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exibinterviste – la giovane arte
Stanislao Di Giugno

   
 Studi in medicina, letture importanti e poca voglia di nascondere la propria sensibilità. Incontro con Stanislao Di Giugno: le influenze, gli interventi, il paradosso di uno studio che non c’è più. Per ripensare l’uomo e i suoi spazi… Pericle Guaglianone 
 
pubblicato
Cosa consideri determinante nel percorso di un artista?
Sentirsi sempre e ovunque nel luogo sbagliato. Prendere coscienza che, indipendentemente dall’area di ricerca, se si va in profondità, allora si può trovare ogni cosa.

Parli da outsider. La tua formazione?
Liceo scientifico e studi in medicina. Ma considero la mia una formazione comunque umanistica, perché della scienza mi ha sempre affascinato il lato speculativo.

Te la senti di descrivere, in poche righe, la tua ricerca?
Mi interessa guardare alla realtà da un altro punto di vista. Mi interessa l’uomo e il suo rapporto con lo spazio e il tempo, con l’architettura sociale. E mi interessa, partendo da una realtà data, manifesta, trovare e svelare aspetti e contenuti non dati, non manifesti. In genere arrivo al risultato con sottili modificazioni formali che fanno della realtà data una meta-realtà.

Quali gli artisti che hai amato e che segui?
Hieronymus Bosch, Arnold Böcklin, Giorgio de Chirico, Francis Bacon, Gerhard Richter. Ma anche Manzoni, Boetti e tanti altri. Più di tutti, a dire il vero, sono stato influenzato da saggi e romanzi di varia natura: Borges (che è meglio di un acido), Pasolini, Marcuse, Debord.

Pregi e difetti? Tuoi, non di Borges...
Un mio pregio è sapere quello che voglio e capire quello che vogliono gli altri: credo di avere un forte sesto senso. Un difetto è quella sorta di paralisi che mi impedisce, a volte, di trasformare le idee in lavori. Un altro difetto è un certo pudore nel chiedere, limite che spesso non mi fa attraversare porte già aperte.
Stanislao Di Giugno, installazione presso il Forum Austriaco di Cultura, Roma, 2004
E nella vita?
Sono maniaco-depressivo. Mi esalto con poco e mi deprimo per niente. Ho bisogno, ogni giorno, che qualcuno mi dica che sono bravo.

E a chi tocca l’incombenza?
A Lucia. Viviamo insieme da qualche anno, e ogni giorno mi chiede con lo stesso entusiasmo cosa penso e cosa faccio.

Come va con gallerie e collezionisti?
L’Union arte contemporanea, l’associazione Zerynthia di Roma e la Dena foundation di Parigi mi hanno permesso di mettere in pratica alcuni progetti e di fare esperienze all’estero. Per quanto riguarda le vendite, non mi pare che a Roma il collezionismo di arte contemporanea sia così sviluppato. Si vendono bene lavori commerciali oppure di artisti già affermati ed internazionalmente riconosciuti.

Sei soddisfatto di come è stato interpretato finora il tuo lavoro?
È una domanda difficile. Il lavoro di un artista ha sempre diverse chiavi di lettura, e sta a lui fornire gli strumenti per accedervi. Altrimenti è facile che venga male interpretato o non capito del tutto, ed è toccato anche ad alcuni lavori miei. Tra quelli che hanno scritto su di me, cito Lorenzo Benedetti, Marcello Carriero, Robert C. Morgan e Gregory Volk.

Dov’è il tuo studio?
Non ho uno studio, da almeno tre anni. Quando lo avevo nessuno era interessato al mio lavoro. Avere limiti economici, stare senza uno studio e non avere mezzi in generale mi ha fatto progredire più di tutti gli anni trascorsi a dipingere comodamente nella casa-studio dei miei genitori.

Un bel paradosso…
Sì. In questo senso l’interesse degli ultimi anni per gli artisti dell’est europeo e dei diversi sud del mondo, e che a mio avviso non è solo un trend, è dovuto al fatto che hanno davvero qualcosa da dire ma anche pochi mezzi per dirlo.
Stanislao Di Giugno, Tappeto volante, 2005
Quanto influisce Roma, la città in cui vivi, con la tua produzione?
Vivo a Roma per comodità. Avendo la possibilità ed essendo meno pigro andrei a vivere altrove: Parigi, New York, Berlino (che adoro). Ma potrei starmene indifferentemente ovunque, semplicemente perché ci sono aspetti della realtà della civiltà dei consumi, base e stimolo per il mio lavoro, che sono rintracciabili quasi in ogni angolo del mondo.

