10 settembre 2001

Fino al 6.I.2002 Balthus Venezia, Palazzo Grassi

 
La luce di Venezia irrompe nelle sale di Palazzo Grassi e rende omaggio alle incantevoli opere di Balthazar Klossowski, detto Balthus...

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Entrando nel salone centrale del Palazzo incontriamo il protagonista di questo atteso evento, proprio lui, Balthus, che ci volge le spalle nella straordinaria tela Passage du Commerce – Saint – Andrè (1952-54). Si tratta di quadro di 294X330 cm in cui tutta la temperie contemporanea sembra scomparsa, ogni espressività placata in una magica sospensione temporale; la pittura recupera il suo potere di rappresentare la realtà come assoluto, ritrova l’ideale classico, ovvero la rappresentazione come armonia ed euritmia delle parti. Forse era il desiderio di Balthus: scomparire in nome di questa concezione dell’arte.
La mostra riunisce oltre 200 opere, delle quali più di 100 quadri, un numero altissimo, se pensiamo che il catalogo ragionato di Balthus, pubblicato nel 1999 da Gallimard aBalthus cura di Virginie Monnier e dello stesso Jean Clair, conta solo 351 dipinti. L’ottimo allestimento di Gae Aulenti e Francesca Fenaroli tende a sfruttare al massimo la luce naturale, la più amata dall’artista. Le imposte sono aperte. Ci si incammina per le splendide stanze del Palazzo settecentesco del Massari, alternando alla visione delle grandi tele gli scorci del Canal Grande, che si distende oltre le grandi finestre di solito oscurate. Venezia pare accogliere con la sua storia la concezione atemporale dell’arte di Balthus, il rigore formale ottenuto attraverso calcolate composizioni, la fedeltà ad uno stile che rompe con tutte le Avanguardie, rimanendo ossessivamente fedele al Rinascimento austero di Piero della Francesca e a Masaccio. Una classicità che sfida e domina anche la sensualità e l’apparente scabrosità di alcune rappresentazioni che, all’occhio dell’osservatore, appaiono sorprendentemente stemperate nell’ideale formale perseguito dall’artista.
Balthazar Klossowski, nato a Parigi il 28 febbraio 1908, si trovò prestissimo all’interno di una ambiente cosmopolita, ricco di stimoli. I genitori, pittori ed appassionati d’arte, frequentavano la cerchia di amici di Pierre Bonnard. L’artista incontrò giovanissimo l’amicizia e la stima del grande poeta Rainer Maria Rilke. Nel 1926 compì il famoso viaggio in Italia, dove poté ammirare i grandi maestri del Rinascimento. Fondamentali furono i contatti negli anni ’30 a Parigi con l’ambiente del Surrealismo e con la rivista “Minotauro”. Balthus strinse intensi legami di amicizia con Pierre Jouve ed Alberto Giacometti. Era apprezzato da Picasso, conosceva intellettuali come Albert Camus, Paul Eluard, Antonin Artaud e con quest’ultimo si occupò di teatro, disegnando scenografie e costumi per importanti spettacoli.
La mostra ricostruisce tutte le tappe di questa vicenda biografica; dai primi studi di bambine che giocano, alle opere che lo resero famoso negli anni ’30, come La lezione di chitarra e La strada; dai capolavori degli anni ’50 Balthuscome Il solitario, La camera, La partita a carte, fino al celeberrimo Gatto allo specchio del 1986-1989; e poi un susseguirsi di acquerelli, studi, paesaggi di ispirazione orientale, fino alle foto di Henri Cartier – Bresson e Martine Franck che ci “raccontano” il volto dell’artista ormai anziano.
Splendido il catalogo con oltre 400 foto a colori; ampie schede per ogni opera riprodotta, con testimonianze epistolari e precise ricostruzioni storico-iconografiche che richiamano gli artisti più amati da Balthus. Fondamentali i saggi di Sabine Rewald, Jean Clair e Robert Kopp sull’ambiente culturale in cui egli visse. Partecipate le testimonianze di Giorgio Soavi e Sandro Manzo, che nei loro scritti delineano il lato umano del grande pittore.
Nella conferenza durante la vernice per la stampa, Jean Clair sottolinea con soddisfazione che questa è la più importante mostra mai dedicata a Balthus, un evento che lo consacra tra i più grandi artisti del Novecento. Il nostro giudizio può anche non coincidere con quello del grande critico e storico dell’arte francese, tuttavia qualsiasi giudizio deve obbligatoriamente seguire l’incontro con i quadri, dev’essere successivo al tempo dedicato all’osservazione viva, diretta dei dipinti e questa esposizione si dimostra un’occasione irripetibile.


