questi ultimi anni un interesse molto alla moda Oltralpe per il radicalismo architettonico, ben rappresentato all’ultimo piano della mostra, da Archizoom a Superstudio, Buti, Pettena, Ufo ecc. Bisogna premettere che fra i protagonisti della rassegna si impone la sede espositiva, un Palazzo Fabroni sfruttato al meglio delle sue potenzialità, dal giardino su su fino all’ultimo piano, in un allestimento che valorizza al massimo quanto proposto, a dispetto delle polemiche che hanno portato a teatrali ritiri (leggi Renato Ranaldi). Se proprio polemiche si vogliono fare, è su altro fronte, a cominciare dalla scelta di un curatore che ammette candidamente di non essere stato minimamente a conoscenza della realtà che andava a indagare; è ben vero che si è riccamente documentato, ma come si può dedicare una sala all’esperienza di Zona, vedere, giustamente, ben rappresentati un Nannucci e un Paolo Masi e ignorato l’altro dei tre fondatori, quel Mario Mariotti che ha lungamente percorso la scena fiorentina, riconoscibile nelle foto, nella firma di alcuni materiali grafici, nelle mani che ha prestato agli splendidi lavori di Ketty La Rocca (una delle individualità più forti in mostra), nei film di Andrea Granchi? Misteri, come ci lascia perplessi aprire la rassegna con un’opera del non-toscano Luciano Fabro (Ovaie), solo perché adotta fra i materiali il marmo di Toscana (fosse l’unico!). Ma la mostra di Pistoia ci regala anche riscoperte o conferme, come la già citata Ketty La Rocca, i sorprendenti bucati del pistoiese Fernando Melani, la prolungata vitalità di quell’Alberto Moretti che già si distingueva a Palazzo Strozzi. E poi la sezione dedicata alla musica “allargata”, Grossi, Chiari, Bussotti, Lombardi, il trapasso dal film d’artista ai video, la sperimentazione sul libro e sulla grafica per finire con alcuni artisti “giovani” quali Catalani o Daniela De Lorenzo, ponte ideale per l’ultima tappa cronologica, quella del Centro Pecci di Prato, l’unico, non si sa quanto voluto, tentativo di coordinamento fra le varie sezioni della rassegna di Continuità.

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Valeria Ronzani


24 febbraio – 10 giugno 2002
Pistoia, Palzzo Fabroni, via S. Andrea 18
Orario della mostra: feriali 10-18, festivi 14-18
Chiusura settimanale: lunedì
Ingresso: intero € 6, ridotto € 4, cumulativo € 10 (valido anche per le mostre di Firenze e Prato)
Telefono: 0573-371839 fax 0573-371838
Catalogo: Pistoia,


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