Quale la tua esperienza più bella?
Quando ho partecipato, l’anno scorso, ad una collettiva al Forum Austriaco di Cultura, a Roma. È stato particolarmente interessante rapportarsi ad uno spazio carico di storia e fortemente caratterizzato.

In quell’occasione hai preso di mira il “carattere” nazionale...
Sì, ho modificato l’imponente scritta “AUSTRIA” che si trova sulla facciata dell’edificio all’ingresso, sovrapponendo in plexiglass i caratteri che la compongono ma rovesciati specularmente. In più, ho costruito una scala di gommapiuma con le sembianze di una vecchia scala di legno, distrattamente appoggiata al muro che separa l’istituto austriaco da quello giapponese.

Cos’è che ti ha particolarmente soddisfatto?
Sono contento del risultato perché all’aspetto comunque parziale, socio-politico, del lavoro, sono riuscito ad unire un aspetto più generale, concettuale. Esprimere, cioè, attraverso una scala che non porta da nessuna parte, inutilizzabile, il tentativo frustrato da parte dell’uomo di superare qualsiasi limite. Stessa cosa presso la galleria L’Union, dove ho sviluppato una serie di lavori legati al più generale tentativo dell’uomo –nella fattispecie di un immigrato magrebino– di emanciparsi dal proprio destino.

Giovani artisti italiani: chi può farcela e chi è, invece, sopravvalutato?
Diego Perrone, Italo Zuffi, Micol Assaël, Pietro Roccasalva. Sono i primi nomi che mi vengono in mente, un po’ perché apprezzo il loro lavoro, un po’ perché le gallerie importanti cui sono legati possono promuoverne il lavoro anche all’estero.

Non fare il diplomatico, ti sono stati chiesti anche i sopravvalutati...
Sopravvalutati? Tutti quelli che non ho citato.

exibinterviste – la giovane arte è una rubrica a cura di pericle guaglianone

bio:Stanislao Di Giugno nasce a Roma, dove vive, nel 1969. Personali: Reverse Angle, L’Union Arte Contemporanea, Roma. A cura di Lorenzo Benedetti ed Emanuela Nobile Mino (2005). Tra le collettive: USUK 2. Three Colts Gallery, Londra; ART OMI. International Artists’ Residency, New York; MASAI ART FACTORY “Honey Money? Il gusto dei soldi”, ASSAB ONE, Milano; Un suono diverso, RAM, Zerynthia, Roma (2005); 3500 cm², Poster d’artista, a cura di Lorenzo Benedetti; MACROVIdeoteca. MACRO, Museo d’Arte Contemporanea, Roma; Invocazione all’Orsa Maggiore / Anrufung des Großen Bären, Forum Austriaco di Cultura a Roma. A cura di Lorenzo Benedetti e Sthephan Schmidt-Wulffen; ON AIR: video in onda dall’Italia, a cura di Andrea Bruciati e Antonella Crippa, sedi varie; Le Signal. Incontri internazionali di videoarte, Biarritz; Scatola di montaggio. Rassegna di videoarte, La Posteria, Fondazione Mazzotta, Milano (2004); 1234567890 - Ten Young Italian Artists’ Installations About Time Lapse, Hotel Le Meridien ART + TECH, Lingotto, Torino, a cura di Raffaella Guidobono in collaborazione con Artissima 10; The VIDEO Game, Galleria Pianissimo, Milano, a cura di Antonella Crippa (2003); Autori/Tratti/Italiani, Gallerie Costiere di Pirano, Galleria Civica (Slovenia), a cura di Antonio Arèvalo e Aurora Fonda (2002).

[exibart]



 


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indice dei nomi: Andrea Bruciati, Antonella Crippa, Aurora Fonda, Boetti, De Chirico, Diego Perrone, Emanuela Nobile, Emanuela Nobile Mino, Francis Bacon, Gerhard Richter, Giorgio de Chirico, Hieronymus Bosch, Italo Zuffi, Lorenzo Benedetti, Manzoni, Marcello Carriero, Micol Assaël, Pasolini, pericle guaglianone, Pietro Roccasalva, Raffaella Guidobono, Robert C. Morgan, Stanislao di Giugno
 
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