Stefano Coletto

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Balthus
Palazzo Grassi, San Samuele 3231, Venezia
Palazzo Grassi info. tel. 199.139.139
www.palazzograssi.it
Dal 9 settembre al 6 gennaio 2001
Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00, esclusi i giorni 24, 25, 31 dicembre 2001 e 1 gennaio 2002. L’accesso al Palazzo è consentito fino alle ore 18.00, ora in cui si chiude la biglietteria. Sabato 17 novembre 2001 Palazzo Grassi chiude alle ore 16.30; l’accesso sarà possibile fino alle 15.30
Ingresso L. 16.000; L. 12.000 (ridotti)
Servizi Museum Shop, Museum Cafè, Audioguide, Guide scritte al prezzo di L. 12.000
Catalogo Bompiani, a cura di Jean Clair
In battello si arriva con la Linea 1 dalla Stazione e da Piazzale Roma, scendendo a San Samuele. Chi arriva dal Tronchetto può prendere anche la linea 82. A piedi invece dalla Ferrovia o da Piazzale Roma sono circa 20/30 minuti.


[exibart]

11 Commenti

  1. Balthus piace ai ricchi, ai loro giochi, alle loro fantasie mai proibite, sempre sensuali e piene di armonia, ammorbidite nell’educazione della forma

  2. VENEZIA – Visita a sorpresa di Bono, il leader degli U2, oggi a Venezia alla mostra su Balthus. Il cantante, vestito con pantaloni e camicia grigioverdi e un cappello con la visiera voltata all’ indietro, è arrivato in motoscafo intorno alle 16, insieme alla moglie e alla figlia di circa due anni. L’artista, che è amico della famiglia Balthus (appare anche alla festa dell’ultimo compleanno nel video sul padre girato da una delle figlie del pittore) si è intrattenuto a palazzo Grassi per circa un’ora, concedendosi ad alcuni visitatori per alcune foto ricordo, anche con la bimba in braccio. Prima di andarsene, Bono è passato anche alla caffetteria della mostra per acquistare del latte per la figlia.

  3. … e poi, sembra che colpito da effetti speciali definiti volgarmente “umani”, pare che Bono si sia addirittura diretto alla toilette ed abbia riversato nella laguna una imprecisata quantità di acido urico.
    Non prima di essersi slacciato i pantaloni grigioverde.
    Mi hanno detto che una volta è stato persino visto sbadigliare, respirare, e mangiare cose commestibili… di quelle cose orribili che ingeriamo noi disgustosi mortali.
    Com’è duro essere una star, gli tocca persino camminare tra la gente. Bleah!
    Ma per foruna abbiamo degli illuminati giornalisti dell’Ansa che ci dicono che finanche la figlia di due anni di Bono beve latte.
    Questa si che è una notizia.
    Quanto poco interessanti siamo noi poveri imbecilli che pensiamo di visitare Balthus solo perchè era un grande artista!
    Ciao, Biz.

  4. «In realtà ci troviano di fronte a un pittore fragile e letterario, un illustratore di piccole scene di voyeurismo che nulla hanno a che fare, ad esempio, con la forza erotica dei disegni del fratello di Balthus, Pierre Klossowski. Balthus è un onesto pittore che vuole a tutti i costi costruirsi un pedigree con i suoi riferimenti a Masaccio e a Piero della Francesca, ma in realtà, nel suo caso, bastano Campigli e Carrà. In Balthus non c’è la carne, ma solo la pelle della pittura. Egli cerca di mascherare un miracolo che non avviene: meraviglia, stupore ed emozione. Basta andare dall’altra parte del Canal Grande, nel museo di Ca’ Rezzonico, per trovare nei quadri di Pietro Longhi, ciò che Balthus non riesce mai a raggiungere».

  5. Avrebbe potuto essere un ottimo spunto di riflessione questa considerazione di Achille Bonito Oliva….(da condividere o da criticare; legittime entrambe le mozioni)…
    … se non fosse stata offuscata, inficiata, sofisticata dall’anonimato di chi l’ha inserita in questo commentario.
    Mi ricorda la gogna, il ludibrio, il giogo.
    La gente diventa violenta e incline all’ingiuria e perde ogni senso delle proporzioni quando entra in quella curiosa area giornalistica in cui la corsa è sempre più rumorosa.
    La verità, o le verità, dei filistei sono infinite.
    E’ vero, viviamo in un’epoca in cui solo chi è banale viene preso seriamente (ed io vivo nel terrore di non essere frainteso).
    Vi è una totale mancanza di stile nel gettare nell’arena, a insaputa dell’autore e per giunta senza firma dell’attachè, uno scritto che presumibilmente, opinatamente e con l’intenzione più chiara di una lampada da sala chirurgica, richiama su di sè come una carta moschicida le critiche di chi ama Balthus, l’Arte o anche solo lo spirto dialettico e la speculazione estetica.
    Occorrerebbe ripercorrere il mito eleusino, o più semplicemente vorrei dire che vi riempite tanto la bocca di quel Duchamp (che in realtà è più disconosciuto degli ingredienti di un cheeseburger) che vi concede, finalmente, di considerare l’arte come se fosse il più popolare feticcio, di credere che l’arte sia alla portata di tutti, che sia in ogni cosa, che forse l’arte nemmeno esiste (e fra poco avremo allestimenti sul Grande Fratello di Costanzo, con la scusa che l’arte è protesi della realtà, bella o brutta che sia. Io rigurgito miasmi tra i bassi in proposito).
    Il fatto che dall’illuminismo ad oggi la cultura sia a disposizione di tutti non significa che tutti abbiano voglia di acculturarsi, spesso è più semplice e più facile (anche se non esistono cose facili o difficili, ma cose che si sanno o che non si sanno) rispondere ai sensi, agli istinti…. e non ha più quasi senso dire che non si può mentire allo specchio.
    Gli specchi, ormai succubi paurosi, riflettono la potenza dell’idiozia…. E nel retro i Faust allestiscono feste.
    In questo gesto di buttare in bacheca un commento senza firma vedo solo l’inesistenza della pur minima considerazione per l’intelletto.
    Come vedi, caro anonimo, lo scritto di A. Bonito Oliva avrebbe potuto suscitare considerazioni d’accordo o di dissenso su quanto Oliva stesso ha dichiarato a proposito di Balthus…
    … ma il modo in cui lo hai proposto ha solo vomitato il grande e malcelato pettegolezzo che l’ha mosso.
    Sofocle ti direbbe: “Lavati le piume… spolverale senza tossire, se vi riesci”.
    L’unica, vera, verità è che l’ignoranza regna e la superficialità è assurta a dio.
    Ma non crogiolarti nell’invenzione di qualcosa di nuovo, qualcuno ha già detto…
    … nulla di nuovo sotto il sole.
    Ciao, Biz

  6. Balthus: personaggio strano, strano ma bravo! Detto poco?!? Ma avete visto i suoi quadri!? Non si dice abbastanza per cercare di “tradurli”…sono sconvolgenti!!!

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