28 marzo 2002

dal 15.III.2002 al 29.III.2002 Videolounge Roma, Fondazione Adriano Olivetti

 
Protagonista alla Biennale, oggetto di rassegne, retrospettive, grandi mostre, argomento (quasi) inesauribile. Dopotutto e soprattutto video. Negli spazi della Fondazione Olivetti a confronto dodici giovani artisti che hanno scelto la videoarte...

di

Dice di essere un artista, Adrian Paci (Shkoder, 1969) e lo ripete, mentre si consuma la pantomima di un interrogatorio: l’altro protagonista è il poliziotto che continuerà a fare tutte le domande come richiede la prassi, ovviamente procedendo senza ascoltare; si parte da un equivoco – alcune foto che creano il sospetto di abuso su minore – ma l’incomprensione si protrae per tutta la durata del video, coerente nella sua assurdità, una sorta di posizione fissa come è fissa l’inquadratura, che sarà sempre dall’alto (quasi la scena fosse stata rubata dal flusso di immagini di una telecamera a circuito chiuso), che schiaccia la scrivania e deforma vagamente il pavimento a mattonelle. E anche quando il nodo sembra essersi sciolto, la conclusione è amara: alla fine credo di aver convinto il poliziotto cheVideo Lounge, a cura di Maria Rosa Sossai. ene-liis semper_videostill da _into new home_2000 non sono una persona che compie abusi sui minori; ho dei dubbi sul fatto di averlo convinto che sono artista
Believe me, I’m an artist, (2000) – ispirato ad una vicenda realmente accaduta allo stesso Paci – fa parte della rassegna Video Lounge (presso la Fondazione Adriano Olivetti, a cura di Maria Rosa Sossai): dodici artisti delle ultime generazioni per due appuntamenti; la prima inaugurazione – ed i primi sei video – lo scorso 15 marzo, quindi il passaggio del testimone il 22, gli ultimi video della selezione proposta saranno visibili fino al 29. Accanto ai monitor ed alle immagini in movimento proiettate sulle pareti, una documentazione di cataloghi, monografie, riviste, disponibile per una consultazione immediata, perchè – come spiega la curatrice dell’evento – Video Lounge non pretende di essere una ricognizione esaustiva della scena attuale, ma intende soprattutto rispondere all’interesse delle giovani generazioni nei confronti di questo linguaggio: una grammatica compositiva differente nell’esperienza di ognuno che può essere constatata, confrontata, approfondita.
S’intravedeva dalla strada, attraverso la parete vetrata che apre la project room su Corso Rinascimento, il video di Marzia Migliora (Alessandria, 1972), proposto durante la prima settimana: 59 passi (2001) in punta di piedi nonostante il pavimento sia ricoperto interamente di biglie rosse, contati e ricominciati appena le piante toccano terra – errore da non commettere, nelle regole non scritte del gioco – mentre un’altra voce racconta storie di solitudini e casi clinici. Adesso la vetrina è oscurata e all’interno della sala c’è il racconto di sè di Annika Strom (Helsingborg, 1964): un autoritratto fatto di voce e situazioni quotidiane, ironico, che ha tratti lascia trapelare i toni agrodolci dell’incertezza. (Six Song for a Time Like This,2001).
Tante declinazioni per le tematiche del disagio, della difficoltà sotterranea che s’insinua nel semplice relazionarsi con gli altri e che sembra persistere nei rapporti affettivi, magari radicata in profondità Video Lounge, a cura di Maria Rosa Sossai. anne-sofi siden_videostill da_QMtrailer-the clocktower_1995insondabili, avvertibile solo come una tensione di fondo, oppure sul punto di detonare in un’esplosione tanto attesa, quanto temuta. Dallo scambio di carezze e cure tra una madre ed una figlia ormai donna, che vela un tentativo di aggressione latente – e non cela una certa morbosità – raccontato da Emanuelle Antille(Night for Day, 2000), al meccanismo di attrazione (ancora carezze sul viso) ed improvviso respingere che lega una donna a due uomini: così Anneé Olofsson (Hasselhom 1966), protagonista di Ricochet (2001), ‘rimbalza’ – in un eloquente ripresa a rallentatore – dalle braccia del padre a quelle del fidanzato.
E ancora: la creatura coperta di fango di Ann-Sofi Sidèn (Stoccolma, 1962; il video è A queen of Mud Trailer. The Clocktower 1995), l’incontro di un pescatore con un oggetto misteriosamente animato e un po¡¯ menefreghista, nel video di Simone Berti (Adria, 1966) 1 gnocco di terra x V2 (2002), il muro – barriera per antonomasia – distrutto a colpi di martello in Hammering Out (1998) di Monica Bonvicini. E’ un letto viaggiante la nuova casa di Ene-Liis Semper (Tallin, 1969): sotto le coperte, stringendo tra le mani un topolino, percorrerà distese di campi grano dorate. Finchè la luce si affievolisce. (Into New Home, 2000).

articoli correlati
Elettroschock, 30 anni di video arte in Italia: una rassegna a cura di Bruno di Marino
Exibinterviste: Simone Berti
Exibinterviste: Bianco – Valente
Exibinterviste: Botto&Bruno

link correlati
Video Lounge nel sito della Fondazione Olivetti

maria cristina bastante
mostra vista il 15.III e il 22.III.2002


Video Lounge, a cura di Maria Rosa Sossai, fino al 29.III.2002
Fondazione Adriano Olivetti, Via Zanardelli 34, 066877054 info@fondazioneadrianolivetti.it lun_ven 10-18


[exibart]

1 commento

  1. i video ma che bella trovata, davvero geniale…..
    complimenti a coloro i quali sono davvero convinti che questa sia arte…
    BASTA BASTA BASTA non se ne puo’ piu’.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui