pubblicato mercoledì 18 luglio 2001(da “Let’s get physical / digital”, 1997 di Christian Jankowski)
(Stoccolma sta cercando una connessione con Milano)
U: Eccomi
C: Evviva! Tatatan. Dove sei adesso? Dammi un segnale.

Avviene in una chat room, l’incontro tra C e U. Ma C è Christian Jankowski e questo ed altri dialoghi non sono rimasti sospesi tra le “pareti” invisibili di una stanza on – line: gli spazi evocati e costruiti con immaginazione e parole durante la conversazione con U (che è Una Szeemann, sua compagna), sono diventati reali (e gli oggetti, che arredano queste stanze ormai “vere”, sono, e non poteva essere altrimenti, stati ordinati via internet!), mentre altre coppie di amanti hanno recitato in un video il loro scambio di battute.

Il risultato è un lavoro che si chiama “Let’s get physical / digital”: una realtà che nasce virtuale e finisce per materializzarsi in un gioco di specchi inquietante, dove la traduzione dei dati diventa un processo – filtro e l’ultimo limite da (non) oltrepassare sembrerebbe quello della paranoia.
Nuovi spazi di identità e di identificazione, li racconta un allestimento presso il Palazzo delle Esposizioni, “
Gravità Zero” (a cura di Maria Grazia Tolomeo e Bartolomeo Pietromarchi): quella di Jankowski è una delle opere in mostra e gli altri nomi non deludono le aspettative, ci sono
Airò, Breuning, Bureau of inverse Technology, Friedman, Dafni&Papadatos, Hakansson, Mik, Pfeiffer, Sinclair, Torelli, Ostojic e le
gemelle Wilson , una sorta di nuovo gotha (!), almeno per quanto riguarda la contaminazione tra tecnologia, percezione e quel che diventa riflessione estetica.
Un istante di vita può diventare il frame di un video, un ricordo può plasmare l’ambiente di un’installazione, suggerire la sequenza per una performance: qualsiasi situazione, dal gesto banale, quotidiano al dramma, può essere ricreata, duplicata, esorcizzata, mostrata; la varietà dei nuovi mezzi espressivi potrebbe aver costruito una sorta di canale continuo tra “esterno” ed “interno”, uno sdoppiamento (o una sovrapposizione?) in cui quel che chiamiamo opera d’arte galleggia.

Il movimento ininterrotto della luce di un piccolo faro (Airò, “Tannhauser Gate), l’areoplanino sovversivo “
Bit Plane ” (Bureau of inverse Technology), il salto liberatorio dei ragazzi nel video della Friedman (“Government Cut”), il canto di un uccello che diventa un LP (Hakansson, “The Blackbird”)… sembrano segnali, avvertimenti di una “presenza”. Fino al video di Mik, dove le persone si muovono senza soluzione, mentre una schiuma di detersivo invade irrimediabilmente ogni angolo del pavimento.
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Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale, 194 – 00184 Roma
Tutti i giorni dalle 10 alle 21, chiuso il martedì
Informazioni e prenotazioni 064745903
Ingresso 15.000
Catalogo Castelvecchi – PdE £ 40.000
Website: www.arte.it
www.palaexpo.com
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