pubblicato martedì 8 ottobre 2002Ci accoglie
La donna in ginocchio di
Otto Mueller, che fa mostra di sé ergendosi da un paesaggio tenue, accennato solo sommariamente e ci introduce nell’atmosfera sensuale dell’esordiente
Die Brücke, Il Ponte: quattro autodidatti, ai quali si aggiungeranno presto altri artisti, amavano riunirsi per disegnare
i nudi in un quarto d’ora, sedute in cui ritraevano la modella cambiando visuale ogni quindici minuti.
Il 7 giugno 1905, a Dresda, con l’incontro tra
Ernst Ludwig Kirchner,
Erich Heckel,
Karl Schmidt-Rottluff,
Fritz Bleyl nasce
Die Brücke. I quattro condividevano il tempo dilettandosi di letteratura, filosofia, arte. Inizialmente non avevano un programma ben definito, amavano dipingere: la loro era un’arte erotica e sensuale. La svolta iniziò qualche mese più tardi e fu determinata dall’impatto esercitato dalla conturbante pittura di
Vincent Van Gogh, che ebbero modo di ammirare dal vivo nella nota galleria Arnold. Da quel momento i pittori di Dresda si aprirono alle tendenze artistiche che animavano Parigi, e si imbatterono nei
Fauve, da cui desunsero la libertà del colore, un colore puro, vivo e prepotente. Queste suggestioni, quella dell’arte di Van Gogh e dei Fauve, alimentarono la loro ricerca figurativa spingendoli verso una pittura violenta, dal segno aspro, caratterizzata da una deformazione brutale dell’immagine. Stava nascendo l’espressionismo.
L’altra faccia dell’Espressionismo ha origine a Monaco di Baviera. Era il 1911,
Wassily Kandinsky e
Franz Marc fondarono
Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro). L’Espressionismo di questi artisti, e di quanti poi aderirono al gruppo, aveva una forte base teorica, in primo piano era la volontà di tradurre in pittura la dimensione spirituale. Decisamente più umana la realtà dei Brücke, istintivi nella pittura, e molto impegnati nelle terrene necessità economiche e relazionali. Cercavano l’affermazione, lavoravano per essa. Al benestante Kandinsky bastarono invece un paio di mostre per raggiungere il successo nell’universo di una pittura

scaturita da una vera e propria passione, a trent’anni, a conclusione della sua formazione economico-giuridica.
Retrospettiva di un ampio e intenso periodo artistico, in esposizione troviamo, oltre i dipinti, le sculture, le xilografie, ed in generale l’ampia produzione grafica espressionista. Difficile la scelta delle opere da segnalare:
Il fuggitivo, scultura e disegno di
Ernst Barlach,
Diluvio I, olio su tela di Wassily Kandinsky,
Ragazza che si pettina di
Karl Schmidt-Rottluff.
Una mostra interessante, una ricostruzione di un filone importante nella metamorfosi di una pittura che, interiorizzandosi, cercava di sfuggire all’invadenza della fotografia. Leggerne l’evoluzione, partendo dalle prime sale dedicate al
Die Brücke, per arrivare infine alle magnifiche opere di Kandinsky e
Otto Dix, nell’ultima sala, dona la sensazione di appropriarsi del movimento espressionista, di partecipare alla loro ricerca fino all’esplosione formale della
Danzatrice di
Nolde, ed al turbamento in
Whisky di
Grosz.
Preparatevi, nell’ultimo angolo dell’ultima sala vi aspetta
Testa d’uomo di Otto Dix, siete arrivati al 1919, ora potete tornare su i vostri passi, uscire dalla mostra, e ricordare.
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Gli Espressionisti. 1905 – 1920
Complesso del Vittoriano, via di San Pietro in carcere (fori Imperiali), 066780664, lun_gio 9.30-19.30, ven_sab 9.30-23.30, dom 9.30 –20.30 ingresso intero 8.50 euro, ridotto 6.00 euro, catalogo Mazzotta 30[exibart]