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exibinterviste – la giovane arte
Ivan Malerba

   
 Tre cose da fare assolutamente? Lavorare, trasferirsi, crescere. Senza addossare lo scarso peso dell’attuale proposta italiana alla latitanza delle istituzioni. Passaggio a nord-ovest per un artista a un passo dalla maturità... Pericle Guaglianone 
 
pubblicato
Ritieni davvero che l’atmosfera in cui un artista si trova quotidianamente a vivere si rifletta nella sua produzione? Cosa è cambiato da quando hai lasciato il sole di Napoli per le brume di Glasgow?
Questa domanda mi rimanda a una conversazione avuta diversi anni fa con Umberto Raucci, della Galleria Raucci/Santamaria. Potrebbe apparire banale, ma mi fece riflettere sul fatto che ci deve essere pur una differenza tra un artista americano che alzandosi la mattina apre le tende e guarda i grattacieli, e un napoletano che si affaccia invece su una chiesa malmessa. Credo si riferisse all’ambiente capace di plasmare l’attitudine e l’approccio al lavoro nei cosiddetti anni della formazione. Come dargli torto? La calma e la tranquillità che mi trovo a vivere in Scozia credo abbiano supportato la necessità di una pulizia formale che avevo covato da tempo, ma che trovavo estremamente difficile applicare in una città caotica come Napoli. Il clima inclemente, le architetture austere e una certa mancanza di luce naturale hanno in un certo senso stimolato la capacità di vedere potenzialità espressive in soggetti all’apparenza banali. Il modo di intuirli e risolverli in pittura sono un esercizio costante che spesso mi tiene sospeso per giorni, a volte mesi.

Parliamo degli inizi. Quando hai capito che avresti fatto l’artista? Cosa è stato davvero determinante?
Sembrerà banale ma diciamo che l’ho sempre saputo, solo che non trovando l’appoggio della mia famiglia ci ho dovuto girare intorno per diversi anni. Fatidico il momento successivo alla scuola dell’obbligo, proiettato verso l’Istituto d’Arte ma alla fine dirottato a Ragioneria per ordini superiori. Seguono due anni di Conservazione dei Beni Culturali e lì proprio non ne ho potuto più. Determinante, tuttavia, un esame di Estetica sulle avanguardie artistiche del Novecento: una fabbrica di pensieri, teorie e vite vissute, il tutto coadiuvato dalle numerose letture sugli artisti consumate dall’adolescenza. Segue la classica tappa all’Accademia di Belle Arti che, per quanto arretrata e obsoleta rispetto alle consorelle europee, ha scandito le fasi incerte e ingenue delle prime mostre e incontri. Significativo quello con Betty Bee; un’anima libera e totalmente ingestibile. Difficile da dimenticare.
Ivan Malerba - Landscape of Glasgow (Dark) - 2007 - olio su cartone telato - cm 25,4x20,3 - courtesy Galleria annarumma404, Napoli-Milano
Altre persone particolarmente importanti nel tuo percorso?

Diciamo che in due momenti assolutamente diversi nel tempo Andrea Bruciati e Mariarosa Sossai mi hanno dato la possibilità di presentare un corpus di lavori a cui sono particolarmente legato, per il modo in cui mi hanno aiutato a rapportarmi al soggetto e alla sua rappresentazione sulla tela. La mia ultima mostra al MAR di Ravenna ne è l’esempio più vicino. Le opere in mostra sono immagini che si erano da tempo sedimentate nella mia mente. Mi sono liberato dall’idea del tema come collante per le opere, orientandomi inconsapevolmente verso l’eterogeneità del soggetto e della tecnica come mezzi dell’intuizione pittorica.

Dovendo introdurre il tuo lavoro a parole come te la caveresti?
Userei la più inflazionata delle definizioni: immagini che traduco in pittura. Come tanti, parto da un dato reale che talvolta risolvo sulla carta o sulla tela in maniera istintiva, talaltra mi viene richiesto più tempo per decifrare un messaggio che in un primo momento mi sembrava perfettamente intelligibile. Insomma, un eterno problema.

E dovendo parlare della tua personalità?
Direi che sono molto riservato e discreto. Ma, mi dispiace ammetterlo, anche diffidente nei confronti del prossimo. Diciamo che ultimamente mi vedo molto come il volano di una macchina: mi trascino nella partenza ma, superato il rodaggio, divento un fiume di parole al limite della logorrea. Un’altra cosa è la mancanza di pragmatismo. Quando sono molto preso dal lavoro vorrei che il mondo dimenticasse il mio nome. Inizio a delegare di tutto, trovo difficile anche uscire per comprare una pinta di latte o prelevare soldi al bancomat.
Ivan Malerba - The Dark Side (Owl) - 2007 - olio su tela - cm 40x30 - courtesy Mogadishni Gallery, Copenhagen
Quali gli artisti che hai amato e che, quindi, ti hanno influenzato?

Davvero tanti. Non so quanto la loro cifra stilistica influenzi la mia. Almeno io non riesco a vederlo in maniera nitida. Di artisti come Cathy Wilkes e Ugo Rondinone rimango affascinato dal loro modo di intuire e utilizzare la materia e gli oggetti delle loro opere. Seppur in maniera diversa, le loro installazioni mi parlano di un mondo fatto di personali tensioni interne che cercano di portare fuori, esorcizzandole. La vita narrata per immagini di Charlotte Salomon ancora mi riempie gli occhi a distanza di più di dieci anni dalla sua retrospettiva alla Royal Academy di Londra. La pittura percettiva di Mary Heilmann e quella sospesa di Mamma Andersson. E poi le immagini fotografiche di Jack Pierson, Wolfgang Tillmans e Jurgen Teller... Uno su tutti: Padraig Timoney. Uno dei pochissimi artisti capace di avvalersi di qualunque medium espressivo con estrema disinvoltura e grande competenza. Una sua opera rappresenta il perfetto punto di incontro tra il suo essere come idea e la tecnica che la concretizza in forma.

Arte e attualità socio-politica possono guardarsi dritte negli occhi?
Non credo che la forza e il valore di un’opera siano subordinati all’argomento trattato. L’arte può guardare qualunque cosa dritta negli occhi. È la formalizzazione artistica di un’idea il vero problema con cui l’artista deve rapportarsi.
Ivan Malerba - L'Emulo - 2007 - olio su tela - cm 25x30 - courtesy Galleria annarumma404, Napoli-Milano
Come vivi il rapporto con gli addetti ai lavori, galleristi in primis?

Pensieri e punti di vista talvolta condivisi, talaltra no. Questo perché artisti, galleristi e curatori vivono e percepiscono il sistema dell’arte su un livello di diversità e complementarietà. Tuttavia, una cosa deve essere chiara. Tutti i soggetti in campo costituiscono realtà economiche che hanno bisogno di attenzione e supporto affinché i loro percorsi professionali possano svilupparsi ed evolversi. Una discreta stabilità economica permette di potersi concentrare sul lavoro e ottenere il massimo dalle proprie idee e intuizioni. Sarebbe estremamente ipocrita non ammetterlo.

Tra i giovani artisti italiani chi, secondo te, ha delle chance per emergere sulla scena internazionale? Chi invece è sopravvalutato?
Un eventuale riconoscimento internazionale potrebbe arrivare forse per quelli che hanno capito che non è solo colpa delle istituzioni italiane se l’arte nazionale non riesce a imporsi oltralpe. Mi chiedo quanto deficitari siamo noi artisti italiani rispetto al contesto internazionale. La mappa geografica dell’arte e le logiche del sistema tendono a ridisegnarsi continuamente e sempre più velocemente. Un incessante work in progress da interpretare e a cui adeguarsi. Purtroppo l’Italia non è al momento particolarmente contemplata nelle rotte degli studio visit da parte di curatori e gallerie straniere, così come avviene da sempre in città come New York, Los Angeles, Londra o, più recentemente, Berlino. Ed ecco allora che per alcuni è scattata la necessità di vivere all’estero o attivarsi attraverso il canale delle residenze internazionali o le accademie straniere, come per Pasquale Pennacchio & Marisa Argentato, Marinella Senatore o Rossella Biscotti. Qualora un riconoscimento internazionale dovesse arrivare, o per qualcuno sia già arrivato, trovo assolutamente gratuiti commenti come “sopravvalutato”. Intanto si è avuto il coraggio di muoversi, mettersi in discussione e rapportarsi alla macchina di un sistema non proprio semplice da conoscere e gestire.

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Personale da annarumma404 a Napoli

exibinterviste – la giovane arte è una rubrica a cura di pericle guaglianone


bio: Ivan Malerba è nato a Napoli nel 1972, vive a Glasgow (Scozia). Personali: Critica in Arte, a cura di A. Bruciati, MAR-Museo d’Arte della città, Ravenna 2008; Mogadishni Gallery, Copenhagen; Galleria Annarumma 404, Napoli 2007; Present Future, Artissima, Torino 2004; It's So Quiet Inside There, Galleria 404, Napoli 2002. Collettive: Arrivi e Partenze, Mole Vanvitelliana, Ancona 2008; And the He Likes the Me, Transmission Gallery, Glasgow 2007; The Subtle Image – Drawings for a Collection, a cura di A. Bruciati, GC.AC Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Monfalcone 2005; Vernice – Pathways through young Italian painting, a cura di F. Bonami e S. Cosulich Canarutto, Villa Manin, Passariano 2004; Collaudi, a cura di M. Altavilla e D. Lotta, Gam-Villa delle Rose, Bologna; Tracce di un Seminario, a cura di A. Vettese e G. di Pietrantonio, Viafarini, Milano; a cura di L. Beatrice, Galleria ES, Torino; Il passato non esiste, nemmeno il presente , quindi neppure il futuro, "Critica in opera n. 26: M. R. Sossai", a cura di M. R. Sossai, Galleria Comunale di Arte Contemporanea, Castel San Pietro Terme 2003; Napoli Anno Zero. Qui e Ora, a cura di G. Maraniello, Castel Sant'Elmo, Napoli; New Genius - Artisti Segnalati, a cura di ESC, Casina Pompeiana, Napoli; Leaves, a cura di Association for Contemporary Art, Muspac, L'Aquila e Villa Ruggiero, Ercolano 2002; Dagli Universi dell'Arte - II Biennale di Massafra, a cura di M. Vinella e S. Barucco, Masseria Accetta Grande, Massafra; Umori Nuovi - Parte Seconda, a cura di S. Barucco, ex Carcere Borbonico, Vitulano 2001; Figli di Nerone - Itinerario Artistico nel Centro Storico, a cura di E.S. Gluckstein, Napoli; Intorno all'Identità, a cura di R. Squillante, Accademia di Belle Arti, Napoli 2000.

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